Ad attrarmi era stato un racconto di Puskin, dai colori lividi di una vicenda misteriosa in un paese del Nord Europa. Da lì al saggio di Freud “Al di là del principio di piacere” il passo fu immediato, per ritrovare quel che tanti anni prima mi aveva raccontato K., il mio primo “barone” alla “Sapienza”, mentre, da poco laureato, ero suo assistente. Aveva fatto la Prima guerra mondiale come giovanissimo guardiamarina della flotta asburgica. Una singolare cavalcata che non ti aspetti tra fisica, filosofia e psicoanalisi, e ti lascia a bocca aperta davanti alla coazione a ripetere del “ritorno all’equilibrio”


Il racconto di HERR K.*

* Con questo racconto Herr K. comincia le sue incursioni sulle pagine di “Italia Libera”. Quel che c’è da sapere sul suo conto lo spiega lui stesso nella bio a fondo pagina 

CHI NON METTE il naso nella biblioteca di un amico? Io ci aggiungo il vizio di leggere la prefazione del libro che attira l’attenzione. Era stato un racconto di Puskin, dai colori lividi e vagamente horror di una vicenda misteriosa in un paese del Nord Europa. Non ricordo molto di quel libriccino se non che nella prefazione, a opera, mi sembra, di due psicologi, veniva presentato — non ci giurerei se per nessi con il racconto, forse di più per ‘far sapere’ — “Al di là del principio di piacere”, un saggio di Freud che andai immediatamente ad accattarmi. Scritto nel 1920, ripropone il conflitto empedocleo Eros/Thanatos in chiave “biologica”, ma con rilevanti addentellati psicoanalitici. Lascio agli ‘addetti ai lavori’ la “ciccia”, le riflessioni sulla coazione a ripetere che F. colloca tra i sintomi della nevrosi: si ripete per non ricordare, tramite “l’eterno ritorno all’uguale”. Avvertibile l’influenza di Schopenauer. Alla ripetizione “demoniaca” di esperienze traumatiche F. associa un desiderio o pulsione di morte (Thanatos), e da qui, secondo alcuni studiosi, la nascita della “vera” psicoanalisi. 

Albert Einstein e Sigmund Freud: intrecci inaspettati tra fisica matematica e psicoanalisi

Aveva fatto premio, per me invece, una certa commozione, perché scorrendo quel saggio verificavo cose che tanti anni prima mi aveva raccontato K., il mio primo “barone” alla “Sapienza”, mentre, da poco laureato, ero suo assistente. Una delle non molte figure di grande interesse che ho incontrato all’università. Aveva fatto la Prima guerra mondiale come giovanissimo guardiamarina della flotta asburgica e sbavavo per il fatto che, provenendo lui da una famiglia molto agiata della Trieste di Kakania, aveva potuto frequentare subito dopo la guerra, a compensare la sfasciata università italiana, i “Sommersemester” delle università di Berlino e di Vienna. A Berlino se la vedeva coi maestri di Einstein, e infatti a poco più di vent’anni aveva scritto un articolo sulla Relatività Generale che Einstein aveva da poco coniato. E a Vienna passeggiava la sera con Adler, ma anche con Schlick, von Berthalanffy & C., che di lì a poco avrebbero dato vita al mitico “Circolo di Vienna”. E poi quel vagare, quando parlavamo dopo la lezione, sui temi della grande cultura mitteleuropea; e la misera figura, che cercai goffamente di nascondere, quando mi descrisse con competente poesia l’aria clou del “Der Rosenkavalier” di Richard Strauss. A me, che ero impegnato nel preparare la rivoluzione! 

Ritratto di Ludwig Boltzmann, uno dei più grandi fisici di tutti i tempi

La bava però commutava in guardinga partecipazione quando il vegliardo — decisamente più giovane di me oggi, e andava avanti a morfina per un’implacabile nevralgia al trigemino che neanche il famoso Olivecrona, guru svedese della neurologia, era riuscito a curare — cominciava a entrare nel dettaglio dei temi su cui discutevano durante le passeggiate viennesi: «L’evoluzione psichica di una persona dovrebbe poter essere determinata da ‘equazioni di moto’, desunte da un principio variazionale come si usa nei vari formalismi della Meccanica. Che funzione mettere, però, nell’integrale d’azione (la cui ‘variazione’ genera le equazioni di moto, nda)? Pensavamo alla ‘libido’. Certo, grande la difficoltà di poterla quantificare matematicamente …». Mica male la pensata, ma nella mia presunzione di giovane fisico teorico, che stava sperimentando da qualche tempo il verbo leninista, liquidavo mentalmente queste fascinose costruzioni come minchiate meccanicistiche. Del resto, non era entrato in polemica Lenin con l’“empiriocriticismo”, cioè proprio col pensiero di Mach (sì, quello del “numero di Mach” quando si supera la barriera del suono)? Ed Ernst Mach, fisico e filosofo, aveva avuto una grande influenza su tutta la cultura mitteleuropea a cavallo tra fine Ottocento e primi del Novecento, della quale allora non mi rendevo ben conto, Lenin a quanto pare sì. 

Quasi parola per parola, almeno in alcuni brani, ritrovavo nel saggio di Freud le parole di K. e l’ombra imponente di Mach. Sì, perché in quel testo Freud sostiene una teoria generale del vivente, il quale per passare dall’indifferenziato al differenziato, a forme organizzate di vita, deve compiere un grande “sforzo” che assorbe molto lavoro. Di qui la tendenza naturale a tornare all’equilibrio, come insegna ai fisico-matematici sia il calcolo variazionale che il celebre collegamento tra entropia e probabilità della Meccanica statistica, fondata da un altro figlio dell’augusto impero, Boltzmann, contemporaneo di F. 

Tornare all’equilibrio, vale a dire, dissipare la forma raggiunta, disgregare il livello di organizzazione faticosamente conseguito per tornare all’indifferenziato. Pertanto, ogni pulsione è per F. “pulsione di morte” (Thanatos), una spinta per il ritorno all’equilibrio, cioè alla morte della forma differenziata; mentre le “pulsioni di vita” sono solo quelle che generano ordine dal disordine caotico dell’equilibrio, le pulsioni “germinative” (Eros) che strappano ogni essere vivente dall’indifferenziato per organizzarlo in quanto tale, dal paramecio al primate. 

L’arditezza di quel saggio fa giustizia di tutti i bigotti che hanno letto F. in chiave solo sessuale, ma temerario mi appare ancora oggi il trasferire, complice la coazione a ripetere, quella concezione generale dell’evoluzione del vivente alla dinamica dei processi psichici. Dando una qualche ragione postuma allo sbrigativo, un po’ tranchant, me dell’epoca. © RIPRODUZIONE RISERVATA

Non ha mai amato la poesia, in particolare quella contemporanea. Archiloco, Saffo, Lucrezio, Dante, Ariosto, Shakespeare e Leopardi, stop. Per questo, forse, si diletta a cimentarsi con racconti brevi, il romanzo non è nelle sue corde e nemmeno alla sua portata. Fascinato dalla Mitteleuropa di Hofmannsthal, Schnitzler, e sì, pure Roth. Ha un sano disprezzo per quell’orda di umanisti — tutti hanno sicuramente scritto poesie anche dopo i vent'anni — che infesta l'amministrazione pubblica ed è colpevole di linguaggio e procedure, che in nome di Sicurezza e Privacy bastonano impietosamente le parti basse degli utenti; e che vanificano gli sforzi per far risalire l’Italia dall’attuale ultimo posto nella Ue per digitalizzazione. Promette di lardellare con excursus scientifici, episodicamente, qualche racconto. Per contribuire a superare il gap che ha la letteratura italiana, fatti salvi Gadda, Calvino e, in parte, Eco ?. Ma sta anche valutando se non tralignare con un po’ di esoterismo