Roma e la sua storia amministrativa. Nathan, Nathan, Nathan, e il solitario Pianciani allora?

Ritratto di Luigi Pianciani, sindaco di Roma dal 1873 al 1883

Fra i sindaci che hanno dato forma alla capitale ci fu anche “un democratico isolato”, insediato in Campidoglio 150 anni fa. Figlio primogenito del conte spoletino Vincenzo Pianciani e di Amalia Ruspoli figlia del principe Ruspoli di Cerveteri. Nel 1872 succede come sindaco progressista al commissario straordinario Michelangelo Caetani. Dura poco ma imposta un lavoro coraggioso in una città afflitta dalla povertà, dall’analfabetismo, dalla sporcizia, dall’assenza di servizi essenziali come i macelli. Dopo di lui impazzerà la speculazione edilizia più bieca protetta dal principe Leopoldo Torlonia sindaco


Il commento di VITTORIO EMILIANI / 

TUTTI PARLANO di Ernesto Nathan come del grande sindaco al quale si deve, per decenni, la modernizzazione dei servizi pubblici romani e la costruzione di strutture di servizio (trasporti, acqua, gas, ecc.) degne di una capitale. Pochi o quasi nessuno però (se non Italo Insolera e Paolo Berdini) parla di un suo predecessore che non a caso un grande storico, Alberto Caracciolo, definisce “un democratico isolato”. Ma è lui il primo sindaco effettivo di Roma nel 1872, dopo il commissario Michelangelo Caetani che ha dovuto sfrattare dalle scalinate del Campidoglio i miseri braccianti che vi dormivano in attesa della “chiamata” dell’alba lì sotto, in piazza Montanara, per i lavoratori da avviare nell’Agro malarico a ovest di Roma dove chi vi rimaneva di notte o al caldo trovava morte certa. Non a caso Giuseppe Gioacchino Belli dedica un sonetto dei più “osé” al luogo di ritrovo dei poveracci romagnoli e marchigiani:

Santaccia de Piazza Montanara 

Santaccia era una dama de Corneto [Tarquinia, ndr
da toccà ppe rrispetto co li guanti; 
e ppiú cche ffussi de castagno o abbeto,
lei sapeva dà rresto a ttutti cuanti. 
Pijjava li bburini ppiú screpanti [spacconi]
a cquattr’a cquattro cor un zu’ segreto: 
lei stava in piede; e cquelli, uno davanti
fasceva er fatto suo, uno dereto.
Tratanto lei, pe ccontentà er villano, 

a ccorno pístola e a ccorno vangelo [a Cornu Epistolae e a Cornu Evangeli] 
ne sbrigava antri dua, uno pe mmano. 
E ppe ffà a ttutti poi commido er prezzo [faceva a tutti prezzi modici], 
dava e ssoffietto, e mmanichino, e ppelo 
uno pell’antro a un bajocchetto er pezzo
G. G. Belli, 12 dicembre 1832 

Ne scrive uno solo dedicato all’Agro malarico e lo intitola “Er deserto”, e non meno drammatico in materia risulta Cesare Pascarella. 

Villa Spada difesa dai bersaglieri del Manara, 1849

Luigi Pianciani è anche lui massone, figlio primogenito del conte spoletino Vincenzo Pianciani e di Amalia Ruspoli figlia del principe Ruspoli di Cerveteri. Nato però a Roma nel 1810, si laurea in Giurisprudenza a vent’anni ed entra nella amministrazione delle Dogane come Ispettore. Nel 1847 viene eletto Gonfaloniere di Spoleto ed è il primo a rivolgere una petizione a Pio IX affinché promuova una Costituzione liberale. Nel 1848 prende parte alla difesa della Repubblica di Venezia. Nel 1849 ha il delicato compito da quella Romana di raggiungere il Passo del Furlo nella Marca urbinate per tentare di bloccarvi il forte contingente austriaco che scende in soccorso di Pio IX, ma l’operazione non riesce. Viene arrestato dai Francesi e poi però liberato, purché vada in esilio. Sarà in Francia e a Londra collaborando attivamente con Giuseppe Mazzini e alla Giovane Italia. Però fa parte della campagna di Garibaldi in Sicilia con un contingente forte di quasi 9.000 uomini (per la precisione 8.940). Il gruppo Pianciani poteva contare da solo su 6000 uomini i quali dovevano congiungersi, sbarcando a nord del Lazio, con altri 2000 uomini di Nicotera provenienti dalla Toscana. I due gruppi dovevano stringere in una manovra “a tenaglia” l’esercito borbonico. Ma Cavour aveva altri piani e Pianciani preferirà dimettersi.

Nella terza guerra di indipendenza il conte Pianciani combatterà da soldato semplice nel corpo delle guardie a cavallo e quindi col generale Ernesto Haug a Bezzecca con tanto valore da meritarsi la croce di Cavaliere dell’Ordine Militare dei Savoia per i continui interventi di riorganizzazione e di sostegno ai compagni. 

Mattatoio del Testaccio, uno dei cinque fatti costruire da Pianciani a fine ‘800

Nel 1872 succede come sindaco progressista al commissario straordinario Michelangelo Caetani. Dura poco per i contrasti coi compagni di Giunta e però imposta un lavoro coraggioso in una città afflitta dalla povertà, dall’analfabetismo, dalla sporcizia, dall’assenza di servizi essenziali come i macelli: una stampa di quegli anni mostra che i tori venivano “matati” davanti alla Porta del Popolo e uccisi a colpi di lancia per poi venire macellati, si può immaginare con quale e quanta igiene. Pianciani nelle due legislature (1872 e 1882-83) in cui regge il vastissimo Comune di Roma, circa 200.000 ettari, una enormità (poi sarà pure presidente della Provincia nientemeno), istituirà ben 5 macelli comunali, appronterà dormitori per quei poveretti che lavorano sottopagati in una edilizia febbrile, largamente di speculazione, creerà scuole per combattere un analfabetismo maschile che è pressoché totale, posti in ospedale per curare malaria e tbc, installerà le prime fontanelle pubbliche per dare l’acqua ai passanti assetati, fontane a tre cannelle alte poco più di un metro (le prime alla Rotonda, via delle Tre cannelle e in via San Teodoro). Coi clericali si scontra per un forno crematorio da costruire presso il Cimitero del Verano dove la sua salma verrà incenerita nel 1890. 

Cantieri aperti nel Quartiere Prati, Piazza dei Quiriti fine ‘800: la speculazione edilizia impazza

Dopo di lui impazzerà la speculazione edilizia più bieca protetta specialmente dal principe Leopoldo Torlonia sindaco. In una stampa del 1849 Roma appare, con l’eccezione di Trastevere e, in piccola parte, di Ponte Milvio, pochissimo costruita, un immenso territorio di parchi, di vigne, di orti e giardini. Sono soprattutto le splendide Ville Boncompagni Ludovisi e Barberini. Sull’area della prima sorgerà l’intero quartiere di Via Veneto. Quando il padrone di casa si azzarda a mostrare con palese compiacimento al grande antichista Theodore Mommsen il grande plastico del futuro quartiere, quegli – lo racconta Gabriele D’Annunzio strenuo difensore, praticamente unico fra gli intellettuali italiani del patrimonio storico-artistico con Henry James, Emile Zola, Andersen e altri – si calca in testa la lobbia prorompendo indignato: «Non sapevo che i principi romani usassero esporre le loro vergogne!» e se ne va furioso senza salutare.  

Quando viene eletto presidente del Consiglio provinciale, Pianciani dichiara programmaticamente: «Il nostro compito è amministrare in guisa che i bisogni dell’ultimo villaggio delle nostre montagne abbiano tanto peso quanto possano averne quelli della Capitale stessa». Un democratico solitario sì, ma quanto vero e solido. Che siederà alla Camera per cinque consecutive legislature, dalla IX alla XIII ininterrottamente, non scendendo mai a compromessi. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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Direttore onorario - Ha cominciato a 21 anni a Comunità, poi all'Espresso da Milano, redattore e quindi inviato del Giorno con Italo Pietra dal 1961 al 1972. Dal 1974 inviato del Messaggero che ha poi diretto per sette anni (1980-87), deputato progressista nel '94, presidente della Fondazione Rossini e membro del CdA concerti di Santa Cecilia. Consigliere della RAI dal 1998 al 2002. Autore di una trentina di libri fra cui "Roma capitale Malamata", il Mulino.