
L’intervento di Aurelio Angelini all’evento organizzato dall’Alleanza Verdi e Sinistra, pubblicato il 10 maggio su “Italia Libera”, ha suscitato attenzione e dibattito. A seguire una riflessione disincantata con cui si mettono i puntini sulle “i” attorno ad alcuni temi di forte impatto sociale e ambientale che chiamano in causa alcuni fondamenti dell’agire politico ecologista. Parliamone
◆ L’intervento di FABIO BALOCCO
► Ero indeciso se scrivere qualcosa riguardo all’intervento riportato su queste pagine a firma di Aurelio Angelini [clicca qui]. Indeciso perché in vita mia ho letto non so quanti bla bla (Greta docet) tinti di verde che si sono risolti nel nulla, anche quando i “verdi” o similari (leggasi M5S) hanno avuto in mano le leve del potere, a qualsiasi livello, e francamente sono stanco di auspici e promesse. Ma ho deciso di scuotermi dal torpore perché le parole dette e non dette di Angelini meritano alcune considerazioni, almeno per quanto riguarda i temi ambientali che meglio conosco.
L’energia: “Obiettivo in 15 anni: 100% di energia da fonti rinnovabili”. Mi piacerebbe sapere come si intenderebbe ottenere questo risultato, senza consumare ulteriore suolo fertile per quanto riguarda i pannelli solari a terra (ricordo che entro il 2050 si dovrà ottenere lo zero consumo di suolo secondo le direttive Ue) e rispettando il vincolo dell’art.9 della Costituzione (seppure annacquato), per quanto riguarda il paesaggio, l’eolico e i crinali.
“Cancelliamo il Ponte sullo Stretto di Messina”. Giustissimo, ma invece conserviamo le tratte di Alta Velocità licenziate dall’ammucchiata del governo Draghi? Conserviamo, la tratta Salerno-Reggio Calabria (tra l’altro in funzione del Ponte e foriera di danni ben più gravi) che Trenitalia voleva semplicemente raddoppiare e quel governo approvò che fosse realizzata nell’interno perché così Webuild (che detta ai partiti la politica delle grandi opere, le quali non sono di pubblica utilità, bensì di utilità privata) guadagnerà di più? 22 miliardi contro i 4,5 inizialmente previsti? Oppure conserviamo l’Alta Velocità in Sicilia, che ha 1369 km di linee, di cui 1146 a binario unico?
Riguardo ad agricoltura e cibo perché non dire che la nostra alimentazione è foriera di malattie umane, di dolore e morte agli animali e di consumo di suolo? La nostra alimentazione è uno dei più gravi problemi che dobbiamo affrontare, ma non si dice, anche quando se ne è coscienti: si toccherebbero gli enormi interessi ed il bacino di voti dell’industria agroalimentare. Riguardo agli animali e alle piante perché non riconoscere dei diritti (come suspicato dalle menti più avanzate in campo ambientale) e perché non ambire ad assegnare personalità giuridica alla Natura, come hanno fatto Ecuador e Bolivia? Nulla si dice delle aree protette, che non dovrebbero essere isole bensì dovrebbero essere collegate da corridoi ecologici, e che sono rimaste in parte sulla carta, rispetto a quanto previsto dalla legge quadro? Nulla si dice di caccia e pesca, laddove si assiste da anni ad una drastica riduzione degli animali selvatici di terra e di acqua, e nelle pescherie il pesce proviene ormai in massima parte da allevamenti in cui gli animali vivono in condizioni “disumane” distruggendo gli ecosistemi naturali circostanti.
E che dire del tema “armi”? Viviamo in un mondo che pratica politiche belliciste, genocidi ed ecocidi, nel silenzio o addirittura con il sostegno (limitandoci all’Italia) anche da parte di un partito rigidamente atlantista come il Pd, con cui tra l’altro Avs vorrebbe presentarsi alle prossime elezioni. Concludo con una considerazione di fondo, rilevando come l’intervento di Angelini sia frutto di una visione antropocentrica, quando il vero cambiamento, la vera rivoluzione, a mio modo di vedere, non può che transitare da una visione olistica. © RIPRODUZIONE RISERVATA
