Il tempio di Afrodite davanti al mare, l’origine di Locri Epizefiri e quelle cose di un altro mondo

Avete assistito mai ad una discussione tra Aristotele e Timeo di Tauromenion? Testimoni al diverbio: Polibio, Strabone, Pausania il Periegeta, Zeleuco e la poetessa calabrese Nosside. Succede sulle colline di Epopi, per stabilire se la città jonica sarebbe stata fondata da adultere locresi dopo aver diviso il talamo con i loro schiavi quando i mariti erano in guerra. Ammiccando, Nosside mi chiede, a mezza voce, di domandare a Zeleuco, costituzionalista della città, del tempio di Afrodite: «Qui le ragazze locresi di buona famiglia, per “devozione” alla Dea dell’amore, almeno per una volta praticavano la prostituzione sacra»


Il racconto di ARTURO GUASTELLA, nostro inviato in Magna Grecia

¶¶¶ Non capita tutti i giorni, siatene certi, di assistere ad un’accesa discussione, tra un filosofo ed uno storico antico. Capita in Magna Grecia, ed è accaduto al vostro cronista. Se, poi, il filosofo si chiama Aristotele, e lo storiografo, Timeo di Tauromenion, e che altri testimoni al diverbio, sono uno storico come Polibio, un geografo come Strabone, un altro geografo viaggiatore, come Pausania il Periegeta, un costituzionalista magno greco, come Zeleuco e, perfino, una poetessa calabrese come Nosside, allora il discorso si fa davvero interessante. Come mai, vi chiederete, tutti questi storici e geografi, come una sorta di testimoni a “discarico” per uno o per l’altro attore? Il fatto è che i “convenuti” (notate la finezza dei termini giuridici) devono dirimere, una volta per tutte, la questione se Locri Epizefiri (Lokroi Epizephyrioi) − nel cuore della Calabria − fosse stata fondata dai Locresi Opunzi, o dai Locresi Ozoli. E il problema non è di poco conto, vi assicuro, come cercherò di spiegarvi in seguito. 

Intanto la discussione si svolge sulla collina di Epopi a seicento stadi da Reggio Calabria e il discorso si anima quando Aristotele, mal sopportando la caratura culturale filiforme (a dire dello Stagirita) di Timeo, fa presente che egli, oltre ad essere un grande filosofo, è anche uno storico e, perfino, un critico letterario. «Nulla da eccepire sulla tua grandezza di pensiero − gli fa eco lo storiografo siciliano − solo che stavolta, anche a lume di logica, è quasi certo che a fondare questa colonia nella Megale Hellas, siano stati i Locresi Ozoli, in quanto questi, gli Ozoli, abitavano la zona a nord del Golfo di Corinto. Agli Opunzi, invece, popolando la penisola Euboica quindi nell’Egeo, sarebbe stato ben più difficile approdare in Magna Grecia». 

Stizzito, il grande filosofo apostrofa un altro astante, che se ne stava mezzo nascosto dal chitone della poetessa: «E tu, Evante, non hai proprio niente da dire?». Curioso, interrogo con lo sguardo Pausania, il quale mi dice che Evante è l’ecista, il fondatore storico, cioè, della Locri calabrese. Il poverino, forse intimidito dal gran nome del maestro di Alessandro il Grande, farfuglia che Locri Epizefiri è stata edificata da Aiace Oileo. A questo richiamo mitico-eroico, Aristotele, Strabone e Zeleuco, accennano ad un sorriso. Lieve, però, perché la fondazione degli eroi dell’epos omerico delle colonie magnogreche è, da queste parti, un argomento serio, da trattare con le molle, per non mettersi contro intere città e, perfino, qualche divinità. 

Ma perché è così importante sapere se la Locri della Grande Grece, sia stata fondata dagli Opunzi o dai Locresi Ozoli? Rispondono, ad una voce, lo storico Eforo di Cuma (nell’Elide e non già quella campana) e l’archeologo francese François Lenormant che, nel frattempo, richiamati dalla discussione, erano ascesi alla collina. «Devi sapere − spiega Eforo, il quale prima si era informato con il Lenormant se mi conoscesse − che, se Locri Epizefiri fosse stata fondata dagli Opunzi, come sostiene Aristotele, e come, invece, contesta Timeo, avrebbe avuto un’origine a dir poco equivoca». «Già − continua l’archeologo parigino − perché allora sarebbe stata fondata da adultere locresi. Approfittando del fatto che i mariti erano andati in guerra, esse avevano fatto occupare i loro talami dagli schiavi. Poi, quando i “nostoi”, i reduci, cominciavano a fare ritorno, hanno pensato bene di fuggirsene con i loro amanti e con i figli avuti da loro, ben lontani dalla Grecia, fino alle coste dell’Ausonia, fondando, appunto, Locri Epizefiri». 

Azz! È, quindi, un questione di corna? «Tu  scherzi − mi fa la faccia truce Timeo, cui per il dispetto la coppola siceliota gli si è girata di tre quarti − ma con questa nomea, nell’antichità dire di essere locrese, significava affermare di essere figli di una ἑταίρα». «È un fatto, però − interviene Polibio −, che a Locri Epizefiri, per moltissimi anni, c’è stata una società matriarcale, e io ho documentato come in città fossero considerati nobili soltanto i cittadini che discendevano dalla linea femminile delle cosiddette Cento Famiglie. A conferma che le fedifraghe, quando erano fuggite dalla Grecia, avevano pensato bene di portarsi la cassa». A mezza voce, ma proprio a mezza voce, Nosside, la poetessa, ammiccando, mi chiede di domandare a Zeleuco − era stato lui a scrivere la Costituzione di Locri Epizefiri − di quel tempio di fronte al mare dedicato ad Afrodite: «Qui le ragazze locresi di buona famiglia, per “devozione” alla Dea dell’amore, almeno per una volta praticavano la prostituzione sacra». Le Ierodule, insomma. Non me la sono sentito di chiedere. Con buona pace di tutti. ♦ © RIPRODUZIONE RISERVATA

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Foto: sotto il titolo, il parco archeologico di Locri Epizefiri; nella pagina, i pinakes prodotti dagli artigiani locresi nella prima metà del V secolo a.C., con l’utilizzo di matrici (ne sono state distinte 81), e decorati con una vivace policromia; gli archeologi ne hanno recuperati e classificati migliaia [credit Musei Italiani]

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Giornalista dal 1971. Ha alternato la sua carriera di biochimico con quella della scrittura. Ha diretto per 14 anni “Videolevante”, una televisione pugliese. Ha tenuto corrispondenze dall’Italia e dall’estero per “Il Messaggero”, “Corriere della Sera”, “Quotidiano”, “La Gazzetta del Mezzogiorno” per la quale è editorialista. Con la casa editrice Scorpione, ha pubblicato “Fatti Così” e, con i Libri di Icaro, “Taranto - tra pistole e ciminiere, storia di una saga criminale”, scritto a due mani con il Procuratore Generale della Corte d’Assise di Taranto, Nicolangelo Ghizzardi. Per i “Quaderni” del Circolo Rosselli, ha pubblicato, con Vittorio Emiliani, Piergiovanni Guzzo e Roberto Conforti, “Dossier Archeologia” e, per il Touring club italiano, i “Musei del Sud”.