La lista “Futura”: un progetto civico di autoformazione collettiva a Torino

Per superare lo status quo oligarchico della città, la lista civica “Futura” il 6 giugno offre a ogni cittadino torinese l’occasione di un impegno diretto in otto assemblee di circoscrizioni (caucus) programmate in contemporanea. La selezione dei candidati avverrà, per la prima volta in Italia, tramite caucus aperti a tutti. L’obiettivo: costruire e gestire a livello circoscrizionale, tramite modalità di bilancio partecipato, l’intero budget comunale per il verde pubblico, i servizi sociali e la cultura. «Un disegno che potrebbe far tornare la città ad essere davvero uno spazio pubblico curato come un bene comune»


L’intervento DI UGO MATTEI

NEL CORSO DEL NOVECENTO Torino è stata considerata a lungo una città-laboratorio sul piano economico e sociale. Può tornare ad esserlo anche oggi nel campo politico ed elettorale? A mio giudizio, a Torino si sono create condizioni favorevoli per un contributo volto ad affermare e praticare la difesa dei beni comuni. Sicché, superando le solite critiche ed il solito fuoco amico, abbiamo dato vita − nell’identica logica della cooperativa Generazioni Future − ad un esperimento nazionale a vocazione maggioritaria: una lista civica bene comune, denominata Futura per i beni comuni (www.futuratorino.org) guidata da chi scrive in veste di candidato sindaco mantenendo la carica di presidente di Generazioni Future.

La vocazione maggioritaria deriva dal rifiuto esplicito della collocazione dei beni comuni nell’ambito delle desuete categorie della destra e della sinistra, derivante dalla piena consapevolezza che la rappresentanza bipolare competitiva, figlia del costituzionalismo borghese liberale, sia  − nell’ambito degli attuali rapporti di forza − puro spettacolo di un unico sistema raccolto oggi nel draghismo. “Futura” è dunque un’operazione direttamente discendente dall’esperienza iniziata nella prima parte del nuovo secolo, e che ha portato in ordine cronologico: alla cosiddetta Commissione Rodotà, ai referendum del 2011, alla nascita di ABC Napoli; alla Fondazione Teatro Valle Bene Comune; al più avanzato regolamento comunale per i beni comuni ad oggi esistente, quello di Torino; al Comitato Rodotà e alla relativa Legge di iniziativa popolare; infine a Generazioni Future. 

Sostanzialmente “Futura” è un’esperienza di piena continuità all’insegna della sperimentazione istituzionale di alternative della democrazia partecipativa. Occorre superare la rappresentanza neoliberale fondata sul mercato elettorale e sulle sue costose campagne spettacolari, accessibili solo a partiti asserviti, in quanto finanziati da poteri forti. “Futura” mette perciò a disposizione della cittadinanza torinese, desiderosa di una trasformazione sociale in chiave di beni comuni, una infrastruttura civica di partecipazione, che prova a collocare i cittadini capaci e meritevoli direttamente al governo dei beni comuni della propria città. E si colloca al di fuori di ogni dipendenza dal sistema dei partiti e della loro logica verticale escludente che serve solo gli interessi oligarchici di potere.

Proprio come l’infrastruttura immaginata dalla Coop. Generazioni Future (www.generazionifuture.org) dà a tutti la possibilità di partecipare immediatamente − sottoscrivendo un’azione − alla fondamentale battaglia in difesa dei beni comuni, quella di “Futura” coinvolge da subito tutti gli abitanti della città. È un vero progetto civico di autoformazione e autogestione collettiva di un programma “bene comune”, attraverso autoformazione e gruppi di lavoro nel redigere il programma. L’obiettivo è la formazione di liste civiche in ognuna delle otto circoscrizioni cittadine e di una lista bene comune di tutta la città per le elezioni comunali. 

“Futura” rifiuta la narrazione ideologica di una contrapposizione fra centro destra e centro sinistra, e denuncia l’assoluta comunanza di interessi dei partiti (incluso il M5s) al mantenimento dello status quo oligarchico della città. La sola contrapposizione autentica è fra le pratiche escludenti e privatizzanti − messe in piedi da una partitocrazia debole con i poteri forti e spietata invece con i soggetti deboli − e la partecipazione popolare, autenticamente trasversale che l’infrastruttura di “Futura” offre a ogni cittadino torinese (e, in futuro, se l’esperimento funzionasse potrebbe essere esteso). Non la sinistra contro la destra − come le vediamo all’opera oggi − ma il sotto contro il sopra! 

La lista sarà cosi costruita dal basso − se la partecipazione popolare si chiama populismo, i beni comuni sono orgogliosamente populisti! − con otto assemblee di circoscrizioni (caucus) che si terranno in contemporanea il 6 di giugno ed in cui tutti coloro che si riconoscono nel progetto di tutela dei beni comuni e delle generazioni future possono partecipare. Si tratta di progetto inclusivo, sicché “Futura” esclude unicamente rigurgiti di fascismo, di xenofobia e di neoliberismo camuffato, con scelte di incandidabilità serenamente comunicate agli interessati sotto la diretta responsabilità politica del candidato sindaco.

Alle 17 tutti quanti, che si siano o meno registrati, potranno recarsi nelle piazze prescelte, e esercitare l’elettorato attivo illimitato (votano anche sedicenni e non cittadini) e passivo, limitato solo dalle regole in vigore sulla candidabilità. Cinque successive votazioni con il sistema della creazione di piccoli gruppi intorno a ciascun candidato (dopo una breve presentazione) ci faranno scegliere (con eventuali negoziati diretti) prima il presidente di circoscrizione, poi la lista circoscrizionale (due votazioni, una per le dieci donne e una per i dieci uomini); infine i quattro rappresentanti di quel caucus  territoriale (due uomini e due donne) per la lista comunale. Svolte le operazioni di voto locali, i garanti di caucus (un uomo e una donna) porteranno i risultati in luogo convenuto dove la collocazione dei rappresentanti di lista comunale avverrà nell’ordine dal caucus più partecipato a quello meno partecipato. 

Questa modalità di selezione dei candidati, aperta e democratica tramite caucus (sarà la prima volta in Italia), costituisce un aspetto fondamentale di una lista che possa dirsi civica bene comune. Gli altri aspetti sono: indipendenza e non subalternità ai partiti (le liste civiche in coalizione sono foglie di fico della partitocrazia), autoformazione continua, prima e dopo la formazione delle liste, sulla visione profondamente alternativa di città offerta dai beni comuni e infine produzione di un programma partecipato.

In particolare, i candidati eletti in ciascuna circoscrizione si impegneranno a convocare caucus periodici almeno quattro volte l’anno nei quali render conto alla cittadinanza del lavoro svolto in circoscrizione e prendere decisioni condivise. Si può così mantenere istituzionalmente un legame fra elettore ed eletto che un’erronea interpretazione dell’assenza di vincolo di mandato ha fatto perdere perfino a livello civico. Ciò risulterebbe particolarmente importante qualora il disegno di conversione istituzionale di “Futura” fosse realizzato. “Futura”, infatti, vuole costruire e gestire a livello circoscrizionale, tramite modalità di bilancio partecipato, l’intero budget comunale per il verde pubblico, i servizi sociali e la cultura, coinvolgendo e finanziando direttamente in modo sistematico le realtà civiche. Un disegno che, qualora realizzato, potrebbe far tornare la città ad essere davvero uno spazio pubblico curato come un bene comune. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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Foto: le immagini con i volti inseriti nella pagina sono puramente illustrative e non ritraggono persone coinvolte nel progetto elettorale 

About Author

Dal 1997 insegna diritto civile all’Università di Torino, diritto internazionale e comparato all’Università della California. Avvocato cassazionista, è stato fra i redattori dei quesiti referendari sui beni comuni del giugno 2011 e per due volte ha patrocinato il referendum presso la Corte Costituzionale. Fra i titoli pubblicati, ricordiamo “Beni Comuni. Un Manifesto” (Laterza 2011) che ha raggiunto l’ottava edizione, “Il saccheggio”, con Laura Nader (Bruno Mondadori, 2010), “Contro riforme” (Einaudi, 2013), “Senza proprietà non c’è libertà. Falso!” (Laterza, 2014). È curatore generale della collana Common Core of European Private Law (Trento Project) alla Cambridge University Press, ed editore capo della rivista Global Jurist. Il suo volume sulla proprietà privata, pubblicato nel 2001 (seconda edizione Utet 2014), ha ricevuto il Premio Luigi Tartufari dell’Accademia Nazionale dei Lincei consegnatogli dal presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi. È presidente di “Generazioni Future Rodotà”