Zanzare, rane e rondoni: gli equilibri naturali saltati tra città e campagna

I rondoni, straordinari “cacciatori” di zanzare, in città non sanno più dove nidificare; restaurando i palazzi storici, si chiudono senza ragione i buchi delle impalcature rimasti aperti per secoli

La natura ha in sé le forze per combattere gli elementi di snaturamento. Poi ci pensano gli uomini, per esempio quando immettono nel Po quei feroci pesci-siluro che eliminano la fauna ittica normale e loro stessi divengono oggetto di caccia da parte, spesso, di immigrati dell’Est che poi li esportano guadagnandoci sopra dei bei soldi. E intanto i nostri fiumi sono già inquinati dalla latitanza di depuratori per i liquami urbani


Il corsivo di VITTORIO EMILIANI

LE ZANZARE SONO aumentate nelle nostre città, specie nei centri storici, per una ragione denunciata dall’ambientalista Francesco Mezzatesta. Nel restaurare i palazzi antichi o vecchi vengono chiusi i buchi lasciati per decenni dalle impalcature e quindi i rondoni non sanno più dove ricoverarsi e contribuire potentemente alla lotta contro le zanzare. Un altro contributo importante è quello che ci danno in campagna le rane se non vengono schiacciate da auto e camion nei loro trasferimenti stradali. La natura ha in sé le forze per combattere gli elementi di snaturamento. Poi ci pensano gli uomini, per esempio quando immettono nel Po quei feroci pesci-siluro che eliminano la fauna ittica normale e loro stessi divengono oggetto di caccia da parte, spesso, di immigrati dell’Est che poi li esportano guadagnandoci sopra dei bei soldi. E intanto i nostri fiumi dell’area padana sono già inquinati dalla latitanza di depuratori di liquami urbani (Milano mi pare ancora fermo all’unico depuratore di Nosedo). A Roma funziona un sistema di depuratori e infatti pesci e anguille non mancano, ma c’è anche stato e c’è tanto abusivismo edilizio, specie sull’Aniene che viene considerato il killer del Tevere con tanti depuratori scassati che nessuno pensa di riparare. Come si lasciano dove stanno gli sfasciacarrozze che spargono sulle rive e nel fiume gli olii esausti delle auto abbandonate al degrado. Vogliamo andare avanti o indietro ancora così a lungo? © RIPRODUZIONE RISERVATA

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Direttore onorario - Ha cominciato a 21 anni a Comunità, poi all'Espresso da Milano, redattore e quindi inviato del Giorno con Italo Pietra dal 1961 al 1972. Dal 1974 inviato del Messaggero che ha poi diretto per sette anni (1980-87), deputato progressista nel '94, presidente della Fondazione Rossini e membro del CdA concerti di Santa Cecilia. Consigliere della RAI dal 1998 al 2002. Autore di una trentina di libri fra cui "Roma capitale Malamata", il Mulino.