La guerra di Putin ci mette tutti davanti alla domanda cruciale: cos’è oggi l’Occidente?

Kiev, Piazza Maidan febbraio 2014; sotto il titolo, Kharkiv aprile 2022

Mentre l’autocrate russo vive alla giornata, fingendo di avere una strategia, è venuto il momento che noi ci diamo una prospettiva. Non so esattamente che cosa sia l’“Occidente”. So cosa sono l’Europa e gli Stati Uniti, che sono due cose differenti. Direi molto differenti: Trump e la Corte Suprema sono lì a dimostrarlo. Insieme bisogna decidere come pensiamo di convivere in futuro con la Russia (dopo avere, in un modo o nell’altro, diviso l’Ucraina). Ma non è una partita a due. Puoi decidere come impostare i tuoi futuri rapporti solo collocandoli in una logica multipolare dove, ad esempio, l’Europa non prova la stessa ossessione americana verso la Cina. Un’Europa che sta perdendo i suoi rapporti privilegiati con il continente africano, alla vigilia della sua esplosione economica. Un’Europa che, per rimanere centrale, deve diventare un organismo politicamente compiuto


Il pensierino di GIANCARLO VERONESI

UN TEMPO I conflitti covavano per anni, durante i quali le opinioni pubbliche (ben provocate) si caricavano di risentimenti e pregiudizi. Poi le ostilità iniziavano con la “dichiarazione” di guerra che era importante perché attraverso di essa l’invasore metteva agli atti perché lo faceva. Perché si sentiva in diritto di farlo. Questa volta, dopo più di 4 mesi, non c’è ancora stata. Così il Cremlino, a seconda degli interlocutori, può cambiare versione circa le sue intenzioni.

D’altronde l’attaccante non lo riconosce come evento bellico e l’aggettivo “speciale” per definire il suo intervento suona ancor più turpe al mio orecchio. È come se invece di mandare uno smisurato esercito di 150mila soldati, avesse inviato una colonna della protezione civile. Una sorta di spedizione umanitaria come quella sanitaria destinata all’Italia ai tempi del Covid, che è all’origine delle accuse di ingratitudine pervenuteci. Pensare che alcuni burloni sostengono che allora, nella delegazione russa, ci fossero più spie che medici. Ironia della sorte vuole che quella fosse una iniziativa caldeggiata e accompagnata personalmente dal ministro Di Maio che oggi viene presentato dai filoputiniani, vicini e lontani, come uno dei più convinti “servi” di Biden. Per altro, se uno è in malafede, tutto è opinabile o verosimile.

Se chi ha scatenato il conflitto non sa esattamente cosa vuole, dove vuole andare e con chi, il confronto militare può durare a lungo. Per fare un armistizio e poi la pace bisogna sapere che obiettivo stai perseguendo

Ho già ascoltato varie versioni: non è una invasione ma un blitz per prevenire un già pianificato “olocausto” del Donbass ad opera della Nato. Dove? Come? Quando? Non pervenuto! Una organizzazione — esclusivamente difensiva — dovrebbe andare contro il suo statuto, con l’approvazione formale di decine di parlamenti e governi e, a pochi giorni dall’azione militare, nessuno ne sa nulla? Oppure si dice che è iniziata la guerra santa dello zar Putin e del patriarca Kirill (Cirillo fa troppo napoletano) per ripristinare l’impero dei Romanov e per sterminare i “gaypride” dilaganti nel mondo, avvelenandone gli organizzatori.

L’ultima: è ripristinata l’Internazionale comunista e gli ex paesi del Patto di Varsavia vengono riconosciuti membri in pectore, in attesa di essere occupati militarmente da un manipolo di un centinaio di Ceceni (non ne servono di più). È evidente che se chi ha scatenato il conflitto non sa esattamente cosa vuole, dove vuole andare e con chi, il confronto militare può durare a lungo. Per fare un armistizio e poi la pace bisogna sapere che obiettivo stai perseguendo.

I russi stavolta hanno esportato una guerra a casa di parenti e consanguinei che — questa è la vera novità — inaspettatamente non la riconoscono come “liberazione”

Certo, i confini fisici che “riesci” a raggiungere saranno — per definizione — quelli che “volevi” portare a casa. Non mi scandalizzo se tenti l’occupazione di Kiev e poi lasci perdere e ti concentri sulle repubbliche auto proclamate. Anche se stiamo parlando dell’esercito più famoso al mondo, quello che ha fermato — al prezzo di milioni di vittime — Napoleone e Hitler, cambiando l’andamento della storia. Ma in quei casi l’eroismo e l’abnegazione russi erano dovuti alla difesa del proprio Paese invaso e occupato. Il loro nazionalismo, il loro orgoglio ferito erano linfa vitale, l’arma in più. Oggi, al contrario, essi stessi sentono di essere dalla parte sbagliata. Hanno esportato una guerra a casa di parenti e consanguinei che — questa è la vera novità — inaspettatamente non la riconoscono come “liberazione”.

Mentre Putin vive alla giornata, fingendo di avere una strategia, è venuto il momento che noi ci diamo una prospettiva. Non so esattamente che cosa sia l’“Occidente”. So cosa sono l’Europa e gli StatiUniti, che sono due cose differenti. Direi molto differenti: Trump e la Corte Suprema sono lì a dimostrarlo. Insieme bisogna decidere come pensiamo di convivere in futuro con la Russia (dopo avere, in un modo o nell’altro, diviso l’Ucraina). 

L’Europa stritolata nel braccio di ferro geopolitico tra Russia e Stati Uniti, per ridefinire le sfere di influenza imperiali

Ma non è una partita a due. Puoi decidere come impostare i tuoi futuri rapporti solo collocandoli in una logica multipolare dove, ad esempio, l’Europa non prova la stessa ossessione americana verso la Cina. Un’Europa che sta perdendo i suoi rapporti privilegiati con il continente africano, alla vigilia della sua esplosione economica. Un’Europa che, per rimanere centrale, deve diventare un organismo politicamente compiuto. C’è stata la riunione dei Brics (Brasile, Russia, India, Cina, Sudafrica). Una bella soddisfazione per Putin. Teniamone conto. Una “associazione” che mette insieme alcuni miliardi di “terrestri” e una percentuale impressionante della produzione industriale mondiale.

Spero non suoni razzista: guardando i notiziari mi è venuto in mente che non sono (ancora) capaci di produrre un vaccino contro la pandemia. Ma ho pensato anche che senza l’Organizzazione Europea il vecchio continente sarebbe andato allo sbaraglio paese per paese anzi, peggio, paese contro paese. © RIPRODUZIONE RISERVATA

About Author

Si laurea a Torino in Scienze Politiche e nel ’74 è assunto alla Programmazione Economica della neonata Regione Piemonte. Eletto consigliere comunale di Alessandria diventa assessore alla Cultura e, per una breve parentesi, anche sindaco. Nel 1988 entra in Rai dove negli anni ricopre vari incarichi: responsabile delle Pubbliche relazioni, direttore delle Relazioni esterne, presidente di Serra Creativa, amministratore delegato di RaiSat (società che forniva a Sky sei canali) infine responsabile della Promozione e sviluppo. È stato a lungo membro dell’Istituto di autodisciplina della pubblicità.