Qui in alto, colonna di profughi siriani al confine con la Turchia; sotto il titolo, ucraini in fuga dalle bombe di Putin

Polonia, Ungheria, Austria per anni hanno respinto alle loro frontiere i profughi di guerra, rifiutato ogni distribuzione a livello europeo di quelli che arrivavano in Italia e nel sud dell’Europa. Adesso accolgono a braccia aperte gli ucraini in fuga dai missili di Putin. Un miracolo: quelli — i respinti — erano mussulmani, mediorientali, afghani, africani di pelle scura, mentre questi — gli accolti — sono cristiani, bianchi, spesso biondi e di carnagione chiara. Quanto durerà questo clima di benevolenza non tanto verso i disgraziati della terra in genere, ma verso quelli ucraini in particolare? L’agenzia per i rifugiati delle Nazioni Unite stima che l’ondata di profughi potrebbe crescere oltre un milione e mezzo di unità. Difficile che Polonia, Ungheria e gli altri paesi di confine continuino ad essere così generosi


L’articolo di STEFANO RIZZO, americanista

I respinti erano mussulmani, mediorientali, afghani africani di pelle scura; gli accolti sono cristiani, bianchi, spesso biondi e di carnagione chiara; quelli erano “altri”, questi sono dei “nostri”

GESÙ HA FATTO il miracolo, ha toccato il loro cuore e sono diventati buoni e accoglienti. Perdonate l’osservazione irriverente. Ma che altro dire di Polonia, Ungheria, Austria che dopo avere per anni respinto alle loro frontiere i profughi di guerra, avere rifiutato ogni distribuzione a livello europeo di quelli che arrivavano in Italia e nel sud dell’Europa, avere alzato muri e recinti di filo spinato, usato cani, sfollagente e gas lacrimogeni contro i disgraziati che fuggivano dalla guerra, adesso li accolgono a braccia aperte? Un miracolo. Ah, non avevo notato una piccola differenza: quelli — i respintierano mussulmani, mediorientali, afghani, africani di pelle scura, mentre questi — gli accoltisono cristiani, bianchi, spesso biondi e di carnagione chiara. Quelli erano altri, questi sono dei nostri.

Anche gli americani, che due anni fa con Donald Trump avevano fissato la soglia di ingresso per i rifugiati a 20.000 unità l’anno e con Biden l’hanno portata a 100.000 — anche gli americani dicevo, che da sette mesi tengono decine di migliaia di afgani in un limbo nelle loro basi all’estero centellinandone l’ingresso negli Stati Uniti con esasperante lentezza, adesso hanno inviato qualche migliaio di soldati in Polonia per velocizzare la registrazione degli almeno 100.000 ucraini che hanno passato il confine (altri 400.000 si trovano negli altri paesi confinanti). «Gli Stati Uniti sono certamente pronti ad accogliere i rifugiati dell’Ucraina», ha detto la portavoce della Casa bianca Jen Psaki. Certo gli ucraini non appartengono a quei “paesi di m***a” (secondo la elegante definizione di Donald Trump) i cui immigrati per questo motivo gli Stati Uniti rifiutavano. Gli ucraini sono diversi, sono europei, sono cristiani, hanno la pelle chiara.

Profughi haitiani inseguiti dalle guardie a cavallo lungo il confine statunitense

Lodevole attivismo, quello americano, mosso da autentico spirito caritatevole, se si pensa che solo pochi messi fa le guardie di frontiera a cavallo degli Stati Uniti prendevano a frustate ricacciandoli in acqua poche migliaia di haitiani di pelle scura — uomini, donne e bambini — che cercavano rifugio dalla guerra civile e dalla fame che imperversa nel loro paese.

Lodevole spirito di accoglienza anche quello del ministro dell’Interno polacco Mariusz Kaminski, il quale ha affermato che «chiunque fugge dalle bombe e dai fucili russi può contare sul sostegno dello Stato polacco». Eh già, certo, perché chi fugge dalle bombe e dai fucili russi è più meritevole di accoglienza di chi fugge dalle bombe e dai fucili dei talebani, siriani, libici, etiopi (e anche americani ed europei). Così il primo ministro polacco Mateusz Morawiecki, che pure ha speso milioni di dollari per costruire un muro per fermare questi rifugiati di serie B, adesso ha aperto varchi alle frontiere per fare entrare quelli di serie A, seppure avvertendo che in futuro «l’Europa tutta dovrà farsene carico». Ah sì? l’Europa tutta, come quando lui rifiutava la distribuzione anche di un solo rifugiato proveniente dal Mediterraneo e dai Balcani?

Viktor Orbàn aveva definito i migranti una minaccia esistenziale per l’Ungheria, aveva eretto barriere di filo spinato e aveva chiuso in campi di concentramento a soffrire il freddo e la fame i pochi che erano riusciti ad entrare

Anche Viktor Orbàn, compagno sovranista di Morawiecki, evidentemente è stato toccato dallo spirito buonista di accoglienza. In passato aveva definito i migranti una minaccia esistenziale per l’Ungheria, aveva eretto barriere di filo spinato e aveva chiuso in campi di concentramento a soffrire il freddo e la fame i pochi che erano riusciti ad entrare. Adesso invece ha ordinato al suo esercito di lasciare passare liberamente i profughi ucraini.

Ma naturalmente non è solo il colore della pelle che fa la differenza e neppure il fatto che gli ucraini sono «vicini di casa» (come ha detto un altro sovranista ora convertito all’accoglienza, il cancelliere austriaco Nehammer). Il fatto è che i rifugiati mediorientali provengono in larga parte da paesi dove gli americani, con o senza gli alleati occidentali, hanno condotto guerre, sfociate poi in guerre civili, che hanno devastato quei paesi e creato crisi umanitarie. Accettare la loro (e nostra) responsabilità nei confronti della gente che fugge dalle quelle guerre è difficile perché vorrebbe dire ammettere la nostra responsabilità per averle provocate. Quindi questi esodi vengono trattati alla stregua di calamità naturali di cui nessuno è responsabile. Mentre invece per i profughi ucraini si può inequivocabilmente puntare il dito contro un chiaro responsabile, la Russia. E allora l’accoglienza nei confronti degli aggrediti diventa un ulteriore strumento di condanna nei confronti dell’aggressore.

L’agenzia per i rifugiati delle Nazioni Unite stima che nei prossimi giorni e settimane l’ondata di profughi esterni potrebbe crescere oltre un milione e mezzo di unità, con in più circa 4,5 milioni di profughi interni

Quanto durerà questo clima di benevolenza non tanto verso i disgraziati della terra in genere, ma verso quelli ucraini in particolare? Difficile dirlo. L’agenzia per i rifugiati delle Nazioni Unite stima che nei prossimi giorni e settimane l’ondata di profughi esterni potrebbe crescere oltre un milione e mezzo di unità, con in più circa 4,5 milioni di profughi interni. Se così sarà, è difficile che Polonia, Ungheria e gli altri paesi di confine continuino ad essere così generosi. Ricordiamo che in Europa per anni, prima e dopo l’ingresso della Polonia nell’Unione, montò l’avversione per “l’idraulico” polacco che toglieva il lavoro a quelli europei. La stessa cosa sicuramente succederebbe, passato l’empito umanitario, nei confronti dei profughi ucraini. 

Speriamo soltanto che questa guerra finisca presto e che ognuno possa tornare nelle proprie case. Di razzismo, sciovinismo, nazionalismo, in Europa ne abbiamo già abbastanza© RIPRODUZIONE RISERVATA

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Giornalista, docente universitario, romanziere, ha insegnato relazioni internazionali all’Università la Sapienza di Roma. Ha collaborato con svariate testate a stampa e online scrivendo prevalentemente di politica e istituzioni degli Stati Uniti. E’ autore di svariati volumi di politica internazionale: Ascesa e caduta del bushismo (Ediesse, 2006), La svolta americana (Ediesse, 2008), Teorie e pratiche delle relazioni internazionali (Nuova Cultura,2009), Le rivoluzioni della dignità (Ediesse, 2012), The Changing Faces of Populism (Feps, 2013). Ha pubblicato quattro volumi di narrativa; l’ultimo è Melencolia (Mincione, 2017)

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