I nonni d’oggi sono quegli uomini e quelle donne, che dopo averci dato la vita, ci hanno donato la democrazia, hanno fatto “esplodere” in senso positivo l’economia del nostro Paese subito dopo la guerra. Ma possono essere essere considerate figure moderne, proprio perché sanno essere antiche nel custodire tradizioni identità e valori, e capaci di  costruire una “modernità” con radici solide in un presente cosi veloce da produrre disorientamento totale. Eppure, nonostante la loro centralità e la loro potenzialità i nonni restano una “categoria” fragile e trascurata. In Italia le politiche sull’invecchiamento attivo procedono lentamente, e in alcuni casi sono totalmente assenti. Troppo spesso gli anziani sono percepiti come peso e non come risorsa, la marginalizzazione, l’isolamento e la scarsa valorizzazione istituzionale, mostrano un paradosso: a fronte di un ruolo insostituibile, manca un riconoscimento pieno e strutturato per la coesione sociale


◆ Il commento di VITO AMENDOLARA

Il 2 ottobre l’Italia celebra il ventesimo anniversario della Festa dei Nonni, istituita nel 2005, in coincidenza con la ricorrenza liturgica dei Santi Angeli Custodi. Non è un caso: i nonni, come gli angeli, rappresentano figure di protezione e custodia, pilastri affettivi che accompagnano le famiglie e la società intera. Essi sono molto più di una presenza affettiva, svolgono una funzione sociale essenziale perché custodiscono la memoria storica e cultuale delle famiglie sostenendo  concretamente figli e nipoti. Il loro impegno “gratuito” specie nella cura quotidiana dei bambini oltre che dell’intera Comunità, dà vita a legami intergenerazionali e spesso suppliscono a carenze del welfare, diventando un sostegno economico e organizzativo indispensabile per le famiglie.

I nonni sono quegli uomini e quelle donne, che dopo averci dato la vita, ci hanno donato la democrazia, hanno fatto “esplodere” in senso positivo l’economia del nostro Paese subito dopo la guerra. Persone che nel corso della propria esistenza si sono adattati ad assumere ruoli diversi, calibrandoli sulle esperienze e sulle attività in cui si sono trovati coinvolti, nei tanti momenti della propria vita, ed in particolare in quello dei genitori che si trasformano in nonni con l’arrivo dei nipoti. La pronuncia della parola nonno coincide con il lieto evento, rendendo l’investitura Ufficiale, non esiste un esame da sostenere o un decreto di nomina che conferisca la nuova carica. Essere nonni è una proclamazione di fatto. 

Eppure questa figura cosi potente, nella sua essenza è in una posizione asimmetrica con il riconoscimento che le spetta, per il valore che esprime nella famiglia, nella società e nell’economia. Tale constatazione è ancora più evidente quando si pensa alla dimensione assunta dalla figura dei nonni, che non è più assimilabile a quella tradizionale, i profondi cambiamenti avvenuti nella società, nella famiglia, e il mutato rapporto genitori/figli, hanno ridisegnato i contorni dei ruoli specifici della funzione e dei diritti dei nonni. Non si è ancora acquisita del tutto la consapevolezza  del  ruolo determinante che può potenzialmente essere esercitato da queste importanti figure, in una società che in continua evoluzione , segnata dalla liquidità dei legami, rende l’essere umano sempre più vulnerabile condizionato da nuovi stili di di vita legati alla “modernità”  (intesa come rottura con la tradizione).

La profonda crisi dei modelli relazionali, la visione incerta del futuro  attualmente segnato in particolar modo dai venti di guerra sempre più forti che soffiano sull’Europa e nel mondo, ci rappresenta una realtà in cui i nonni possono essere considerate figure moderne, proprio perché sanno essere antiche nel custodire tradizioni identità e valori, e capaci di  costruire una “modernità” con radici solide in un presente cosi veloce da produrre disorientamento totale. Eppure, nonostante la loro centralità e la loro potenzialità i nonni restano una “categoria” fragile e trascurata. Le politiche sull’invecchiamento attivo in Italia procedono lentamente,  e in alcuni casi sono totalmente assenti. Troppo spesso gli anziani sono percepiti come peso e non come risorsa, la marginalizzazione, l’isolamento e la scarsa valorizzazione istituzionale, mostrano un paradosso: a fronte di un ruolo insostituibile, manca un riconoscimento pieno e strutturato, che lascia spazio all’Ageismo definito dall’Oms (Organizzazione Mondiale della Sanità) una vera e propria minaccia globale per la salute e la coesione sociale. 

Anche i numeri testimoniano l’importanza di una realtà non tanto nascosta. Secondo le più recenti rilevazioni Istat, gli anziani over 65 in Italia superano i 14 milioni, pari a circa il 24% (tre punti sopra la media europea) della popolazione. Gran parte di loro ricopre il ruolo di nonni, con una media di 2-3 nipoti a famiglia. L’Italia è uno dei Paesi più longevi al mondo (secondo dopo il Giappone) con la speranza di vita  che supera gli 83 anni e con una crescente incidenza di ultranovantenni. Questo significa che le nuove generazioni hanno spesso la possibilità di conoscere non solo i nonni, ma anche i bisnonni.  A livello europeo, il fenomeno è simile: l’invecchiamento demografico interessa l’intero continente, sempre secondo  Eurostat:

– oltre il 21% della popolazione UE ha più di 65 anni;
– in Paesi come Germania, Grecia, Portogallo e Spagna l’incidenza è vicina a quella italiana;
– i nonni europei rappresentano un capitale sociale enorme, spesso coinvolto nell’educazione e nel welfare familiare.

L’Italia, insieme alla Grecia, è tra i Paesi in cui i nonni dedicano più tempo alla cura diretta dei nipoti: circa il 33% di loro si prende cura dei bambini almeno una volta a settimana. Questo “Esercito” di esperienza e di disponibilità continua a sostituire in maniera saggia e intelligente  l’assenza dei genitori nei periodi più importanti della vita dei bambini e degli adolescente in particolare, in più di una famiglia su tre, aiutano il bilancio domestico e sono punto di riferimento delle famiglie per l’aiuto fornito ai nipoti fuori dell’orario scolastico. Se ci fossero più parchi giochi, piste ciclabili, incontri nelle scuole per raccontare la loro esperienza e trasmettere i saperi i nonni darebbero vita ad una infrastruttura sociale capace di offrire benessere e qualità della vita alle future generazioni.

Parlare dei nonni significa dunque guardare a un patrimonio umano, affettivo e spirituale. Sono il ponte tra passato e futuro, custodi della continuità, spesso invisibili ma fondamentali. Valorizzarli non vuol dire soltanto celebrare una ricorrenza, ma ripensare politiche sociali e culturali che ne riconoscano il ruolo nella famiglia e nella società civile, perché, come scriveva Chesterton, «i nonni sono un dono che il tempo fa al futuro». Una ricchezza che illumina i nipoti e, con essi l’intera società  che ancora tarda a prenderne atto. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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Delegato confederale Coldiretti di Bari, precedentemente con lo stesso incarico a Reggio Emilia. Già direttore regionale della Coldiretti Campania, è attualmente presidente dell’Osservatorio Dieta Mediterranea e vicepresidente della “Federazione europea sulla sicurezza sanitaria e sicurezza animale”, con delega alla sicurezza alimentare. Membro dell'Accademia dei Georgofili e componente della Task Force della Lega Italiana per la Lotta contro i Tumori: Benessere e Nutrizione. È componente dell'Advisor Board della European Lifestyle Medicine Organization di Ginevra. Docente a contratto presso le università Parthenope e Federico II di Napoli. Giornalista pubblicista e accademico della Cucina italiana, nominato dal Presidente Sergio Mattarella Ufficiale della Repubblica.