Troppe diseguaglianze

(lettera firmata)

Sono perfettamente d’accordo con quello che avete scritto. La dispersione scolastica non è un problema nato con il Covid, ma ha una radice profonda: la diseguaglianza sociale, culturale e, soprattutto, economica. Equità, parità e giustizia appaiono solo meravigliosi ideali. Lo dico dopo una lunga esperienza. Sono stata professore ordinario di italiano e latino presso il Liceo Ginnasio Statale “Giulio Cesare” di Roma, dove ho insegnato per 34 anni. Ho anche svolto una intensa attività di formazione ai docenti sia di natura didattico-metodologica, sia di natura letteraria.

La politica e le istituzioni hanno dimenticato che la scuola è una comunità educante aperta a tutti, particolarmente ai giovani svantaggiati socialmente, culturalmente ed economicamente. Proprio perché essa è una realtà complessa per la sua unicità, irripetibilità e irreversibilità degli eventi deve rappresentare per i giovani una grande, se non la più grande, risorsa culturale, sociale ed economica, tesa all’affermazione di valori civili che si realizzano nel più ampio contesto socio-culturale e non solo nella scuola. La cosiddetta “didattica a distanza” non può cogliere l’aspetto fondante di questa importante istituzione, e cioè, la “disponibilità dialogante” attraverso cui il docente riconosce e valorizza l’unicità e la singolarità della persona umana: è l’iter scolastico che l’alunno deve poter percorrere perché gli sia garantito un processo sequenziale di formazione, continuo e complesso.Del resto, la dispersione scolastica spesso è la conseguenza di un rapporto inadatto tra l’allievo e la scuola e così si determina una situazione di “abbandono” da parte del giovane che già si trova a forte rischio sociale ed economico: in famiglia non esiste il P.C. e non se ne conosce l’uso.

Sicuramente la “scuola in rete” aprirebbe un rapporto di interconnessione e metterebbe in collegamento tutte le possibili esperienze formative. La scuola, “in presenza”, ha proprio il compito di rimuovere gli ostacoli che una didattica on line non può eliminare. Poiché il suo peculiare compito è attuare una programmazione dei processi educativi, finalizzati e mirati alla sollecitazione della personalità dell’alunno “disperso” e del suo “insuccesso formativo”, se essa non raggiunge ciò, vuol dire che non è stata percepita dall’alunno come occasione, mezzo e possibilità della propria autorealizzazione. Se è così, l’abbandono è naturale e la scuola ha fallito.

Teresa Cicerale Tomassini

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