La locandina del noir di Alberto Rodríguez con Antonio De La Torre e Bárbara Lennie Holguín

Nel film il durissimo lavoro dei sommozzatori sulle carene delle grandi navi che attraccano nel porto di La Huelva è raccontato in lunghe e claustrofobiche riprese subacquee. Ma le imponenti costruzioni del terminale petrolifero, con le sue luci accecanti e le ciminiere che eruttano lingue di fuoco, sono parte integrante della storia. È la storia di Antonio (detto il Tigre) e della sorella Estrella; lui alza il gomito, litiga con la ex moglie per la custodia delle figlie, è malato ma non si cura perché ha un disperato bisogno di soldi, è molto bravo nel duro lavoro subacqueo; lei non si immerge più in profondità – dopo un incidente che le ha messo fuori uso un orecchio – , ma è la figura forte della coppia, che si prende cura del fratello come aveva fatto a suo tempo con il padre in fin di vita, anche lui sommozzatore; è l’ancora a cui il fratello si aggrappa quando mette i piedi a terra. Fino alla scoperta di un vano segreto nella pancia di una petroliera pieno di droga 


◆ La recensione di BATTISTA GARDONCINI *

Salgari non c’entra. Nell’ultimo film del regista spagnolo Alberto Rodríguez “Le tigri di Mompracem” sono due fratelli esperti subacquei. Lui, Antonio detto il Tigre, è specializzato in interventi sulle carene delle grandi navi che attraccano nel porto di La Huelva. Tanto è bravo nel suo lavoro, tanto è un disastro nella vita di tutti i giorni: alza il gomito, litiga con la ex moglie per la custodia delle figlie, è malato ma non si cura perché ha un disperato bisogno di soldi. Lei, Estrella, dopo un incidente che l’ha resa sorda da un orecchio, non si immerge più in profondità, ma è quella forte della coppia, che si prende cura del fratello come aveva fatto a suo tempo con il padre in fin di vita, anche lui sommozzatore. Il loro precario equilibrio precipita quando Antonio scopre nello scafo di una petroliera alla fonda un vano segreto pieno di droga.

Rodriguez è uno dei migliori registi spagnoli. “La Isla Minima”, uscito nel 2014, era  un teso poliziesco girato nelle pittoresche risaie alla  foce del Guadalquivir. “L’uomo dai mille volti”, uscito nel 2016, era la storia di un ex agente segreto deciso a vendicarsi dei torti subiti dal governo. “Prigione 77”, uscito nel 2022, era ambientato in un carcere franchista nel periodo della transizione alla democrazia. Argomenti molto diversi, con una caratteristica comune: una grande cura formale, capace di coniugare una evidente passione civile con il semplice piacere di fare del buon cinema.

Ne “le tigri di Mompracem” il durissimo lavoro dei sommozzatori è raccontato in lunghe e claustrofobiche riprese subacquee. Ma le imponenti costruzioni del terminale petrolifero, con le sue luci accecanti e le ciminiere che eruttano lingue di fuoco, sono parte integrante della storia. Antonio è interpretato dall’ottimo Antonio De la Torre Martín. Estrella è una Bárbara Lennie Holguín in grande spolvero, irriconoscibile rispetto alla sofisticata Elsa del recentissimo “Amarga Navidad” di Almodóvar. © RIPRODUZIONE RISERVATA

(*) L’autore dirige oltreilponte.org

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Giornalista, già responsabile del telegiornale scientifico Leonardo su Rai 3. Ha due figlie, quattro nipoti e un cane. Ama la vela, la montagna e gli scacchi. Cerca di mantenersi in funzione come le vecchie macchine fotografiche analogiche che colleziona, e dopo la pensione continua ad occuparsi di scienza, politica e cultura sul blog “Oltreilponte.org”.