In dieci anni 136.4 miliardi di euro concessi dall’Italia per l’uso delle energie fossili

Nella Legge di Bilancio restano le sovvenzioni, dirette e indirette, a centrali che utilizzano petrolio, carbone, gas e altri inquinanti. Contributi pubblici elargiti anche con sconti su tasse, accise, Iva e credito d’imposta, nei trasporti, nel riscaldamento, nelle industrie a forte consumo di energia e perfino per le estrazioni di idrocarburi e lo stoccaggio di Co2. Risultato: con i fondi pubblici diamo sostegno a fonti energetiche altamente inquinanti che emettono gas serra. Tutto in pieno contrasto con gli obiettivi della transizione ecologica e con gli accordi internazionali sul clima. Nell’ultimo decennio sono stati 136.4 i miliardi di euro totali che l’Italia ha concesso ai fossili. Che fine ha fatto il piano per la cancellazione progressiva dei Sad (sussidi dannosi per l’ambiente) dell’ex ministro Costa, predecessore di Cingolani? Mobilitazione nazionale in corso negli atenei italiani


L’inchiesta di ANNA MARIA SERSALE

A GLASGOW POCHE SETTIMANE fa l’Italia ha sottoscritto un accordo per dire basta ai “sussidi dannosi per l’ambiente”, i cosiddetti Sad. Si tratta di una lista di circa 160 elementi, censiti nel 2019, che continuano ad avvelenare l’ambiente. Andrebbero cancellati. Invece, con la manovra di bilancio che si concluderà intorno a Natale, si scopre che lo Stato italiano continuerà a finanziare le attività inquinanti più di quanto finanzi quelle pulite. «Ma è folle che la Finanziaria “dimentichi” la crisi climatica dando sovvenzioni a chi inquina con petrolio, gas e carbone», dicono le associazioni ambientaliste che hanno indetto una mobilitazione nazionaleincontri con rappresentanti delle Commissioni di Camera e Senato.

In assenza di un disegno strategico tutto sembra restare com’era, non siamo coerenti con i principi sbandierati nelle sedi internazionali. In un quadro così paradossale parlare di economia sostenibile diventa pura retorica. Infatti, la gran parte dei Sad andrà ancora a finanziare i combustibili fossili: miliardi di euro di sovvenzioni tra dirette e indirette, a centrali che utilizzano petrolio, carbone, gas e altri inquinanti. Sovvenzioni che vengono elargite anche sotto forma di sconti su tasse, accise, Iva e credito d’imposta, per trasporti, riscaldamento, agricoltura, piccole e medie imprese, industrie e una infinità di altri comparti. Tutto ciò in pieno contrasto con gli obiettivi della transizione ecologica e con gli accordi di Parigi prima, e di Glasgow poi, che avevano affermato la necessità di eliminare le sovvenzioni alle fonti fossili.

Ai Sad (sussidi dannosi) 19.7 miliardi di euro all’anno, ai Saf (sussidi favorevoli) 15.3 miliardi

L’urgenza di salvare il Pianeta ora sembra messa da parte. Non ci sono segnali di svolta. I numeri spiegano la gravità di quanto sta accadendo: i sussidi dannosi sfiorano i 20 miliardi di euro l’anno. Un “tesoretto” che, invece di essere utilizzato per fare danni, potrebbe servire a finanziare l’energia da fonti rinnovabili. Il calcolo di quanto costi la folle sovvenzione risale a tre anni fa, con aggiornamento nel 2020, proprio per iniziativa del ministero dell’Ambiente, nell’ultimo Catalogo in cui sono elencati i Sad (sussidi dannosi) e i Saf (sussidi favorevoli). Uno squilibrio paradossale. Il piatto della bilancia, infatti, pende dalla parte dei sussidi dannosi. Con agevolazioni, finanziamenti o esenzioni stanziamo esattamente 19.7 miliardi di euro l’anno a danno dell’ambiente, compromettendo risorse naturali, biodiversità e clima; contro i 15.3 miliardi di euro in sussidi a tutela, ovvero 4 miliardi e mezzo in meno. Analizzando l’ultimo decennio si scopre che sono stati circa 136,4 i miliardi di euro spesi tra finanziamenti diretti e indiretti. Se poi nel computo consideriamo anche quelli al di fuori dei confini nazionali le cifre salgono ulteriormente.

Eppure, proprio per ridurre le sovvenzioni dannose era stata istituita una Commissione interministeriale con rappresentanti di tutti i dicasteri coinvolti (Ambiente, Finanze, Infrastrutture e trasporti, Sviluppo economico, e Agricoltura), con l’obiettivo due anni fa di avviare il riordino, formulare proposte e tagliare almeno sette sussidi, tra i peggiori. Un primo passo? «Già, ma tutto è rimasto sulla carta, non è stato fatto nulla», attacca Mario Agostinelli, ex ricercatore dell’Enea, ecologista, politico e sindacalista: «nella sessione di bilancio al Senato continuiamo con il vecchio modello senza pianificare nulla di nuovo, siamo del tutto fuori fase rispetto all’Europa. La Commissione Ue, infatti, l’altro giorno ha respinto il piano dell’Eni di stoccaggio del carbonio in Emilia. Una bocciatura coerente con i programmi green. Da noi, invece, manca la pianificazione. Non si cambia rotta e andiamo nella direzione sbagliata». 

Anche la Bei chiude i rubinetti alle aziende fossili; in Italia si va nella direzione opposta

Sembra che il governo non colga la drammaticità del disastro ambientale, continuiamo a rispondere alle pressioni delle grandi compagnie, senza liberarci del modello finora prevalente, legato alla produzione che utilizza i fossili, in nome del consumismo e del mercato. «La pandemia  aggiunge Agostinelli, presidente dell’associazione laica Laudato si’ — doveva essere la scintilla per il cambiamento. Non è così». Non solo i sussidi sono rimasti, ma dal 2016 al 2017 sono pure aumentati di 700 milioni. Dunque, lo Stato italiano continua a sostenere attività economiche che hanno un impatto negativo sull’ambiente utilizzando i fondi pubblici, oppure rinunciando a delle entrate. «Non è più sopportabile il ritardo dell’Italia. Anche la Bei, la Banca europea per gli investimenti, che aspira a diventare una climate bank ha deciso che chiuderà i rubinetti alle aziende fossili: non sborserà più un euro neppure per i progetti low-carbon delle compagnie degli idrocarburi. Noi che cosa aspettiamo?», conclude Mario Agostinelli, che per i prossimi giorni prepara manifestazioni a Milano. 

Contro l’inerzia del governo la mobilitazione nazionale delle associazioni ambientaliste coinvolge studenti di molti atenei, tra cui quelli di Milano, Bologna, Roma e Palermo. “Stop ai sussidi ambientalmente dannosi” e “Continuons le combat”, queste le parole d’ordine. La prima manifestazione si è svolta l’1dicembre nella facoltà di Lettere dell’università di Palermo; gruppi di studenti e docenti hanno messo in agenda seminari e conferenze per denunciare lo scandalo del finanziamento pubblico dei fossili. A ruota segue Roma, con un nutrito programma: il 2 dicembre gli studenti di “Sapienza in movimento” insieme al professor Gianluca Senatore si riuniscono in assemblea per discutere dei sussidi dannosi, della crisi ambientale e per ribadire «gli obiettivi generali del 2025, linea del Piave climatica», una anticipazione della deadline per il clima, che prevede entro il 2025 il raggiungimento di 28 GW di solare ed eolico; oltre a un nuovo piano industriale sostenibile di Eni, che rinunci allo stoccaggio della Co2 a Ravenna e tagli del 25% le proprie emissioni. Sono i temi al centro del dibattito con il professore di fisica Massimo Scalia, uno dei padri fondatori dell’ambientalismo scientifico, protagonista di storiche lotte per la difesa dell’ambiente e del territorio. 

Mobilitazione nazionale negli atenei contro i Sad, per rispettare gli impegni internazionali sul clima

Il 7 dicembre, invece, i ragazzi della Sapienza incontreranno nella facoltà di Giurisprudenza il senatore Gianni Girotto, presidente della decima Commissione permanente per l’industria e il commercio; e la deputata Rossella Muroni, già presidente nazionale di Legambiente. Titolo dell’incontro “I possibili interventi sulla legge di bilancio: come trasformare la spesa per i Sad in investimenti per un futuro sostenibile”. I giorni “caldi” saranno quelli del passaggio della legge di bilancio alla Camera, nella prima settimana di dicembre. «Questa sui sussidi è una battaglia più che decennale — osserva Gianluca Senatore, professore di sostenibilità socio-ambientale alla Sapienza —. Purtroppo, in tutto questo tempo il cambio di rotta non c’è stato, bisognerebbe fare una programmazione di lungo periodo per eliminare progressivamente i Sad». Analoga proposta viene da un altro ambientalista storico, Sauro Turroni, da anni impegnato nella battaglia contro il progetto Eni di Ravenna: «L’Europa lo ha bocciato, non darà finanziamenti, è stata una vittoria, ma sembra che il governo Draghi sia intenzionato a mettere i soldi dell’Italia, continuando a fare gravi danni con il deposito di stoccaggio del carbonio».

Alla Camera dei deputati, l’1 dicembre, altra tappa importante della mobilitazione. “Per una Legge di Bilancio all’altezza della sfida climatica dopo Glasgow: come cambiare la Finanziaria e accelerare l’impegno dell’Italia nella sfida climatica”, questo il tema della conferenza con le principali associazioni ambientaliste, unite in una alleanza trasversale per presentare progetti operativi assieme alla raccolta di 42.000 firme. Sono intervenuti Mauro Romanelli, di Ecolobby; Fabio Roggiolani e Jacopo Fo, Ecofuturo Festival; Edoardo Zanchini, Legambiente; Riccardo Bani, Arse; Francesco Ferrante, Kyoto Club; un rappresentante di Fridays for Future; Gilberto Barcella, Efficienza Energetica; Livio De Santoli, Coordinamento Free; Massimo Scalia, Centro inter universitario di ricerca per lo Sviluppo sostenibile; Mauro Vergari, Adiconsum e Maria Grazia Midulla, Wwf. Parteciperanno anche associazioni imprenditoriali, di consumatori e di artigiani, tra cui Adiconsum e Cna edilizia. Tutti molto agguerriti, pronti al confronto con i parlamentari, i due presidenti delle Commissioni Industria del Senato e della Camera, Gianni Girotto e Martina Nardi.  

Il premier Draghi a Glasgow: «è già tardi» per salvare il Pianeta, la legge di Bilancio fa l’opposto?

«Abbiamo presentato proposte concrete, su basi scientifiche — racconta Fabio Roggiolani —. La prima cosa che chiediamo è la chiusura dei pozzi di Co2 mineraria, che è carica di veleni, e che l’Eni vuole mantenere. Chiediamo il riciclo, recuperando il carbonio dai processi industriali. Ma combatteremo anche contro i sussidi dannosi che sono una follia, vanno eliminati, non possiamo dare contributi a chi inquina — continua Roggiolani —. Si sa che quegli aiuti non possono essere cancellati di colpo, ci sono situazioni complesse, di cui tenere conto. Le grandi navi, per esempio, non ricevono fondi in modo diretto, ma per contenere le tariffe hanno il permesso di alimentarsi con carburanti iper inquinanti, diversamente dovrebbero fermare la flotta. Stessa storia per il trasporto aereo. Il governo dovrebbe incentivare i trasporti eco compatibili».

Il premier Draghi aveva riconosciuto a Glasgow che «è già tardi» per salvare il Pianeta. Invece, nei fatti, ancora finanziamo centrali elettriche a carbone, fabbriche con gruppi elettrogeni, locomotive diesel e perfino aerei privi di dispositivi anti-inquinamento. Eliminando i Sad, invece, i vantaggi sarebbero infiniti. Se recuperati, i 20 miliardi di sussidi costituirebbero un tesoretto da impiegare a vantaggio del green. Partendo con gradualità, per continuare a sostenere le fasce deboli, come aveva detto l’ex ministro dell’Ambiente Sergio Costa con l’obiettivo di sostituire i Sad con misure compensative. Quel progetto però è stato abbandonato, anche se l’Europa da tempo sollecita la cancellazione delle sovvenzioni. © RIPRODUZIONE RISERVATA

Giornalista professionista, ha lavorato al “Messaggero” dal 1986 al 2010. Prima la “gavetta” in Cronaca di Roma, fondamentale palestra per fare esperienza e imparare il mestiere, scelto per passione. Si è occupata a lungo di degrado della città, con inchieste sugli abusi che hanno deturpato il centro storico. Dal 1997 ha lavorato alle Cronache italiane, con qualifica di vice caposervizio, continuando a scrivere. Un filo rosso attraversa la sua carriera professionale: scuola, università e ricerca per lei hanno sempre meritato attenzione, con servizi e numerose inchieste.

-