Green deal italiano: il superbonus del 110% sull’edilizia è un investimento o una spesa?

Un’occasione d’oro per la riqualificazione urbana delle periferie e la riconversione ecologica delle città. Le emissioni inquinanti delle nostre case variano oggi dal 35 al 60% del totale. Con interventi tecnologici adeguati si possono ridurre del 65/70% gli inquinanti di ogni immobile: una rivoluzione. L’applicazione è complicata ma le aspettative sono elevate. Per il bilancio si stima un costo annuo di 10 miliardi


 L’analisi di PAOLO SCARPA

Occorreranno alcuni anni per comprendere il reale impatto del superbonus fiscale del 110% per l’edilizia, introdotto dal Decreto Rilancio n. 34 del 19 maggio 2020. La misura si propone di migliorare la qualità energetica e la sicurezza del patrimonio edilizio del paese e offrire contestualmente ossigeno a un settore in difficoltà come quello delle costruzioni, imponendo anche emersione del nero. È un tassello di quel “green deal” italiano, per ora solo abbozzato, che dovrebbe porsi in linea con gli obiettivi europei di drastica riduzione delle emissioni inquinanti entro il 2030, sino alla neutralità climatica per il 2050.

Il provvedimento è variamente imperfetto: complicata l’applicazione pratica, rigidi i paletti tecnico-economici, troppo brevi i tempi di attuazione. Tuttavia l’aspettativa è elevata e in tutto il paese si sono già messi in moto privati, condomini, imprese per cogliere l’occasione di rammodernare edifici obsoleti, senza spendere un euro. La recente proroga dei termini del provvedimento alla fine del 2022, approvata dal Parlamento con la manovra di bilancio, ha migliorato uno degli aspetti più critici del decreto, allungando il limite temporale fissato in origine al 31 dicembre 2021. Sulla proroga è in atto un contrasto tra Cinque Stelle e ministero di Economia e Finanze. I Cinque Stelle chiedono che il superbonus possa essere esteso almeno al 2023, mentre il Mef per ora ha concesso solo il termine del giugno 2022 (prolungato al 31 dicembre 2022 per i lavori già in fase avanzata). 

Il freno deriva ufficialmente dalla difficoltà di copertura di bilancio, con una stima di costo annuo di 10 miliardi di euro (tutta da verificare), in attesa delle destinazioni definitive del Recovery Plan. Ma è palese come non tutto il governo sia convinto della valenza strutturale del superbonus e come una sua parte lo consideri invece uno dei tanti provvedimenti-spot destinati ad esaurirsi in un arco temporale breve. La questione si dovrebbe inserire in un progetto-paese di sviluppo sostenibile a medio-lungo termine, che il governo dimostra di non sapere mettere a fuoco (gli scontri sul Recovery Plan ne sono conferma). Nel caso specifico, qualora si valuti questa misura strategica, le si dia respiro e stabilità, oppure si dica che la si considera un’offerta a tempo di cui sarà beneficiato chi avrà avuto la prontezza di potervi accedere e tutto finirà come per il bonus biciclette. 

Parliamo di investimento oppure di spesa? Il patrimonio edilizio esistente è concentrato in buona parte nelle periferie urbane realizzate nel secondo dopoguerra, con tecnologie edilizie spesso datate ed energivore, modesti isolamenti termici, impianti di riscaldamento inquinanti, strutture portanti al limite della sicurezza. Gli sforzi per una riconversione ecologica delle città dovrebbero essere concentrati su una riqualificazione, che sia anche antidoto al consumo di suolo (un paese con tasso demografico negativo non ha bisogno di nuove case), intervenendo sulla riconversione delle aree dismesse, sulla mobilità, sulle piste ciclabili, sul verde, sulla qualità degli spazi collettivi, sulla compartecipazione di soggetti pubblici e privati.

Guardando alla sostanza, il superbonus è in linea con una prospettiva di recupero urbano sostenibile, accelerando l’efficientamento energetico dei fabbricati e quindi la riduzione delle emissioni, promuovendo il miglioramento della sicurezza sismica di fabbricati. Con tutte le correzioni necessarie, il provvedimento dovrebbe essere inteso come un investimento, non una spesa.

Ma il superbonus sarà davvero efficace? Per comprendere quale sia l’impatto ambientale attuale causato dagli impianti di riscaldamento delle nostre case, i dati delle Agenzie regionali rilevano come nelle città le emissioni da Co2 (Anidride carbonica), di Co (Ossido di carbonio), di Ossidi di azoto, di Pm10 (le polveri sottili) derivino dalle emissioni degli impianti di riscaldamento delle nostre case, con percentuali comprese tra il 35 e il 60 %. È quindi intuibile quale potrebbe essere l’effetto su vasta scala di una riduzione del 65/70% delle emissioni per ogni immobile su cui siano stati eseguiti interventi di efficientamento energetico: la misura dell’efficacia sarà in relazione diretta con il numero complessivo degli immobili su cui si riuscirà a intervenire. 

La domanda è quindi la seguente: per come è strutturato il superbonus, quali obiettivi effettivi riuscirà a realizzare? Una risposta proveremo a darla nella seconda parte dell’articolo. − (1. Continua) © RIPRODUZIONE RISERVATA

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Ingegnere, laureato all’Università di Genova nel 1983, vive e lavora a Parma. Si dedica all’analisi della città e del governo del territorio, ha diretto sino al 2017 l’associazione culturale “Il Borgo”, con cui ha coordinato vari studi in collaborazione con l’Università di Parma e ha dato vita nel 2014 a una scuola di politica per giovani, tutt’ora attiva. È stato editorialista della rivista “il Nuovo di Parma” dal 2010 al 2013, ha pubblicato articoli di urbanistica su “il manifesto” e “il Giornale dell’Architettura”. Pubblicazioni (curatore, autore): Città e comunità, contributi per un futuro sostenibile, pubblicazioni il Borgo, anno 2011; Una gestione sostenibile dei rifiuti (autori vari, curatore ed autore), pubblicazioni Il Borgo 2013; Viaggio in Italia (curatore G. Bevilacqua, autore capitolo su Parma), 2017, Edizioni Il Manifesto; Laboratorio Emilia (studi per l’Area vasta), anno 2016 pubblicazioni il Borgo; Ripensare la Giustizia, via per il bene comune (co-autore) Edizioni Comunione e Diritto anno 2016