Giornata della siccità. Uno dei cavalieri dell’Apocalisse della crisi climatica già al galoppo in Italia

Il carattere globale della siccità e il suo avanzare sempre più diffuso e spietato è oggetto da vari anni di appelli e richieste, fondati su una vasta letteratura scientifica

La portata del fiume più grande d’Italia, nella sezione di Ponte Lagoscuro, ha toccato in questi giorni i 307 m3/s, una dimostrazione, secca, della “siccità severa” diagnosticata dall’Osservatorio sulle crisi idriche. La portata media del Po si aggira invece sui 1500 m3/s, mentre, altra conseguenza, il cuneo salino è risalito fino a 20 km dal delta. 2000 Megawatt di energia idroelettrica a rischio: manca l’acqua per raffreddare le centrali. A quando un piano per la“dissalazione” con il fotovoltaico? Nel mondo, «più di 2,3 miliardi di persone oggi soffrono per scarsità d’acqua», scrive l’Unep, «entro il 2050 tre quarti della popolazione mondiale sarà colpita dalla siccità»; per le Nazioni Unite, «la siccità è inestricabilmente intessuta con la triplice crisi planetaria: climate change, perdita di biodiversità, inquinamento da rifiuti»


L’analisi di MASSIMO SCALIA

“LA PIÙ GRAVE crisi di siccità da 70 anni a questa parte”, denunciava il 10 giugno scorso “Il Giornale del Po” riportando i dati, drammatici, pubblicati dall’Autorità di Bacino a seguito della riunione dell’Osservatorio sulle crisi idriche. Tra quei dati emergeva la portata del fiume nella sezione di Ponte Lagoscuro: 307 m3/s, una dimostrazione, secca, della “siccità severa” diagnosticata dall’Osservatorio. Basti pensare che la portata media del Po si aggira invece sui 1500 m3/s, mentre, altra conseguenza, il cuneo salino è risalito fino a 20 km dal delta. 

L’Osservatorio ha concertato tra le Parti tre criteri fondamentali “per la gestione resiliente di questa crisi idrica straordinaria”, il primo dei quali riguarda la disponibilità del comparto idroelettrico a sostenere il settore primario dell’agricoltura in caso di manifesta necessità produttiva”. Intanto, il Piemonte richiede al Governo di riconoscere lo stato di calamità per l’agricoltura e la Lombardia lo stato di emergenza. Non molto meglio stanno Toscana e Puglia, ma anche Marche, Umbria e Lazio con enormi riduzioni della portata dei loro fiumi [leggi qui nota 1]

Sotto il Ponte della Becca, il Po è 2,6 metri più basso del livello medio stagionale

L’indicazione delle Regioni è, in generale, privilegiare i consumi umani, mentre Confagricoltura Lombardia, preso atto che «la gran parte delle compagnie assicurative ha smesso da ormai due mesi di erogare polizze contro il rischio siccità», richiede al Governo di mettere d’accordo tutti i soggetti operativi  Regioni interessate, Consorzi irrigui e di bonifica, gestori degli impianti idroelettrici, associazioni agricole — per un intervento immediato che superi vincoli e pastoie burocratiche.

Di fronte a questo dramma val poco ripetere: “Ve l’avevamo detto!”. Il carattere globale della siccità e il suo avanzare sempre più diffuso e spietato è oggetto da vari anni di appelli e richieste a livello internazionale, fondati su una vasta letteratura scientifica che ha segnalato la gravità della questione: la siccità, uno dei cavalieri dell’Apocalisse dei cambiamenti climatici. Da ultimo, il rapporto Unep (Programma ambientale delle Nazioni Unite) uscito l’altro giorno [leggi qui nota 2] che ricorda come oggi «più di 2,3 miliardi di persone soffrono per scarsità d’acqua» e che «entro il 2050 tre quarti della popolazione mondiale sarà colpita dalla siccità». Ancora: «La siccità è inestricabilmente intessuta con la triplice crisi planetaria: climate change, perdita di biodiversità, inquinamento da rifiuti». Quasi il 40% delle terre è degradato — deforestazione, drenaggio di terre umide, montagne erose, terreni da coltivazione super sfruttati — e a questo degrado, che «colpisce metà umanità», corrisponde una minaccia pari a “metà del Pil mondiale (44 mila mld di dollari)».

A Ostiglia (in provincia di Mantova) è già stato spento uno dei tre gruppi della centrale termoelettrica per mancanza dell’acqua di raffreddamento

Uguale sconforto anche nei fatti di “casa nostra”, oltre alla già richiamata emergenza agricola. A seguito della secca, le centrali termoelettriche sull’asta del Po rischiano la chiusura per mancanza dell’acqua di raffreddamento. «Nel Mantovano già spento un gruppo su tre a Ostiglia, vicini al limite anche a Sermide» annunciava il “Corriere della Sera” dell’altro giorno. Che fare? Un’ipotesi è dissalare l’acqua marina (Adriatico) con impianti fotovoltaici per impiegarla sia per il raffreddamento che in agricoltura, portandola dove serve tramite semplici condutture. Ma, guardando ai 2000 Mw termoelettrici a rischio, per ridurre il prelievo dal fiume nei periodi più critici e poter privilegiare agricoltura e consumi umani, ci vorrebbero 50 GWh. E, ricordando che per dissalare un milione di metri cubi di acqua marina ci vuole 1 GWh, installare almeno 40 GW di fotovoltaico. Ancor di più, per dare una prima risposta alla sollecitazione di Confagricoltura Lombardia, che, pur disponendo di uffici studi, non si è molto sforzata a proporre soluzioni.  Non è un caso che la Germania abbia in programma 100 GW di fotovoltaico da installare in tempi brevi.

Il cuneo salino nel delta del Po è salito di trenta chilometri negli ultimi 20 anni danneggiando le falde idriche

La dove c’è scritto “fotovoltaico” si può leggere anche “eolico”, essendo però il fotovoltaico la fonte più maneggevole e in grado di dare risposte nei tempi che servono. In prospettiva, poiché l’aumento della siccità è certo e ineludibile, varrebbe la pena di pensare a un grande piano di dissalazione a colpi di fotovoltaico ed eolico per affrontare, in tutta Italia, tutte le conseguenze della mancanza d’acqua. Senza aspettare che agricoltori con forconi, industriali sempre tardivi e cittadini incazzati per estati senza climatizzatore convergano contri i palazzi del potere, del Governo in testa. Non sarà certo sufficiente dar loro in pasto il guscio rotto del ministro Humpty Dumpty© RIPRODUZIONE RISERVATA

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About Author

Scienziato e politico, è stato leader del movimento antinucleare e tra i fondatori di Legambiente e dei Verdi. Fu primo firmatario, insieme ad Alex Langer, dell’appello che nell’autunno 1984 portò alla costituzione nazionale di Liste Verdi per le amministrative del 1985. Eletto alla Camera per i Verdi (1987-2001) ha portato a compimento la chiusura del nucleare, le leggi su rinnovabili e risparmio energetico, la legge sul bando dell’amianto. È stato presidente delle due prime Commissioni d’inchiesta sui rifiuti (“Ecomafie”), che hanno indagato sui traffici illeciti internazionali, sulla waste connection (assassinio di Ilaria Alpi e di Miran Hrovatin) e sulla gestione delle scorie nucleari. Ha per anni proposto insieme ai Verdi i cardini e le azioni della Green Economy; e ha continuato le battaglie ambientaliste a fianco della ribellione di Scanzano (2003) e contro la centrale di Porto Tolle e il carbone dell’Enel (2011-14). Co-presidente del Decennio per l’Educazione allo Sviluppo Sostenibile dell’Unesco (2005-14). Tra i padri dell’ambientalismo scientifico ha prodotto (2020) un modello teorico di “stato stazionario globale”, reperibile, insieme a molte altre pubblicazioni scientifiche, su https://www.researchgate.net/profile/Massimo-Scalia