Nel Rinascimento l’asparago divenne piatto d’elezione delle corti europee, simbolo di lusso e di primavera, tanto che Luigi XIV ne pretendeva la coltivazione nelle serre di Versailles per gustarlo tutto l’anno. La parte che consumiamo non è il fusto adulto, ma i turioni, giovani germogli che emergono dal rizoma sotterraneo, detto “zampa”. Dal punto di vista nutrizionale, l’asparago è un campione di leggerezza. Cento grammi di turioni freschi apportano appena 20 calorie, ma forniscono un patrimonio di vitamine (A, C, E, K e quelle del gruppo B) e minerali come potassio, fosforo, calcio e ferro. I turioni verdi crescono alla luce, sviluppano clorofilla e hanno un sapore deciso e leggermente erbaceo, ricco di vitamine e antiossidanti. Varietà particolari che producono turioni viola, celebri per esempio quelli di Albenga in Liguria: hanno un colore inconfondibile e un sapore intenso, più fruttato e aromatico. La colorazione è dovuta alla presenza di antociani, pigmenti antiossidanti che arricchiscono l’asparago viola


◆ Il racconto di STEFANIA DE PASCALE

Asparagi selvatici per la vendita a mazzetti

L’asparago arriva in punta di piedi, quasi fosse un ospite d’onore che non ama fare rumore. Spunta dal terreno con i suoi turioni sottili e carnosi, diritti come piccoli bastoncini verdi, bianchi o violetti, pronti a ricordarci che la primavera è finalmente arrivata. Il suo nome scientifico, Asparagus officinalis, porta con sé un’indicazione antica. “Officinalis” richiama infatti le officine erboristiche, dove già nel passato le sue proprietà salutari erano note e apprezzate. Appartenente alla famiglia delle Liliaceae (oggi collocato da molti autori nelle Asparagaceae), l’asparago è parente stretto di cipolla, aglio e porro. Ha radici profonde nella storia del Mediterraneo: era conosciuto dagli Egizi, celebrato dai Romani – che lo consideravano un cibo raffinato e degno delle mense aristocratiche – e citato da Apicio nelle sue ricette. Nel Rinascimento divenne piatto d’elezione delle corti europee, simbolo di lusso e di primavera, tanto che Luigi XIV ne pretendeva la coltivazione nelle serre di Versailles per gustarlo tutto l’anno. La parte che consumiamo non è il fusto adulto, ma i turioni, giovani germogli che emergono dal rizoma sotterraneo, detto “zampa”. Se non raccolti, i turioni si allungano rapidamente e diventano fusti alti e ramificati, ornati da sottili cladofilli verdi che sostituiscono le foglie vere e proprie, ridotte a piccole squame. L’asparago è una pianta dioica: ci sono esemplari maschili e femminili, e i primi sono più apprezzati in coltivazione perché garantiscono turioni numerosi, sottili e regolari.

Non tutti gli asparagi sono uguali. I turioni verdi crescono alla luce, sviluppano clorofilla e hanno un sapore deciso e leggermente erbaceo, ricco di vitamine e antiossidanti. Sono i preferiti nel mercato italiano, apprezzati nelle ricette regionali che vanno dai risotti lombardi alle frittate primaverili del Sud. Diverso è il destino dei turioni bianchi, che vengono coltivati al buio, sotto cumuli di terra o coperture opache che impediscono la fotosintesi. In questo modo restano teneri, zuccherini e dal gusto delicato, quasi burroso. Sono amatissimi in Germania, Olanda e soprattutto in Francia, dove l’asparago bianco è protagonista di zuppe e piatti raffinati. Esistono infine varietà particolari che producono turioni viola, celebri per esempio quelli di Albenga in Liguria: hanno un colore inconfondibile e un sapore intenso, più fruttato e aromatico. La colorazione è dovuta alla presenza di antociani, pigmenti antiossidanti che arricchiscono l’asparago viola di proprietà nutraceutiche ancora più spiccate.

I colori delle varietà di asparagi (credit foto Graciella Demonne/Shutterstock)

Dal punto di vista nutrizionale, l’asparago è un campione di leggerezza. Cento grammi di turioni freschi apportano appena 20 calorie, ma forniscono un patrimonio di vitamine (A, C, E, K e quelle del gruppo B) e minerali come potassio, fosforo, calcio e ferro. È ricco di fibre solubili e insolubili, utili a regolare la digestione, e di composti bioattivi come l’asparagina, che stimola la diuresi e favorisce la depurazione dell’organismo. Contiene inoltre polisaccaridi solubili con effetto prebiotico, capaci di contribuire al controllo della glicemia e dei livelli di colesterolo, mentre acidi fenolici, flavonoidi e saponine conferiscono proprietà antiossidanti e antinfiammatorie. Una curiosità ben nota è che poche ore dopo averlo consumato molte persone percepiscono un odore pungente nell’urina, dovuto alla degradazione dell’asparagina in composti solforati volatili: un fenomeno innocuo e transitorio. Non tutti però fanno la stessa esperienza: alcuni individui non producono quantità rilevabili di questi composti, altri invece li producono ma non riescono a percepirne l’odore a causa di differenze genetiche nella sensibilità olfattiva. Anche questo dettaglio contribuisce a rendere l’asparago un ortaggio tanto singolare quanto riconoscibile. Non a caso, è spesso celebrato come alimento “detox”, alleato ideale per riequilibrare la dieta dopo i mesi invernali.

I turioni dell’asparago come vengono fuori da un campo ben drenato

L’asparago è anche un esempio virtuoso di economia circolare. Dopo la selezione commerciale, fino al 50% della produzione resta come scarto: punte spezzate, turioni fuori calibro, residui verdi. Oggi questi sottoprodotti non sono più considerati rifiuti, ma materie prime per l’estrazione di molecole bioattive da impiegare in integratori nutraceutici, alimenti funzionali e cosmetici naturali. Studi recenti dimostrano che proprio negli scarti si concentra una notevole quantità di antiossidanti e fibre, capaci di arricchire nuovi prodotti a valore aggiunto. Così l’asparago diventa non solo alimento, ma risorsa completa e sostenibile. La coltivazione richiede pazienza e cura. Un’asparagiaia non si improvvisa: l’impianto si fa con le “zampe”, rizomi di un anno, disposti in file nei terreni sciolti e profondi che l’asparago predilige. La vera produzione inizia dal terzo anno, ma poi dura oltre un decennio. L’asparago ama i terreni ben drenati e ricchi di sostanza organica, tollera i freddi invernali e resiste alla siccità estiva grazie alle radici robuste che penetrano in profondità. In Italia le zone più vocate sono il Veneto, l’Emilia-Romagna, il Piemonte e la Campania, con varietà locali di pregio come il Bianco di Bassano, il Verde di Altedo IGP, il Bianco di Cantello e il Violetto di Albenga.

Asparagi gratinati al forno

In cucina l’asparago è versatile e raffinato. Lessato e condito con olio e limone, avvolto in prosciutto, gratinato al forno, protagonista di risotti e frittate, regala un gusto unico che richiama la freschezza della primavera. Le punte, più tenere, sono considerate una vera prelibatezza, mentre le parti più coriacee trovano impiego in vellutate e brodi. Il sapore varia secondo la tipologia: deciso ed erbaceo per il verde, dolce e delicato per il bianco, aromatico e fruttato per il viola. Accanto all’asparago coltivato, nelle campagne e nei boschi mediterranei resistono gli asparagi selvatici (Asparagus acutifolius), più sottili, intensi e leggermente amarognoli, raccolti a primavera e protagonisti di piatti popolari come le frittate contadine, in cui il loro gusto deciso incontra la semplicità delle uova fresche. L’asparago non è soltanto un ortaggio: è un simbolo culturale e stagionale. Annuncia la primavera, porta leggerezza a tavola, unisce passato e futuro. Radicato nella tradizione mediterranea, oggi si rinnova con innovazioni agronomiche, ricerche nutraceutiche e pratiche di economia circolare. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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Professore ordinario di Orticoltura e Floricoltura dell’Università Federico II di Napoli dove dirige il “Laboratory of Crop Research for Space”, componente del CTS dell’ASI e autrice del libro "Piantare patate su Marte: il lungo viaggio dell’agricoltura" (Aboca, Ed.).