Dalle scienze legate all’ecologia nascono movimenti sociali e politici ecologisti che impongono e favoriscono cambiamenti. L’istituzione di parchi naturali, l’uso di energie rinnovabili, il bando dell’amianto nel 1991 che miete ancora vittime, l’abolizione di alcuni pesticidi… Nello stesso tempo il sistema economico e di potere resiste ai necessari cambiamenti e prova ad inglobare lo scomodo ecologismo in un accomodante ambientalismo della domenica. E via così al cosiddetto greenwashing. Si arriva a negare che esista il riscaldamento globale, si accusano di ideologismo le scienze ecologiche e si tolgono finanziamenti a istituzioni indipendenti e si finanziano studi mercenari. Per rendere desiderabile e consensuale il necessario passaggio a società davvero ecologiche serve una nuova visione. E, oltre alle scienze, alle tecniche, alle ragioni servono le arti, servono le religioni o un senso del sacro. Servono i documentari della Bbc, i film, l’arte di fotografi, il teatro. Una ecosofia ha bisogno di tutto questo


◆ L’articolo di PAOLO GALLETTI

Come è noto l’ecologia è una scienza che si impone nella seconda metà del 900 grazie a scienziati indipendenti dai grandi interessi economici della società industriale. Pensiamo a Rachel Carson, biologa, che con il suo libro ” Primavera Silenziosa” ha tolto il velo di silenzio sul mortifero inquinamento da pesticidi studiando l’assottigliarsi del guscio delle uova degli uccelli. In Italia pensiamo ai fisici come Gianni Mattioli e Massimo Scalia che hanno documentato i danni da radiazioni delle Centrali Nucleari. O i medici come Laura Conti che ha raccontato la diossina di Seveso. O Aldo Sacchetti  medico responsabile igiene pubblica Emilia Romagna che nel 1985 con “L’uomo antibiologico” (Feltrinelli) ha fatto luce sulla pervasività di tutte le fonti dell’inquinamento. Cesare Maltoni, fondatore dell’Istituto Ramazzini che dimostrato la cancerogenicità di plastiche, benzene, ora glifosato.

Quindi dalle scienze legate all’ecologia nascono movimenti sociali e politici ecologisti che con alterne fortune impongono e favoriscono cambiamenti. L’istituzione di parchi naturali, l’uso di energie rinnovabili, il bando dell’amianto nel 1991 che miete ancora morti, l’abolizione di alcuni pesticidi… Ma nello stesso tempo il sistema economico e di potere resiste ai necessari cambiamenti e cerca di inglobare lo scomodo ecologismo in un accomodante ambientalismo della domenica. Quello che con un inglesismo viene chiamato green washing. Una verniciatina di verde per rendere presentabile quello che presentabile non è. Esempio: a Bologna si tagliano alberi pluridecennali e l’aria risulta malsana a dir poco. Niente paura: in estate mettiamo alberelli in vaso nelle piazze.

Oggi poi esiste una reazione furiosa ai necessari cambiamenti proposti dall’ecologismo. Si nega che esista il riscaldamento globale, si accusano di ideologismo le scienze ecologiche (si tolgono finanziamenti a istituzioni indipendenti e si finanziano studi mercenari), si inducono categorie di persone che dovrebbero cambiare lavoro e abitudini insostenibili ad un odio feroce verso ogni forma, anche la più banale di ambientalismo. Di fronte alle alluvioni che hanno devastato la Romagna è partita una campagna di accuse ai Verdi, facile capro espiatorio di una mala gestione del territorio che hanno sempre contrastato e di un cambiamento climatico indotto dall’uso di fonti fossili. Ed oggi, di fronte alla necessità di dare spazio ai fiumi e di individuare aree esondabili in caso di necessità, si fa barriera: non un centimetro di territorio può essere sottratto all’agricoltura industriale. Come dopo il Covid si è fatto finta di niente e tutto è ripreso come prima, così oggi, dopo le alluvioni si pretende di lasciare tutto come prima.

Forse allora è il caso di interrogarsi a fondo sulla natura antropologica di società che rifiutano necessari cambiamenti razionali per rimanere prigionieri di dannose abitudini radicate che peraltro avvantaggiano una piccolissima minoranza, lasciando i molti in forme di povertà non solo materiale ed esposti a crescenti malattie degenerative. L’aspettativa di vita in salute si è ridotta a 60 anni. E qui diventa necessario il passaggio dall’ecologia, che non può comunque essere ridotta a mere soluzioni tecnologiche, all’ecosofia. Vale a dire ad una concezione dell’uomo come parte della natura e da essa dipendente. Una sola salute è la visione aggiornata della medicina. Non si può vivere sani in un mondo malato (papa Francesco). Malato per colpa nostra che abbiamo alterato i cicli biogeochimici naturali. Essere consapevoli di ciò di cui viviamo (Bruno Latour).

Arne Naes, docente universitario norvegese ha inventato il termine anche come superamento di una ecologia superficiale che non va a fondo del problema. L’uomo non è centro della natura. Raimon Panikkar, teologo cattolico, induista, buddista ha sviluppato il tema, proponendo una visione cosmoteandrica dove la natura è madre. Anche Felix Guattari parla di eco sofia come sintesi delle tre ecologie: ambientale, sociale, mentale (Bateson). La natura come madre è presente nelle visioni di comunità indigene ad esempio in America Latina: la Pachamama. Fortunatamente grandi guide spirituali contemporanee come il Dalai Lama e papa Francesco  hanno offerto un contributo decisivo ad una visione non superficiale dell’ecologia.

Ulaanbaatar, Mongolia, 3 settembre 2023.
Papa Francesco incontra il leader buddista Choikhiljav Dambajav
(foto di Lola Gomez, credit Catholic News Service)

Il Dalai Lama ha denunciato il folle inquinamento del Tibet, ad opera della Cina che lo ha invaso, dove nascono i principali fiumi asiatici e dove il riscaldamento globale comincia a fare danni, sostenendo con forza una visione della terra come madre e addirittura dichiarando che se potesse votare in Europa sceglierebbe formazioni verdi. Papa Francesco con l’enciclica “Laudato si’” ha segnato un vero e proprio punto di svolta sia nella visione della chiesa cattolica che per tutti gli uomini di buona volontà. Lui stesso racconta di aver capito tardi l’importanza della questione. E propone quella ”conversione  ecologica” ad una ecologia integrale di cui in Italia parlava Alexander Langer avendo mutuato il termine dal verde tedesco Rudolf Bahro. Una enciclica che propone con chiarezza veri cambiamenti e smaschera finte soluzioni.

Il passaggio dalle energie fossili alle rinnovabili risulta netto e necessario. Per rendere desiderabile e consensuale il necessario passaggio a società davvero ecologiche serve una nuova visione. Ed oltre alle scienze, alle tecniche, alle ragioni servono le arti, servono le religioni o almeno un senso del sacro. Quanto hanno contato i documentari della Bbc, o i film contro il nucleare, l’inquinamento chimico… l’arte di fotografi, il teatro. Una ecosofia ha bisogno di tutto questo. E di fronte ad una politica che ha rinunciato al suo compito di aprire orizzonti per inseguire il sentiment indotto da pochi poteri che dominano il mondo serve più che mai una visione autenticamente ecologista. Bruno Latour, di fronte al fallimento delle grandi ideologie che non hanno previsto la crisi ecologica indica la necessità di una nuova “classe”, di un nuovo blocco sociale, a partire dalle numerose lotte ambientali negli ambiti più diversi e da azioni ed imprese che già praticano un mondo nuovo e sostenibile. Il tutto sostenuto da una eco sofia.

Alcuni libri

▷▷ Rachel Carson, Primavera Silenziosa, Feltrinelli / Aldo Sacchetti, L’uomo antibiologico, Feltrinelli (ora online) / Arne Naess, Siamo l’aria che respiriamo, Piano B edizioni / Raimon Panikkar, Ecosofia. La saggezza della Terra, Jaca Book / Felix Guattari, Le tre ecologie, Sonda / Gregory Bateson, Verso un ecologia della mente, Adelphi / Dalai Lama Franz Alt, Amiamo il pianeta. Un appello per salvare la nostra casa, Giunti / Papa Francesco, Laudato si’. Enciclica sulla cura della casa comune, San Paolo / Papa Francesco, Laudate Deum. Esortazione apostolica sulla crisi climatica, Libreria editrice Vaticana / Ska, Sartorio, Kureethadam, Per una conversione ecologica, Castelvecchi / Latour, Schultz, Facciamoci sentire. Manifesto per una nuova ecologia, Einaudi / Latour, Come abitare la terra, Einaudi

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Fondatore delle Università Verdi e dei Verdi Italiani. Attivista ecologista fin dai primi anni 80, contro la centrale a carbone che si voleva costruire a Ravenna, per le energie rinnovabili, per l’agricoltura biologica promotore del referendum contro i pesticidi, per la difesa del mare adriatico contro gli allevamenti industriali. Consigliere regionale dei Verdi in Emilia Romagna, dal 1990 al 1994. Deputato dei Verdi, dal 1994 al 2001, promotore della prima legge per la mobilità ciclistica, e di norme per le mense biologiche nelle scuole, contro l’inquinamento acustico, per sviluppare la mobilità urbana su ferro. Scrive su riviste e blog su temi ecologisti. Fa parte del direttivo regionale di Aiab (Associazione Italiana Agricoltura Biologica). Co-portavoce della Federazione dei Verdi-Europa Verde Emilia Romagna. Componente del Consiglio Federale della Federazione dei Verdi Italiani