Sotto il titolo, operazioni militari sul fronte ucraino; qui in alto, tornano i fumi delle centrali a carbone sui cieli italiani

Nelle classi dirigenti del Paese prevale un messaggio difensivo: ritorno al carbone, rilancio del nucleare e aumento del gas con trivellazioni, Gnl e altri metanodotti. Il ministro tedesco per l’economia e il clima Robert Habeck la vede in altro modo: «Penso decisamente che la situazione attuale aiuterà la transizione verso le energie rinnovabili in Germania e in Europa». L’accelerazione delle rinnovabili da sola consentirebbe di dimezzare le importazioni dalla Russia. Con il passaggio entro il 2030 della produzione di biometano dalla frazione organica dei rifiuti urbani e agricoli si possono ridurre complessivamente di un terzo le importazioni di gas. Le politiche di riqualificazione edilizia possono abbattere i consumi di energia fino al 60-70%. Incisivi interventi di risparmio permetterebbero di contenere significativamente i 33 miliardi di metri cubi annui di gas corrispondenti ad oltre il 40% della domanda nazionale di metano


L’analisi di GIANNI SILVESTRINI, direttore scientifico Kyoto Club

Metanodotti per l’arrivo del gas russo in Italia e in Europa [credit Limes]
TRANSIZIONE ECOLOGICA ADDIO: più gas e carbone per difendersi da Putin”. Questo titolo campeggiava sulla prima pagina del “Domani” di domenica 26 febbraio. Nello stesso giorno su “Fortune” si leggeva Putin potrebbe avere dato il via alla rivoluzione energetica verde in Europa. Per dare un ordine di grandezza della posta in gioco, si consideri che il conto delle importazioni di fossili dell’Ue è aumentato del 70% tra dicembre 2020 e dicembre 2021, raggiungendo 380 miliardi di euro. Un importo pari al fabbisogno aggiuntivo di investimenti in energia pulita stimato dalla Commissione europea nella sua valutazione d’impatto sugli obiettivi 2030.

La tragica invasione dell’Ucraina sta in effetti provocando riflessioni molto diverse sulle scelte energetiche da avviare a fronte dell’incertezza, innanzitutto economica, sulle importazioni di gas russo. Da parte delle classi dirigenti del paese (politica, media, parte delle imprese) sembra prevalere un messaggio difensivo: ritorno al carbone, rilancio del nucleare e aumento del gas con trivellazioni, credit Times] e altri metanodotti. Anche una parte del sindacato rischia di ritrovarsi in posizioni di retroguardia. Ad esempio quando critica i risultati delle recenti aste sul capacity market per il 2024 con l’Enel che, invece di puntare sui cicli combinati, ha scelto 500 Mw di batterie in Sardegna saturando così il fabbisogno di capacità programmabile dell’isola. 

Il ministro tedesco per l’Economia e il Clima Robert Habeck: «Penso decisamente che la situazione attuale aiuterà la transizione verso le energie rinnovabili in Germania e in Europa»: agli antipodi da quanto propone e fa il suo omologo italiano Roberto Cingolani

In una lettera a Draghi, le associazioni ambientaliste hanno sottolineato ancora una volta le soluzioni vere già alla nostra portata: un mix formidabile rappresentato da energie rinnovabili, accumuli, pompaggi, reti, risparmio ed efficienza energetica. Nella stessa direzione vanno le dichiarazioni del ministro tedesco per l’Economia e il Clima Robert Habeck: «Penso decisamente che la situazione attuale aiuterà la transizione verso le energie rinnovabili in Germania e in Europa». E la coalizione semaforo, che nei mesi scorsi aveva già deciso di raddoppiare l’obiettivo del solare portandolo da 100 a 200 Gw al 2030, adesso ha ulteriormente alzato il tiro. Sta infatti discutendo la possibilità di arrivare ad una produzione quasi completamente rinnovabile entro il 2035, puntando tra l’altro ad installare ben 300 Gw fotovoltaici.

In Italia, oltre a quelli degli ambientalisti, negli ultimi giorni sono arrivati segnali molto interessanti anche da altri importanti settori. Le utilities  — società che generano, trasmettono e distribuiscono servizi come elettricità, acqua e gas — hanno proposto, infatti, di puntare con forza sulle rinnovabili per arrivare a 60.000 Mw verdi in tre anni che consentirebbero di ridurre di quasi un quinto le importazioni di metano. Un target molto più ambizioso di quanto chiesto dalle stesse associazioni ambientaliste fino ad una settimana fa e che ribalta l’impostazione del Pniec (Piano Energia e Clima del ministero dello Sviluppo economico) che prevedeva invece una crescita importante delle installazioni nella seconda parte del decennio.

Le utilities (società che generano, trasmettono e distribuiscono servizi come elettricità e gas) propongono di puntare con forza sulle rinnovabili per arrivare a 60.000 Mw verdi in tre anni che consentirebbero di ridurre di quasi un quinto le importazioni di metano

Il contributo dell’accelerazione delle rinnovabili da sola consentirebbe di dimezzare le importazioni dalla Russia. A questo obiettivo si aggiunge poi il passaggio entro il 2030 della produzione di biometano dalla frazione organica dei rifiuti urbani e agricoli da 1 a 10 miliardi di metri cubi, un valore che consentirebbe complessivamente di ridurre di un terzo le importazioni di gas.

E infine c’è il comparto dell’edilizia, molto energivoro, come sappiamo. Le politiche di riqualificazione spinta possono consentire di ridurre i consumi di energia del 60-70%. Incisivi interventi di risparmio permetterebbero quindi di contenere significativamente i 33 miliardi di metri cubi annui di gas corrispondenti ad oltre il 40% della domanda nazionale di metano. Nella revisione della Direttiva sul rendimento energetico nell’edilizia Epbd (Energy Performance of Buildings Directive), presentata a fine dicembre dalla Commissione Ue, si propone lo stop agli incentivi per le caldaie a gas dal 2027. Legambiente e Kyoto Club hanno proposto di anticipare al 2025 questa scadenza. Con la crisi in atto, gli incentivi andrebbero eliminati dal 2023, favorendo l’impiego delle pompe di calore.

Insomma, alla luce dei rischi in termini di prezzi e di disponibilità delle importazioni di metano c’è un ampio spettro di opzioni per ridurre i consumi. La rapidità dei tagli è strettamente legata alle scelte della politica. Ma non solo: vanno affrontate anche le dinamiche che agiscono come blocco a livello locale. Prendiamo le rinnovabili. Con un serio percorso di semplificazione (anche per i piccoli impianti) si potrebbe mettere in moto una valanga. E sinceramente non si capisce (o forse si capisce bene) la timidezza con la quale si muove il governo. Ma andrà affrontato con serietà il coinvolgimento delle realtà locali. L’opposizione che si riscontra in molti casi è pretestuosa, che si tratti di digestori anaerobici, parchi eolici (magari a 65 km dalla costa) o impianti solari. E si dovranno evidenziare i benefici legati alla diffusione delle rinnovabili che saranno facilitati dalla diffusione delle comunità energetiche, ma dovranno valere anche e soprattutto per i grandi impianti. [Questo articolo è pubblicato anche su “QualEnergia.it“] © RIPRODUZIONE RISERVATA

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Ha svolto attività di ricerca presso il Cnr e il Politecnico Milano, dove è responsabile del master “Ridef – reinventare l’energia”. È stato direttore generale del ministero dell’Ambiente e consigliere di Pierluigi Bersani al ministero delle Sviluppo economico. È direttore scientifico del Kyoto Club un’organizzazione non profit, creata nel febbraio del 1999, costituita da imprese, enti, associazioni e amministrazioni locali, impegnati nel raggiungimento degli obiettivi di riduzione delle emissioni dei gas climalteranti. È anche direttore scientifico della rivista e del portale “QualEnergia” promossi da Legambiente e da Kyoto Club. È presidente di Exalto, una società impegnata nella transizione energetica in atto. Autore di oltre 100 pubblicazioni scientifiche e di cinque libri, fra cui “2 °C - Innovazioni radicali per vincere la sfida del clima e trasformare l’economia”, 2016, e “Le trappole del clima”, 2020, scritto insieme a GB Zorzoli, Edizioni Ambiente.

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