
«Istruitevi, perché avremo bisogno di tutta la nostra intelligenza. Agitatevi, perché avremo bisogno di tutto il nostro entusiasmo. Organizzatevi, perché avremo bisogno di tutta la nostra forza». È quanto scrisse Antonio Gramsci il 1919 sul primo numero di “L’Ordine Nuovo – Rassegna settimanale di cultura socialista”. Ed è quanto hanno fatto anche negli anni più duri del fascismo tanti operai comunisti per combattere la dittatura di Mussolini e costruire orizzonti di giustizia ed eguaglianza. Lo hanno fatto mettendo in gioco tutta la propria vita e, quando è stato necessario, sono saliti sulle montagne contro i tedeschi e i repubblichini di Mussolini per liberare l’Italia dal nazifascismo. Nelle parole che seguono il ricordo delle letture di una di queste avanguardie operaie autodidatta. Le scrive con affetto il nipote di un nonno mai conosciuto di cui porta con orgoglio il nome
◆ Il ricordo di BATTISTA GARDONCINI *
“Guardia rossa. Guardia dell’Ordine Nuovo. Operaio e comandante partigiano. Fucilato dai tedeschi. Lottò contro il fascismo dalla giovinezza alla morte. Perché sincero patriota, perché vissuto con coerenza e caduto da eroe per gli ideali del nostro partito, potete ricordare, o compagni, che egli fu un buon comunista”.
► Con le parole riscritte qui in alto, mio nonno, Battista Gardoncini, era ricordato su una lapide affissa nella sede della ventiduesima sezione del Pci di Torino a lui intitolata. Quella sezione non c’è più, e neanche il Pci. Ma la lapide è affissa sul muro di casa mia, all’ombra di un bel glicine che in questi giorni è in fiore. La guardo spesso, per ricordarmi di lui e della sua storia, finita tragicamente il 12 ottobre del 1944, quando fu fucilato per rappresaglia insieme a otto compagni in via Cibrario a Torino. Era stato catturato un mese prima nelle Valli di Lanzo, dove era stato uno degli animatori della zona libera che i partigiani difesero dai tedeschi e dai fascisti per ben quattro mesi, tra il giugno e il settembre di quell’anno.

A questa straordinaria e poco conosciuta stagione di libertà ho dedicato qualche tempo fa un documentario visibile cliccando qui. Ma oggi, per la Festa della Liberazione, vorrei parlare dei libri di mio nonno, che ancora conservo nella biblioteca di casa. Era un operaio autodidatta, con una istruzione formale ferma alla scuola elementare. Quei libri plasmarono la sua vita e la sua coscienza politica, facendone un perfetto esempio di quella aristocrazia operaia che tanto contribuì alla costruzione di un paese migliore, e di cui oggi, purtroppo, ci sarebbe ancora bisogno.
Alcuni conservano il timbro del carcere, dove periodicamente finiva “per motivi di sicurezza” quando i gerarchi fascisti venivano in visita a Torino. Ma soprattutto colpisce la varietà dei titoli, che spaziano dai grandi classici della letteratura alla politica, dalla filosofia all’arte. Qui mi limito a citare gli autori più presenti: Anatole France, Maksim Gor’kij, Lev Tolstoj e l’amatissimo Jack London, di cui aveva letto tutte le opere. C’erano anche Platone, Voltaire, Hegel, Nietzsche, Spencer e Darwin, oltre naturalmente a Marx, Engels e Lenin, diligentemente annotati ai margini. E non mancavano i manuali di astronomia di Flammarion e i libretti d’opera. Aveva una passione per la lirica, soprattutto per Wagner, e in montagna – hanno raccontato i suoi partigiani – fischiettava sempre le arie più famose. Molti sono rilegati, come allora si faceva per preservare oggetti considerati preziosi, perché il loro acquisto incideva pesantemente sul bilancio di una famiglia operaia.
Battista leggeva tanto, sempre. Pochi mesi dopo la sua fucilazione il figlio Giuseppe, mio padre, ne scrisse un commosso ricordo: «terminato il lavoro si isolava dal resto del mondo, non udiva nulla di ciò che capitava attorno a lui, e mangiava con il giornale o con il libro stesso sul tavolo, inutilmente richiamato alla realtà dai famigliari. Mentre leggeva una ruga profonda si disegnava sulla fronte, i suoi nervi erano tesi al massimo, la sua volontà appariva concentrata in uno sforzo tremendo».

Ecco. È così che mi piace pensare a Battista, il nonno che non ho mai conosciuto e di cui porto con orgoglio il nome, nell’anniversario di un 25 aprile che si celebra in un mondo in fiamme, mentre gli eredi di Mussolini governano l’Italia schierandola come d’abitudine dalla parte sbagliata della storia. Il confronto tra lui e i tanti intellettuali prezzolati che affollano i salotti televisivi per spiegarci le ragioni dei più ricchi e il loro diritto di plasmare tutti gli altri a loro immagine e somiglianza, è impietoso. Non è questa la democrazia per la quale lui e i suoi compagni si sono battuti e sono morti.
(*) L’autore dirige oltreilponte.org
