La crisi energetica del 1973 rimosse circa il 5% dell’offerta mondiale di petrolio per cinque mesi. Quella di oggi ne rimuove circa il doppio. Per il Fondo Monetario Internazionale, il caro energia rischia di costare da 450 a 2.270 euro in più in bolletta alle famiglie italiane. Crescono i profitti delle multinazionali fossili ma, tra i vincitori, ci sono anche le rinnovabili. Sono raddoppiate a marzo le esportazioni di fotovoltaico dalla Cina, raggiungendo i 68 GW. Inoltre, il valore delle azioni Oersted (eolico) è aumentato del 37%, Siemens Energy del 50%. Le rinnovabili hanno rappresentato il 54% della crescita energetica mondiale dello scorso anno. Secondo SolarPower Europe, la diffusione del fotovoltaico ha evitato costi di importazione di gas nell’Ue pari a 27,4 miliardi di euro nel 2025 e la corsa, abbinata a quella dei sistemi di accumulo, potrebbe far risparmiare all’Unione Europea 223 miliardi di euro in importazioni di gas tra il 2026 e il 2030 e ridurre i prezzi all’ingrosso dell’elettricità del 14% rispetto ai livelli del 2025. E l’Italia? Per adesso, il governo Meloni s’è rivolta col cappello in mano a Bruxelles per distribuire mancette sulle accise e s’è presa un sonoro schiaffo in pieno volto: sì alle deroghe sulle regole di bilancio ma a patto che si investa sulle rinnovabili

◆ L’analisi di GIANNI SILVESTRINI, direttore scientifico del Kyoto Club e di QualEnergia, presidente Exalto
► «Il vaso è rotto, il danno è fatto: sarà molto difficile rimettere insieme i pezzi. Ci saranno conseguenze permanenti sui mercati energetici globali per gli anni a venire». Così Fatih Birol, direttore esecutivo dell’Agenzia Internazionale dell’Energia, che ha aggiunto «questa è più grave di tutte le grandi crisi messe insieme». Secondo Matteo Villa ricercatore dell’Ispi, «la crisi del 1973 rimosse circa il 5% dell’offerta mondiale di petrolio per cinque mesi. Quella di oggi ne rimuove circa il 10%, ovvero il doppio». È stato inoltre tagliato circa il 20% del commercio globale di Gnl via mare. Ras Laffan in Qatar, il più grande impianto di gas naturale liquefatto al mondo, è stato colpito da attacchi missilistici e ci vorrà molto tempo per ripristinarne la produzione. E ricordiamo che l’Italia, importa il 10% del suo gas da questo paese.
Non sappiamo per quanto tempo i mercati energetici saranno perturbati, ma anche nel caso di trattative positive ci vorranno mesi, in alcuni casi anni. Il Fondo Monetario Internazionale ha lanciato l’allarme rosso: il caro energia rischia di costare da 450 a 2.270 euro in più in bolletta alle famiglie italiane. E in molti paesi asiatici e africani l’impatto è fortissimo e in alcuni casi incide sulla stessa sopravvivenza. Ma accanto ai disagi per l’aumento dei costi, ci sono alcuni vincitori. L’incertezza sulle evoluzioni future ha infatti determinato un aumento delle entrate delle multinazionali fossili. Nel primo trimestre 2026, ad esempio, la Shell ha registrato una crescita degli utili netti del 19%: 5,69 miliardi di dollari contro i 4,78 miliardi dello stesso periodo dell’anno scorso.
Tra i vincitori ci sono anche le rinnovabili. Sono raddoppiate a marzo le esportazioni di fotovoltaico dalla Cina, raggiungendo i 68 GW. Inoltre, il valore delle azioni Oersted (eolico) è aumentato del 37%, Siemens Energy del 50%, Nordex impegnata nell’eolico più 67%. Ma c’è una forte differenza con le crisi del passato: oggi abbiamo delle alternative molto interessanti. Rinnovabili, batterie e mobilità elettrica stanno infatti cambiando gli scenari in maniera rapidissima grazie al crollo dei prezzi e all’aumento delle prestazioni. E non a caso il responsabile delle Nazioni Unite per il clima, Simon Stiell, ha sottolineato l’«immensa ironia» per cui i leader che «hanno lottato per mantenere il mondo dipendente dai combustibili fossili stanno inavvertitamente dando un’accelerazione al boom globale delle energie rinnovabili».
In effetti è evidente la crescente attenzione alle soluzioni alternative. Così, nel Regno Unito si sta registrando un boom solare con vendite di sistemi solari aumentate dell’80% a marzo. E la Francia ha raddoppiato gli stanziamenti per l’elettrificazione, portandoli a 10 miliardi di euro all’anno fino al 2030: veicoli elettrici, pompe di calore e interventi nell’industria. Von der Leyen ha dichiarato che in soli 44 giorni sono stati spesi 22 miliardi di euro per le importazioni di combustibili fossili, senza alcun risultato concreto in termini di sicurezza energetica. Una ragione in più per puntare su una strategia europea per l’elettrificazione.
L’impatto della crisi energetica dovuta all’aggressione di Usa e Israele all’Iran è notevole e preoccupante in molti paesi. In Vietnam le stazioni di servizio hanno respinto i clienti, affermando di non avere carburante; lo Sri Lanka ha dichiarato ogni mercoledì giorno festivo. Filippine e Indonesia hanno imposto il lavoro da casa forzato, mentre in Thailandia i costi dei carburanti sono balzati del 250%. Ben 13.000 voli aerei sono stati tagliati nel mese di maggio nel mondo. Va sottolineata la forte dissociazione tra il prezzo del petrolio, quello dei future (oggi intorno ai 100 dollari al barile), e il costo reale per consegne immediate, ormai vicino ai 150 dollari al barile. Inoltre, è particolarmente critica la situazione del diesel la cui produzione utilizza i greggi più pesanti, proprio quelli che uscivano da Hormuz, e questo spiega l’impennata dei prezzi di questo combustibile.

Ma il messaggio principale del blocco di Hormuz riguarda la necessità di elettrificare molto rapidamente le economie in tutti i settori e di accelerare la diffusione delle rinnovabili. Secondo la Iea (Agenzia internazionale dell’energia), il 2025 ha segnato l’avvento dell’«età dell’elettricità», con una crescita mondiale della domanda elettrica doppia rispetto a quella dell’energia. E questo trend sarà ancora amplificato dalle conseguenze della guerra. Anche perché l’elettrificazione è ora tecnicamente realizzabile molto più di quanto pensassimo solo pochi anni fa. Un esempio di queste potenzialità viene dalla loro applicazione nell’economia cinese. Infatti quasi un terzo dell’energia consumata in Cina è elettrica, con le rinnovabili che soddisfano oltre l’80% della nuova domanda di elettricità e i veicoli elettrici che rappresentano oltre la metà delle nuove vendite di auto. La Iea prevede che le diverse forme di sostituzione consentiranno alla Cina di ridurre il consumo di petrolio di 2,5 milioni di barili al giorno entro il 2030. E i veicoli elettrici dovrebbero sostituire a livello globale oltre 5 milioni di barili al giorno di diesel e benzina entro il 2030.
Rinnovabili leader della crescita energetica mondiale
Nel 2025 il consumo di elettricità ha continuato ad aumentare molto più rapidamente della domanda complessiva, con il fotovoltaico che per la prima volta con il 27% è diventato il principale fattore di crescita dell’offerta energetica globale. Attenzione, non di quella elettrica, ma di quella energetica complessiva. Le rinnovabili hanno rappresentato infatti il 54% della crescita energetica mondiale dello scorso anno (fig. 1). Questo grazie alla rapida elettrificazione delle economie.
Io ricordo quando, attorno al 2000, brindavamo perché in una città tedesca il fotovoltaico aveva fornito l’1% della domanda elettrica della città. Da cenerentola, ora il solare è diventato il transatlantico che guida la flotta energetica. I 600 TWh fotovoltaici aggiuntivi a livello mondiale nel 2025 hanno rappresentato il maggiore incremento mai registrato in un singolo anno per qualsiasi tecnologia di generazione di energia elettrica, contribuendo al calo della produzione da centrali a carbone. Ma la tecnologia del settore energetico in più rapida crescita nel 2025 sono state le batterie, con un incremento di 110 GW.
Secondo SolarPower Europe, la diffusione del fotovoltaico ha evitato costi di importazione di gas nell’Ue pari a 27,4 miliardi di euro nel 2025 e la corsa, abbinata a quella dei sistemi di accumulo, potrebbe far risparmiare all’Unione Europea 223 miliardi di euro in importazioni di gas tra il 2026 e il 2030 e ridurre i prezzi all’ingrosso dell’elettricità del 14% rispetto ai livelli del 2025. Inoltre, va evidenziato che il solo solare ha già fatto risparmiare all’Ue 8,5 miliardi di euro in costi di importazione di gas dall’inizio del conflitto in Medio Oriente. Però attenzione. Con gli attuali livelli di crescita, l’Unione Europea rischia di non raggiungere gli obiettivi di capacità solare ed eolica previsti per il 2030 e quindi occorre accelerare.
Questo è particolarmente vero osservando la situazione italiana dove è evidente la necessità di una forte spinta all’installazione delle rinnovabili. Dobbiamo infatti progressivamente arrivare ad un raddoppio annuo rispetto ai 7,2 GW installati nel 2025. È possibile? Certamente sì, considerando i progetti presentati, ma a patto di rivedere la fiscalità, accelerare le procedure autorizzative. E, soprattutto, con un maggiore coinvolgimento dei territori. E consideriamo gli obbiettivi al 2030 di paesi importanti come la Germania che intende generare per quella data l’80% della domanda elettrica, la Spagna che punta all’81% o la Danimarca al 100%. Secondo il Pniec, il nostro paese dovrebbe raggiungere alla fine del decennio il 63,4% dei consumi elettrici, un obbiettivo inferiore, ma comunque molto difficile da ottenere considerando che nel 2025 il contributo verde è stato solo del 41% (Fig. 2). In sostanza, l’Italia potrebbe e dovrebbe fare molto di più. Tecnologie e costi lo consentirebbero, ma servirebbe uno slancio che al momento non si vede.
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Questo articolo sarà pubblicato anche sulla rivista “QualEnergia”
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