La transizione energetica di Confindustria e sindacati: un “manifesto Metropolis”

Preparazione delle scenografie del film muto “Metropolis” (1927), capolavoro di Fritz Lang

I sindacati Energia & Chimica Cgil, Cisl e Uil firmano con Confindustria Energia un “manifesto” comune sull’uso imprescindibile del gas per il sistema energetico italiano. In ballo anche il Ccs (Carbon Capture and Storage) di Ravenna “per decarbonizzare” e produrre idrogeno. Dall’alto sorride il capo dell’Eni Claudio Descalzi, con lo sguardo compiaciuto verso il basso su Roberto Cingolani e sugli utili idioti. Il “manifesto Metropolis” è come se l’avesse scritto lui, e il fervore un po’ bolso del ministro gli fa risuonare in mente il “La Madonna il dimandar precorre”


Il commento di MASSIMO SCALIA, fisico matematico

FASCINOSO IL “METROPOLIS” di Fritz Lang, che ha ispirato l’urbanistica delle città future nelle distopie di vari cult della fantascienza filmica. Ingenua la soluzione, che mette d’accordo le legioni di operai che si calano, affollati, negli ascensori che li conducono negli ‘inferi’ — dove lavorano — e i ricchi e potenti cui spetta la città ‘superna’ — dove tra arditi grattacieli, strade sospese e auto volanti — si svolge la vita di quelli che contano, in mezzo ad agi e champagne. Come ricomporre il baratro sociale in una situazione così infelice per la classe operaia che neanche il Marx delle “catene da rompere” avrebbe immaginato? “Das Hertz”, il cuore, l’amore tra Maria, figlia del capo operaio, che si propone come mediatrice del conflitto di classe, e Freder, il figlio del capo degli imprenditori e dittatore di fatto di Metropolis, Fredersen.

Foto di scena da “Metropolis”: in alto, l’inventore C.A. Rotwang e Maria-donna robot; in basso, gli operai entrano nella fabbrica fumante

I capi delle categorie sindacali energia & chimica si devono essere fatti una scorpacciata di visioni multiple del film di Lang e quindi eccoli lì il 30 novembre scorso a siglare con i padroni — pardon, la parte datoriale — di Confindustria il “manifesto” sulla imprescindibilità del gas per il sistema energetico italiano e, ovviamente, del Ccs (Carbon Capture and Storage) “per decarbonizzare” e produrre idrogeno, chi se ne fotte del colore: verde o blu per me pari sono. Le sembianze di Brigitte Helm, la Maria di Lang, sono state assunte per l’occasione dal ministro Cingolani. Certo, niente forme atletiche come quelle dell’attrice tedesca, semmai più ellissoidali tipo uova o altri oggetti consimili, però il risultato è da vantarsene: un “manifesto Metropolis”.

Ma il padrone vero, il Fredersen di questo apologo, non era certo il presidente di Confindustria energia — un posto che storicamente Confindustria assegna ai suoi figli meno perspicui —, ma l’Eni stessa, che da mesi sta giostrando alla grande, facendo rivivere ad alcuni di noi la giovinezza dei Piani energetici nazionali degli anni ’80, che venivano scritti direttamente dagli uffici di Eni e Enel. Oggi l’Enel puzza troppo di transizione ecologica vera, alla tedesca, e quindi va tenuta alla larga. Ed a sbrigare la bassa cucina ci pensa lui, quello che non riusciamo a non vedere che come un ciondolo al polso del gigante degli idrocarburi e che, in conclusione della storica riunione che ha prodotto il “manifesto”, si è affrettato a squittire: «Non fermiamoci a questo evento, mandatemi le proposte entro dicembre».

Il ministro Cingolani fa gli “onori di casa” e accoglie il premier Draghi al convegno di Confindustria Energia 

E siccome la vergogna è da tempo, ormai, diventata come Superman, un personaggio immaginario, con volto virilmente scoperto Cingolani — con quel suo tono un po’ così — ha innalzato il vessillo della tassonomia verde perché la Ue si decida una buona volta a inserirci anche il metano. E modifichi, vivaddio, gli atti delegati del “Fit 55” che si permettono di disincentivare la transizione a gas e a combustibili liquidi da idrocarburi! Santo cielo, ci vogliono bei soldi da investire in infrastrutture di generazione, trasporto, stoccaggio e distribuzione. Occupazione negli idrocarburi, ora e sempre.

Che le grandi confederazioni sindacali non abbiano brillato per capacità propositiva e si siano arroccate su posizioni meramente difensive — dopo i gloriosi lampi degli anni ’70 con la Flm (Federazione lavoratori metalmeccanici) alla testa di lotte capaci di investire l’intera società — è ormai un dato storico. Che queste posizioni difensive abbiano generato sconfitte a ripetizione, anche questa è diventata, ahimè, una realtà conclamata. Però, che su un tema fondativo come il rilancio economico e il “nuovo modello di sviluppo”, tante volte biascicato, mandino le categorie a stilare “manifesti Metropolis” insieme al sindacato dei padroni — sindacato datoriale, pardon —, beh questo rappresenta un atto di insipienza vigliacca. Vigliacca, perché è pure noto che i sindacati dell’energia si sono mostrati in troppe circostanze sindacati “gialli”, in accordo col padronato a prescindere.

Il capo dell’Eni Descalzi (da lontano e dall’alto) osserva il fervore del ministro della Transizione ecologica Cingolani

Tutto questo mentre il Presidente Mattarella coglie ogni occasione, fere cotidie, per non lasciar dubbi sul fatto che non vuole essere rieletto, ma a questa ripetizione associa sempre il monito che il Recovery fund è un’occasione unica che non può essere persa. Però, tutti i Pnrr sono soggetti alla normativa Ue, che, guarda caso, esclude nuovi investimenti Oil & Gas. Possibile che un sindacato — che nel suo insieme si è rimbambito a forza di istituzionalizzarsi — esprima una volontà antistituzionale proprio contro un “nuovo modello di sviluppo”, quello che la Germania sta attuando per una transizione ecologica vera?

Dall’alto sorride il capoccione di Descalzi, con lo sguardo compiaciuto verso il basso, sul ciondolo e sugli utili idioti. Il “manifesto Metropolis” è come se l’avesse scritto lui, e il fervore un po’ bolso di Cingolani gli fa risuonare in mente il “La Madonna il dimandar precorre”. Impropriamente, perché il “dimandar” dell’Eni è stato, invece, così continuo e pressante da scombussolare il povero ciondolo. Al punto da farlo avventurare in una crociata anti Ue, nella quale corre forte il rischio di «andare a sbattere». Come direbbe lui. “Preparate i lacrimatoi” vien subito in mente, ma il fatto drammatico è che non andrebbe a sbattere solo lui. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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Scienziato e politico, è stato leader del movimento antinucleare e tra i fondatori di Legambiente e dei Verdi. Fu primo firmatario, insieme ad Alex Langer, dell’appello che nell’autunno 1984 portò alla costituzione nazionale di Liste Verdi per le amministrative del 1985. Eletto alla Camera per i Verdi (1987-2001) ha portato a compimento la chiusura del nucleare, le leggi su rinnovabili e risparmio energetico, la legge sul bando dell’amianto. È stato presidente delle due prime Commissioni d’inchiesta sui rifiuti (“Ecomafie”), che hanno indagato sui traffici illeciti internazionali, sulla waste connection (assassinio di Ilaria Alpi e di Miran Hrovatin) e sulla gestione delle scorie nucleari. Ha per anni proposto insieme ai Verdi i cardini e le azioni della Green Economy; e ha continuato le battaglie ambientaliste a fianco della ribellione di Scanzano (2003) e contro la centrale di Porto Tolle e il carbone dell’Enel (2011-14). Co-presidente del Decennio per l’Educazione allo Sviluppo Sostenibile dell’Unesco (2005-14). Tra i padri dell’ambientalismo scientifico ha prodotto (2020) un modello teorico di “stato stazionario globale”, reperibile, insieme a molte altre pubblicazioni scientifiche, su https://www.researchgate.net/profile/Massimo-Scalia