La storia così fondamentale e così tragica della persecuzione degli ebrei nel Ventennio fascista e nella Repubblica di Salò dovrebbe essere analizzata e approfondita nelle nostre scuole. E la storia del clero di base e dei Vescovi illuminati che ne salvarono tanti nei conventi dell’Appenino, per sottrarli ai lager nazisti, andrebbe raccontata. Quanti giovani di oggi la sanno?


Il commento di VITTORIO EMILIANI

Liliana Segre, deportata ad Auschwitz il 30 gennaio 1944, a 14 anni. Sopravvissuta

È DECISAMENTE AMARA la riflessione della senatrice a vita Liliana Segre che si può riassumere così: “scomparsi noi, in Italia la Shoah verrà dimenticata”. In effetti nelle scuole, anche in quelle statali oltre il livello dell’obbligo, nei licei ad esempio, compresi quelli sperimentali, questa storia così fondamentale e così tragica non rientra, che io sappia, nel piano di studi. E invece dovrebbe venire analizzata, approfondita insieme a quella del Ventennio fascista per far comprendere tutto l‘orrore della dittatura mussoliniana e della Repubblica di Salò che sciaguratamente la seguì. 

Sono vissuto negli anni del fascismo e della guerra a Urbino dove vivevano ancora alcune nobili famiglie ebraiche come i Coen e i Moscati. Si salvarono tutti nascosti per tempo nei conventi dell’Appennino grazie al clero di base e alle direttive di Vescovi illuminati. Ma non andò così in altre Diocesi e purtroppo non pochi italiani ebrei perirono nei lager nazisti. Tutte storie come la grande razzia al Ghetto di Roma che dovrebbero essere raccontate e insegnate affinché la memoria di questa comunità presente in Italia, a Roma soprattutto, e che precede il Cristianesimo non vada dispersa. Non a caso lo stesso Giovanni Paolo parlò dei «nostri fratelli maggiori». Nel Giardino dei Giusti per Israele è ricordato un grande italiano, il primario del Fatebenefratelli, Borromeo, che tanti ne salvò rischiando la vita costantemente. Ma quanti giovani di oggi lo sanno? © RIPRODUZIONE RISERVATA

Direttore onorario - Ha cominciato a 21 anni a Comunità, poi all'Espresso da Milano, redattore e quindi inviato del Giorno con Italo Pietra dal 1961 al 1972. Dal 1974 inviato del Messaggero che ha poi diretto per sette anni (1980-87), deputato progressista nel '94, presidente della Fondazione Rossini e membro del CdA concerti di Santa Cecilia. Consigliere della RAI dal 1998 al 2002. Autore di una trentina di libri fra cui "Roma capitale Malamata", il Mulino.