Breve esercizio di uso del ben dell’intelletto su quanto si consuma nel cuore geografico dell’Europa dal 24 febbraio. L’Uomo della Strada e sua moglie, la Casalinga di Voghera, possono convincersi che non sia possibile modificare una situazione sgradevole (nel caso ucraino, l’assenza di una soluzione “giusta”). Ma Von der Leyen o Letta avrebbero il dovere di essere logici ed evitare di alimentare la distruzione dell’Ucraina e dell’Europa. Tre minuti di ginnastica mentale alla portata di chiunque voglia farla


Il commento di GUIDO ORTONA

Sotto il titolo e nella pagina, distruzione e morte in Ucraina

SONO IN MOLTI a sostenere, a proposito della guerra in Ucraina, delle opinioni palesemente errate dal punto di vista logico. Mi domando perché; penso che si tratti di un fenomeno psicologico, e suggerisco una possibile spiegazione. Cominciamo a mettere  in ordine logico ciò che sappiamo sulla guerra. 

1. Non si può fare una guerra nucleare contro la Russia, indipendentemente da considerazioni etiche.

2. Una guerra convenzionale porterà lutti colossali all’Ucraina (e enormi all’Europa). 

3. E dopo anni di lutti la guerra si concluderà con un compromesso (o forse con la distruzione dei belligeranti). 

4. Quindi il compromesso è meglio cercarlo subito. 

Fine del ragionamento.

Fin qui la logica, e chi lo nega mi pare che preferisca non ragionare in modo logico. Vengo al punto: perché? Provo a dare una spiegazione. 

Alle conclusioni di cui sopra porta anche un altro ragionamento, eccolo. 

1. Putin è un infame aggressore assetato di potere.

2. Bisognerebbe sconfiggerlo, però non si può.

3. Quindi bisogna trattare, e allora è meglio farlo subito ecc.

4. Ma allora i cattivi vincono.

5. Non solo: ci si deve porre la domanda del perché Biden (e Letta, ecc.) ci tengono tanto a distruggere Ucraina ed Europa prima dell’inevitabile compromesso. E le risposte sarebbero quasi sicuramente sgradevoli.

Ora, i punti 4 e 5 sono conturbanti. Una persona sensata (ma non logica) preferirà fermarsi al punto 3, e lì smettere di pensare. È un atteggiamento molto diffuso, ben noto agli psicologi: se non si può fare nulla per modificare una situazione sgradevole, è meglio convincersi che non lo sia, (e quindi nel nostro caso che una soluzione “giusta” esista), almeno si evita la frustrazione (o, per usare il gergo degli scienziato sociali, la dissonanza cognitiva). Non mi sento di condannare né l’Uomo della Strada né sua moglie, la Casalinga di Voghera, se la pensano in questo modo. Già più di un secolo fa il grande psicologo William James osservò che «la maggioranza del genere umano vuole godere con gioia del privilegio dell’incoerenza». Provo invece rabbia e disprezzo per i tipi come Von der Leyen e Letta, che avrebbero il dovere di essere logici; e imbarazzo verso coloro che si arrampicano in buona fede sugli specchi alla ricerca di argomenti validi per non pensare alle conseguenze di ciò che suggeriscono. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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Ha studiato economia a Torino, dove è stato allievo di Siro Lombardini, e ad Ancona, dove è stato allievo di Giorgio Fuà. È stato professore ordinario di politica economica presso l’Università del Piemonte Orientale; in precedenza ha insegnato all’Università di Torino e alla Luiss di Roma. È in pensione dal 2017. Si è occupato di politica economica, scelte collettive ed economia sperimentale. È autore di un’ottantina di pubblicazioni scientifiche e di un romanzo di fantaeconomia, I buoni del tesoro contro i cattivi del tesoro, Biblioteca del Vascello, 2016.