Il Parco del Gran Paradiso e l’ascensione poco principesca di S.A.S. Alberto II di Monaco

Qui in alto e sotto il titolo, il Principe Alberto II di Monaco (il secondo in cordata) arriva in cima ai 4061 metri della Vetta del Gran Paradiso (foto di Marco Spataro)

Nel centenario della nascita del Parco e per inaugurare il 25° “Gran Paradiso Film Festival”, l’11 luglio scorso si è arrampicato sulla vetta del Gran Paradiso anche Sua Altezza Serenissima nella cordata aperta da un veterano delle guide alpine valdostane. In realtà, la Carta del Gran Paradiso — «per affermare i princìpi di sviluppo sostenibile e conservazione della natura» — il Principe di Monaco l’ha portata in cima solo per gli ultimi 361 dei 4061 metri di quota: facendo finta di arrivare dal fondo valle a favore di fotografi e telecamere. Per i primi 3700 metri la testa coronata è ascesa comodamente, fino alla schiena dell’asino, a bordo di un elicottero (in sigla “Sierra Alfa 3”) molto poco sostenibile: sorvolando un’area protetta (interdetta al volo) e bruciando cherosene (riservato ai soccorsi alpini di emergenza)


L’articolo di FABIO BALOCCO

Eliski nel Monterosa Ski

MI HA SEMPRE fatto sorridere la difesa dell’ambiente, in particolare quello marino, da parte del Principato di Monaco e nel contempo il suo avanzamento in mare pur di poter realizzare nuovi edifici ed ospitare nuovi ricchissimi residenti [leggi qui nota 1]. Mi ha sempre fatto sorridere altresì il greenwashing della Valle d’Aosta, perché di questo si tratta quando ci mostra incantevoli scenari e nel contempo consente l’utilizzo dell’elicottero a fini turistici sia d’estate (elibike) che d’inverno (eliski). 

E questa comunione fra Principato, elicottero e Val d’Aosta ha trovato la sua più divertente espressione in questi giorni, in cui si celebra il centenario della nascita del Parco Nazionale Gran Paradiso. È stato così che, in data 11 luglio scorso, il Principe Alberto II di Monaco ha ritenuto di partecipare alla presentazione della Carta del Gran Paradiso — il solito bla bla sull’ossimoro dello sviluppo sostenibile — che si è pensato bene di portare sulla vetta del Gran Paradiso, un quattromila (4061 m.) luogo simbolo di protezione: «In questa occasione verrà presentata la Carta del Gran Paradiso, per affermare i princìpi di sviluppo sostenibile e conservazione della natura che sono alla base dei rapporti istituzionali e di amicizia fra Regione autonoma Valle d’Aosta e Principato di Monaco. La Carta sarà poi simbolicamente portata sulla vetta del Gran Paradiso a 4.061 metri di quota e diffusa online per tutti coloro che vorranno firmarla, condividendo il proprio impegno concreto per un mondo più sostenibile».

La parabola dei ciechi dipinta da Pieter Bruegel il Vecchio nel 1568, Napoli, Museo di Capodimonte

Peccato che un guardiaparco — Giovanni Bracotto, caposervizio Valle di Rhemes del Corpo di Sorveglianza del Parco — abbia scoperto che Sua Altezza Serenissima sia stata depositata da un elicottero sulla schiena d’asino, a circa 3700 metri di altitudine per poi concludere l’ascensione regolarmente in cordata con una guida alpina, un assessore ed altra compagnia. Ora, a parte la considerazione che è vietato il sorvolo dell’area protetta con l’elicottero (salvo apposite deroghe), viene da chiedersi con quale faccia si possa parlare del pur irraggiungibile sviluppo sostenibile autorizzando l’utilizzo del mezzo aereo più rumoroso ed inquinante.

Confesso che questo articolo mi è stato suggerito da Mountain Wilderness, con questo commento: «Hai voglia di scriverne o la nausea è troppa?». No, non provo più nausea. Anni fa, magari. Oggi tutto sommato mi diverto a vederci scivolare nel fossato di Bruegel il Vecchio [leggi qui nota 2]. © RIPRODUZIONE RISERVATA


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About Author

Nato a Savona, risiede in Val di Susa. Avvocato (attualmente in quiescenza), si è sempre battuto per difesa dell’ambiente e problematiche sociali. Ha scritto “Regole minime per sopravvivere” (ed. Pro Natura, 1991). Con altri autori “Piste o pèste” (ed. Pro Natura, 1992), “Disastro autostrada” (ed. Pro Natura, 1997), “Torino, oltre le apparenze” (Arianna Editrice, 2015), “Verde clandestino” (Edizioni Neos, 2017), “Loro e noi” (Edizioni Neos, 2018). Come unico autore “Poveri. Voci dell’indigenza. L’esempio di Torino” (Edizioni Neos, 2017), “Lontano fa Farinetti” (Edizioni Il Babi, 2019), “Per gioco. Voci e numeri del gioco d’azzardo” (Edizioni Neos, 2019), “Belle persone. Storie di passioni e di ideali” (Edizioni La Cevitou, 2020), "Un'Italia che scompare. Perché Ormea è un caso singolare" (Edizioni Il Babi, 2022). Ha coordinato “Il mare privato” (Edizioni Altreconomia, 2019). Collabora dal 2011 in qualità di blogger in campo ambientale e sociale con Il Fatto Quotidiano, Altreconomia, Natura & Società e Volere la Luna.