Giorgia Meloni vince la sua corsa verso Palazzo Chigi e celebra nella notte «il riscatto» degli ex ragazzi e ragazze del Fronte della Gioventù, divenuti Fratelli e sorelle d’Italia. Dovrà fare i conti con la «responsabilità» di governo e capiremo se sono davvero “Pronti” a caricarsi sulle spalle i problemi del Paese. Disfatta catastrofica del Pd, rivincita elettorale dei Cinquestelle di Conte, ritorno in Parlamento di una piccola pattuglia dei Verdi


L’editoriale di IGOR STAGLIANÒ

Giorgia Meloni, leader di Fratelli d’Italia, agli albori della sua militanza in Azione Giovani a metà degli anni Novanta; sotto il titolo, il prossimo premier italiano nelle prime foto della vittoria

LA VITTORIA C’È STATA, in un travaso quasi aritmetico da un partito di centrodestra all’altro, come avviene da sempre, se il centrodestra si presenta unito: l’altra volta da Berlusconi a Salvini, stavolta dal capitano (già ex?) della Lega alla leader dei Fratelli d’Italia. Il travaso stavolta s’è indirizzato verso il partito più a destra dello schieramento parlamentare e Giorgia Meloni può ricevere le chiavi di Palazzo Chigi: per CnnWashington Post sarà il premier più a destra dai tempi di Mussolini. Con quale governo lo capiremo nei prossimi giorni. Adesso è l’ora del «riscatto» — così l’ha definita Meloni, stanotte, nella sua prima dichiarazione pubblica — degli ex ragazzi e ragazze del Fronte della Gioventù e di Azione Giovani. Divenuti Fratelli e sorelle d’Italia come reazione al “tradimento” di Gianfranco Fini — questa fu l’accusa politica e la motivazione “etica” del recupero della Fiamma dalle mani di Pino Rauti. Credere che a gonfiare le vele della Meloni sia bastato l’abbrivio del “gigante buono” Crosetto è appena appena fuori scala. L’ha aiutata ad individuare gli ambienti giusti nell’establishment e quali rotte atlantiche percorrere, questo sì. Per andare dove e fare cosa lo capiremo a stretto giro.

Vedremo nei prossimi giorni se la destra è pronta a caricarsi sulle spalle i problemi del Paese e risolverne almeno qualcuno. E capiremo presto se saprà davvero affrontare «il tempo della responsabilità» di fronte al Paese, all’Europa e al mondo, come la leader ha evidenziato ai suoi colleghi di partito e di coalizione, sempre stanotte — con un filo evidente di prudenza e preoccupazione. Soprattutto ricorrendo ancora una volta alle ricette già fallite nei tre governi precedenti del centrodestra, nell’ultimo dei quali lei stessa era ministra di Berlusconi.

Il segretario del Pd Enrico Letta non ha saputo aggregare le forze per combattere su un terreno vincente; sfocati, i due leader dell’alleanza rosso-verde, Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni

E qui emerge la grande occasione mancata del centrosinistra. Non solo nell’incapacità di Enrico Letta di aggregare le forze, così palesemente evidente ben prima del catastrofico risultato elettorale del 25 settembre. L’occasione da non mancare era l’individuazione del terreno su cui condurre la battaglia. Non poteva essere, in tutta evidenza, la celebratissima Agenda Draghi. A saperla cogliere — sul piatto d’argento della semplice realtà — era lì, sotto gli occhi di tutti: la giustizia sociale e climatica intrecciate nell’emergenza energetica, alimentata dal conflitto ucraino. 

È quanto hanno urlato dal 2019 sulle vie del mondo Greta Thunberg e i ragazzi di Friday For Future con gli scioperi per il clima. A cui partiti e leader rendono omaggio nelle circostanze canoniche, tranne ripartire subito dopo con i bla bla di sempre, lungo i binari che ci hanno portato sull’orlo del baratro.

Torino, 27 settembre 2019, 50mila ragazze e ragazzi scendono in piazza nello sciopero per il clima lanciato da Greta Thunberg (credit Alessandro Di Marco/Ansa)

Per la fortuna di tutti, analisi, proposte e — soprattutto — esperienze economiche, sociali e imprenditoriali mietono successi e producono risultati eccellenti, a cui “Italia Libera” ha dato e darà ancor meglio voce. Esse indicano che la realtà sul campo è più avanzata di quanto le rappresentanze politiche non abbiano saputo sin qui interpretare e sviluppare. Realtà operose, quasi sempre di alta qualità che la chiacchiera giornalistica cancella dal suo cono visivo. 

Ed è quel che è necessario fare per ricostruire la coesione sociale distrutta dalla crisi economica e pandemica. Una disgregazione sociale generata da un pensiero unico predatorio che distrugge risorse umane, dissipa beni comuni (o li privatizza), emargina pezzi crescenti di società. Tamponata, almeno in parte, dalla rimonta elettorale dei Cinquestelle di Conte che ha potuto far leva su Reddito di cittadinanza e Superbonus. Non indica anche questo l’astensionismo più alto della storia repubblicana? Oltre sedici milioni di cittadini che fuggono dalle urne dovrebbero allarmare chi ha a cuore la democrazia. E incoraggiare, per converso, chi voglia rimotivare con buoni argomenti la partecipazione anche dei tanti concittadini ripiegati su se stessi, tra penose solitudini individuali ed emarginazioni sociali diffuse.

Per adesso, e a partire da subito, assisteremo agli stracci che voleranno dalle finestre del Nazareno, ai contorcimenti egotistici dell’autoproclamato Terzo Polo — a lunga distanza dai voti del terzo polo vero che ha il volto autocompiaciuto del presidente dei 5S, i quali dimezzano, comunque, i voti della precedente legislatura. Si perderà altro tempo, per stabilire se serve più “anima” o “cacciavite” (per stare al titolo dell’ultimo libro del leader Pd). Si scelga almeno quale direzione prendere. © RIPRODUZIONE RISERVATA

Direttore - Da inviato speciale della Rai, ha lavorato per la redazione Speciali del Tg1 (Tv7 e Speciale Tg1) dal 2014 al 2020, per la trasmissione “Ambiente Italia” e il telegiornale scientifico "Leonardo" dal 1993 al 2016. Ha realizzato più di mille inchieste e reportage per tutte le testate giornalistiche del servizio pubblico radiotelevisivo, e ha firmato nove documentari trasmessi su Rai 1, l'ultimo "La spirale del clima" sulla crisi climatica e la pandemia.

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