La testa all’indietro dell’Eni: «Mette a rischio la salute di tutti e la ripresa dell’Italia»

Qui e sotto il titolo, 12 maggio 2021 manifestazione degli ecologisti davanti al Palazzo dell’Eni all’Eur [credit Ansa]

Undici esponenti del mondo scientifico italiano attaccano il colosso energetico: «Sono umilianti i 15 GW da fonti rinnovabili programmati da Eni al 2030, a fronte dei 100 GW della Total, dei 50 della Bp». Si continua «a fare del metano il ‘forte Apache’ dell’era dei fossili, come nel progetto Carbon Capture and Storage (Ccs) di Ravenna». Scalia, Silvestrini, Balzani, Vittadini, Butera e gli altri ricordano che un tribunale olandese ha intimato alla Shell di ridurre del 45% le emissioni di Co2 al 2030: con la diffida legale, sul banco degli accusati di un tribunale italiano potrebbe finire presto il “cane a sei zampe” 


ROMA, 23 giugno 2021 (Red) − «Mentre le grandi compagnie mondiali nel 2020 hanno ridotto i loro investimenti nel settore Oil&Gas di ben 87 miliardi di dollari, Eni continua a ignorare il recente rapporto Iea. L’International Energy Agency ammonisce, da Parigi, che nel percorso della neutralità climatica al 2050 non c’è più spazio per nuovi investimenti su petrolio e metano». Lo afferma un gruppo di docenti universitari, ricercatori ed esponenti di associazioni che ha promosso la diffida legale al gigante italiano degli idrocarburi. I firmatari sono Massimo Scalia (Cirps), Gianni Silvestrini (Kyoto Club), Gianni Mattioli (Cnesa-Unesco), Mario Agostinelli (Laudato si’), Aurelio Angelini (Università Kore, Enna), Vincenzo Balzani (Università di Bologna), Vittorio Bardi (Oltre il nucleare), Federico Butera (Politecnico di Milano), Alfiero Grandi (Democrazia Costituzionale), Serenella Iovino (Università di Torino) e Maria Rosa Vittadini (Iuav, Venezia).

Mobilitazione contro l’impianto Ccs dell’Eni a Ravenna che prelude ad altre estrazioni di idrocarburi

Gli undici esponenti del mondo scientifico italiano ricordano, in proposito, che un tribunale olandese ha intimato alla Shell di ridurre del 45% le emissioni di Co2 al 2030. «L’accelerazione del cambiamento climatico e le sue temute drammatiche conseguenze ambientali e sociali hanno indotto l’Unione Europea a elevare gli obiettivi climatici e ad accorciare i tempi di attuazione delle strategie volte a far fronte a questa minaccia in una prospettiva di grandissimo impegno a partire dagli Stati e dalle Istituzioni ed Enti nazionali». Il Pnrr auspica un grande cambiamento, “la rivoluzione verde”, «mentre Eni ha fatto del metano il ‘forte Apache’ dell’era dei fossili, come nel progetto Carbon Capture and Storage (Ccs) di Ravenna» ricordano Scalia, Silvestrini e gli altri. Di più: «Sono umilianti i 15 GW da fonti rinnovabili programmati da Eni al 2030, a fronte dei 100 GW della Total e dei 50 della Bp».

«In quanto grande società energetica italiana partecipata dallo Stato − sottolineano nella diffida inviata ai vertici della società −, Eni deve impiegare le sue imponenti risorse per gli obiettivi ambientali e climatici (il 55% di riduzione dei gas serra al 2030), sia in rapporto a Next Generation Ue (il 37% dei fondi va ad obiettivi climatici, non a generici ‘progetti verdi’) che alla raccomandazione Ue di realizzare il 40% degli obiettivi entro il 2025». Eni non deve, inoltre, «danneggiare la salute dei cittadini, perpetuando il ricorso ai combustibili fossili, e la ripresa economica resa possibile dall’occasione unica del Recovery fund, oltre che le sue stesse capacità di concorrenza sul mercato con una resistenza al cambiamento, peraltro di corto respiro».

Della diffida al colosso energetico italiano sono stati informati il Presidente del Consiglio, Mario Draghi, e i ministri competenti: Giorgetti, Cingolani, Franco e Giovannini. Interrogazioni al Senato e alla Camera sulle scelte dell’Eni sono state presentate dalla senatrice Loredana De Petris e dall’onorevole Rossella Muroni. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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