Con uno stop alla variante del Comune di Langhirano, l’organo di tutela paesaggistica ha bloccato la costruzione di un prosciuttificio con “vista castello” in un luogo protetto dalla legge. L’imprenditore privato non molla e punta a un piano B per aggirare l’ostacolo. È l’“urbanistica contrattata”, bellezza! E a finire sotto accusa è chi difende territorio e paesaggio. Una buona parte della politica è “anti natura” e mal sopporta le norme a protezione del territorio definendole “lacci e lacciuoli”, anche nel campo delle energie rinnovabili. Le Regioni non pianificano il territorio e non mappano luoghi da proteggere e aree idonee destinate agli impianti energetici, in particolare per le “torri eoliche”. Le soprintendenze restano isolate come ultimo baluardo allo sfasciume territoriale


L’articolo di FRANCESCO MEZZATESTA, medico e naturalista

Il Castello di Torrechiara di Langhirano e il paesaggio parmense; sotto il titolo, il Castello nei colori autunnali

A SALVARE IL CASTELLO di Torrechiara dal rovinoso progetto di costruirvi attorno uno stabilimento di prosciutti, è arrivata la decisione della Soprintendenza di Parma che, in base al decreto di tutela paesaggistica del 1976, ha emesso uno stop alla variante del comune di Langhirano che permetteva di edificare in un luogo protetto con “vista sul castello”. Questo grazie alla mobilitazione dell’opinione pubblica a cui, con due articoli del 30 agosto e del 5 settembre, ha contribuito non poco “Italia Libera”. Ancora una volta dobbiamo alle Soprintendenze un freno al disprezzo culturale del territorio e del paesaggio quello che si basa su una visione prettamente sviluppista che punta al “liberi tutti, aboliamo ogni vincolo” senza curarsi dei valori. Politici senza pudore affermano che le Soprintendenze frenano lo sviluppo e queste dichiarazioni fanno presagire ulteriori danni. 

Esiste purtroppo una buona parte della politica “anti natura” che mal sopporta le norme a protezione del territorio definendole “lacci e lacciuoli”; e, mentre si riempie la bocca di un’ipotetica svolta green dell’economia, lavora in senso opposto osteggiando le minime regole di tutela ambientale e paesaggistica. Prendiamo per esempio la questione delle fonti rinnovabili e in particolari le torri eoliche. Questi monumenti energetici impropriamente denominati “parchi eolici” vengono installati un po’ dappertutto dove tira il vento in nome di un minor utilizzo di combustibili fossili. Ma se si invocano le rinnovabili senza ridurre gli impianti tradizionali basati sul fossile cosa cambia? Se all’aumento delle rinnovabili non calano i consumi energetici tradizionali, solare e eolico non rappresentano un’alternativa alla riduzione di gas serra perché sono un’aggiunta al consumo che tende all’infinito in un mondo finito. 

Avvoltoio Grifone ucciso dalle pale eoliche (foto di Francesco Mezzatesta)

Il problema di fondo sul territorio è la mancanza di una seria pianificazione da parte delle Regioni in grado di mappare le aree più delicate ecologicamente e paesaggisticamente dove evitare la localizzazione di tralicci e pale, individuando al contempo le possibili zone idonee. In mancanza di questo quadro mappatorio, ecco che deve intervenire la Soprintendenza cercando di tutelare il tutelabile. Forse potremmo localizzare un impianto eolico in Piazza S. Marco a Venezia? Ovviamente no ma è la stessa cosa quando enormi torri del vento vengono localizzate in posti sbagliati danneggiando interi crinali montani o zone ecologicamente fragili con occupazione di habitat, costruzione di strade di accesso e danneggiamento dell’avifauna (in particolare i grandi rapaci veleggiatori). In questi casi nel silenzio delle Istituzioni che premono per spendere i soldi del Pnrr senza curarsi del dove, l’unica speranza di limitare i danni sta ancora una volta nell’intervento della Soprintendenza. 

Le Soprintendenze sono l’ultimo baluardo allo sfasciume territoriale portato avanti da molti Enti locali e da una politica indifferente alla tutela del paesaggio e della natura. Dopo aver eliminato la Forestale e ridotto il grado di intervento della Polizia provinciale, dopo aver tentato di ridurre i Parchi nazionali a Pro loco, adesso vorrebbero limitare anche il potere di controllo delle Soprintendenze. Queste operano per il bene comune e andrebbero ringraziate e sostenute come nel caso della scelta di Parma che ha fermato lo scempio paesistico attorno al castello di Torrechiara. Ma mai abbassare la guardia perché ecco che in questa vicenda da parte privata si affaccia un piano B. Questo atteggiamento è frutto della dannosa scelta politica che permette l’“urbanistica contrattata” in cui sono gli imprenditori che propongono dove poter costruire e non, come dovrebbe essere, l’applicazione di indicazioni pianificatorie ecosostenibili da parte di un organo pubblico sovraordinato e indipendente. E l’esito è sotto gli occhi di tutti, con il consumo illimitato del suolo e la distruzione continua degli habitat naturali e del paesaggio. © RIPRODUZIONE RISERVATA

Medico e naturalista, nel 1970 iniziò a promuovere la crescita della Lipu di cui è considerato il “padre fondatore adottivo” occupandosene per oltre vent’anni. Nel periodo in cui il movimento ambientalista italiano era agli albori, creò il “Centro recupero rapaci” di Parma, un particolare “ospedale per uccelli rapaci feriti”, il primo in Italia. Per il suo impegno di “ambientalista storico “ ha ricevuto diversi riconoscimenti e premi tra cui l’”Airone d’oro” (1986) e l’”European Award for the Environment” (1987) ricevuto a Londra dal Principe Carlo. Nel 1991 è stato nominato dal ministro dell’Ambiente presidente della Commissione per la conservazione della natura. Divulgatore naturalista scrive articoli su temi legati alla tutela ambientale e ha pubblicato diversi libri relativi alla conoscenza della biodiversità e in particolare al riconoscimento degli uccelli e al comportamento dei cani. Oggi concentra la propria attività sulla difesa di rondini e rondoni.

-