Il calcolo è stato fatto dall’Agenzia regionale per l’Ambiente del Piemonte nel corso delle indagini dei pubblici ministeri sulla base delle raccomandazioni dell’Organizzazione mondiale della Sanità. Alla luce delle misurazioni degli inquinanti più dannosi per la salute umana quali ozono, biossido di azoto e particolato Pm10 — riportate in sentenza — le vittime sono la presumibile conseguenza dello smog non contrastato efficacemente da amministratori regionali e sindaci di Torino fra cui Chiara Appendino e Piero Fassino, e l’ex presidente della Regione Piemonte Sergio Chiamparino. Tutti prosciolti. La ragione? Per il Tribunale è mancata «l’indicazione da parte dell’Accusa in merito a quali sia lo specifico comportamento lecito, possibile e doveroso, che, qualora fosse stato tenuto, avrebbe impedito la verificazione dell’evento». Devono essere i magistrati a dire alla politica quello che si deve fare? La legge specifica il contrario: le scelte competono alla Pubblica Amministrazione. Incredibile


◆ L’analisi di GIANFRANCO AMENDOLA, giurista

Da sinistra, Chiara Appendino,Piero Fassino e Sergio Chiamparino

È veramente incredibile: secondo il Tribunale e la Procura Generale di Torino, se si registrano gravi e ripetuti superamenti dei limiti fissati per lo smog a livello internazionale, comunitario e nazionale a tutela della salute dei cittadini, non esiste alcun obbligo di intervento degli organi pubblici. È quanto risulta da una recente sentenza del Tribunale di Torino con cui sono stati prosciolti, senza neppure un processo, amministratori regionali e sindaci della città fra cui Chiara Appendino e Piero Fassino, e l’ex presidente della Regione Piemonte Sergio Chiamparino. Cui ha fatto seguito la Procura Generale che nel maggio 2025, dopo aver proposto appello contro il proscioglimento, vi ha inspiegabilmente rinunciato.  

Eppure, dalla stessa sentenza risultava con certezza che negli anni 2015-2019 era stato riscontrato a Torino il superamento per molti giorni di tutti i limiti previsti dalla normativa e raccomandati dall’Oms (Organizzazione mondiale della sanità) proprio degli inquinanti più dannosi per la salute quali ozono, biossido di azoto e particolato Pm10; con la presumibile conseguenza di oltre1300 decessi e 800 ricoveri, calcolati dall’Agenzia regionale per l’ambiente e riportati in sentenza. Del resto, se ampliamo l’orizzonte, secondo una recente relazione dell’Agenzia europea per l’ambiente (Aea), in Italia ci sono state 46mila morti premature derivanti dall’esposizione al particolato; altre 11.300 persone hanno perso la vita a causa dell’esposizione al biossido di azoto e 5.100 a causa dell’ozono. Insomma, circa un quinto dell’intera mortalità a livello Ue si registra in Italia e Torino risulta costantemente ai primi posti tra le città europee più inquinate; segno evidente che non ci sono stati provvedimenti adeguati ed efficaci.

Eppure, secondo la sentenza, è tutto lecito. Regione e Comune hanno fatto quello che dovevano: e cioè un piano di intervento per limitare lo smog e riportarlo al rispetto dei limiti «nel più breve tempo possibile» attraverso una serie di misure che possono prevedere, tra gli altri, criteri per la limitazione della circolazione dei veicoli a motore, la fissazione di valori limite di emissione per determinate tipologie di impianti, limiti e condizioni per l’utilizzo di combustibili, nonché prescrizioni di altra natura secondo l’articolata elencazione contenuta nella legge. Piano che, però, appare pieno di benevoli deroghe non idonee, come evidente, a limitare lo smog. Il che, del resto risulta con chiarezza da due sentenze della Corte europea di Giustizia che hanno condannato l’Italia per i continui superamenti e in quanto non ha «provveduto affinché i piani per la qualità dell’aria prevedessero misure appropriate affinché il periodo di superamento di detto valore limite fosse il più breve possibile»; e, proprio con riferimento ai piani di qualità dell’aria elaborati dalla Regione Piemonte hanno affermato, nel 2022, che essi «annunciano un periodo di realizzazione che può protrarsi per più anni o talvolta per due decenni dopo l’entrata in vigore dei valori limite fissati per il NO2», concludendo che le misure previste «non sono idonee a consentire che il periodo di superamento dei valori limite fissati per il NO2 sia il più breve possibile». 

Inverno 2023. Dal satellite, le polveri sottili (Pm10) nella Pianura Padana. In alto a sinistra Torino e il Piemonte, l’area più inquinata d’Europa

Arriviamo, così, all’argomento più incredibile: secondo la sentenza, infatti, è mancata «l’indicazione da parte dell’Accusa in merito a quali sia lo specifico comportamento lecito, possibile e doveroso, che, qualora fosse stato tenuto, avrebbe impedito la verificazione dell’evento». Non si può, quindi, «affermare con certezza l’esistenza di una condotta alternativa, lecita e concretamente esigibile da parte degli imputati, idonea a scongiurare l’evento di inquinamento ambientale».  Insomma, devono essere i magistrati a dire alla politica quello che si deve fare mentre la legge specifica esattamente il contrario e cioè che queste scelte competono alla Pubblica Amministrazione. E questo è anche esattamente il contrario di quello che voleva la riforma Nordio nei rapporti politica-magistratura. Anzi, la sentenza di cui scriviamo dimostra con chiarezza la falsità dell’assunto sulla presunta arrendevolezza dei giudici verso i Pm, visto che respinge in toto la impostazione dell’accusa. Regalandoci, peraltro, una perla di cui il popolo inquinato avrebbe volentieri fatto a meno. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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Dal 1967 Pretore a Roma, inizia ad occuparsi di normativa ambientale dal 1970. Dal 1989 al 1994 parlamentare europeo, vice presidente della commissione per la protezione dell’ambiente. Dal 2000 al 2008 Procuratore aggiunto a Roma con delega ai reati ambientali, poi Procuratore della Repubblica a Civitavecchia fino al pensionamento (2015). Ha ricoperto numerosi incarichi pubblici partecipando a tutte le vicende che hanno visto nascere ed affermarsi il diritto dell'ambiente in Italia. Ha insegnato diritto penale dell’ambiente in varie Università scrivendo una ventina di libri fra cui “In nome del popolo inquinato” (7 edizioni). Attualmente fa parte del comitato scientifico dell’Osservatorio sulla criminalità nell’agricoltura e sul sistema agroalimentare ed è docente di diritto penale ambientale presso le Università “La Sapienza” e Torvergata di Roma.