La destra (battuta in parlamento) e Speranza: non si fa politica sulla pandemia

Al ministro della Salute non viene perdonato di aver tenuto una linea di fermezza nei confronti di quanti sono “aperturisti” (Salvini e Meloni in testa), nonostante l’autentico disastro provocato l’estate scorsa dal contagio diffuso nelle discoteche, nei locali al chiuso, in Sardegna e sul continente. Nel Veneto si era operato con raziocinio e coraggio a Vo’ col virologo Andrea Crisanti; il governatore Zaia lo ha poi messo da parte optando per controlli molto meno severi. Il risultato? Il Veneto è passato fra le regioni peggiori 


L’editoriale di VITTORIO EMILIANI

¶¶¶ Il tentativo dell’estrema destra e sotto sotto di Salvini di sfiduciare il ministro della Sanità Roberto Speranza è fallito, come doveva fallire, perché in politica non si fanno processi. Sono gli elettori i soli abilitati a giudicare governi e ministri, a meno che non siano stati commessi reati gravi e non è certo il caso di Roberto Speranza la cui integrità morale e politica è universalmente riconosciuta. “Non si fa politica sulla pandemia”, ha giustamente commentato il ministro della Sanità. Ma il centrodestra ci ha provato, anche chi, come la Lega, sta al governo (con quale spirito?). 

In realtà a Speranza non viene perdonato di aver tenuto una linea di fermezza nei confronti di quanti sono “aperturisti” (Salvini e Meloni in testa) nonostante l’autentico disastro provocato l’estate scorsa dal contagio diffuso nelle discoteche, nei locali al chiuso, in Sardegna e sul continente. “Aperturismo” che viene ora riproposto ogni giorno da proprietari di ristoranti e di locali consimili non tenendo conto che così si riaccende la spirale dei contagi. Gli operatori danneggiati in modo spesso grave vanno indennizzati adeguatamente e tempestivamente. Ma non possono chiedere, loro e i politici di destra che per interessi di bottega elettorale li sostengono, di creare le condizioni per nuove ondate di un virus che ha già fatto in Italia un numero altissimo di vittime: 120.000. 

Nel Veneto si era operato con raziocinio e coraggio a Vo’ col virologo Andrea Crisanti che poi il governatore Zaia ha messo da parte optando per controlli molto meno severi. Il risultato? Il Veneto è passato fra le regioni peggio classificate. Ora si presenta pure la variante indiana particolarmente insidiosa e le comunità indiane sono consistenti al Nord dove ci sono allevamenti e nella zona di Latina. 

Quindi dobbiamo portare avanti con più decisione la campagna nazionale di vaccinazione, altro che processare il ministro Speranza che si è trovato con un piano contro le pandemie vecchio di anni e con Regioni che pretendono competenze senza saperle poi gestire. È ora di uscire dal caos in cui ci ha precipitati lo Stato “orizzontale” del Titolo V della Costituzione. Siamo una Repubblica regionale, non una accozzaglia di Governatorati che pretendono di avere più poteri di un Land tedesco Repubblica Federale. ♦ © RIPRODUZIONE RISERVATA

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Direttore onorario - Ha cominciato a 21 anni a Comunità, poi all'Espresso da Milano, redattore e quindi inviato del Giorno con Italo Pietra dal 1961 al 1972. Dal 1974 inviato del Messaggero che ha poi diretto per sette anni (1980-87), deputato progressista nel '94, presidente della Fondazione Rossini e membro del CdA concerti di Santa Cecilia. Consigliere della RAI dal 1998 al 2002. Autore di una trentina di libri fra cui "Roma capitale Malamata", il Mulino.