Siamo nell’ultimo comune della Val d’Ala, una delle tre valli di Lanzo, Alpi Graie. Balme è famosa soprattutto per il bellissimo pianoro (Pian della Mussa) che si estende a circa 1850 metri di altitudine sotto le alte vette dell’Uia di Ciamarella e dell’Uia di Bessanese, “immortalata” quest’ultima anche sull’etichetta dell’acqua minerale che prende il nome proprio dal Piano


L’articolo di FABIO BALOCCO

IL PIANO ERA raggiungibile fino a qualche anno fa da una strada asfaltata (costellata dalle prese dell’acqua dell’acquedotto di Torino che un tempo forse raggiungeva direttamente i toretti distribuiti in città) e dalla mulattiera storica, percorsa con gli sci da Adolfo Kind in compagnia del figlio Paolo e del tenente Luciano Roiti nel dicembre 1896. Era una delle prime volte che in Italia si utilizzava questo nuovo attrezzo: lo sci. Da cui appunto la fama e l’importanza storica del percorso. Tutte fregnacce, evidentemente, per il comune montano, che nel 2004 mise in moto i bulldozer per eliminare la mulattiera e costruirci una strada (la chiamano pista solo perché non è asfaltata, ma è larga quattro metri). Giustificazione: creare un percorso per escursionisti, ciaspolatori, fondisti.

La mega panchina posizionata al termine della pista

Ora, si noti bene: la strada asfaltata che mena al Piano è rigorosamente chiusa con tanto di sbarra, ed è perciò agevolmente praticabile dagli sportivi durante il periodo invernale. Molto di più della pista, che presenta anche pendenze importanti, è spesso ghiacciata, come ho verificato percorrendola. Ed infatti quasi tutti i frequentatori invernali salgono dalla strada. Non domandiamoci perché sia stata realizzata la pista. Potrei citare decine e decine di piste sulle Alpi occidentali realizzate solo perché il sindaco era un geometra, o era amico di un geometra, o c’erano dei finanziamenti europei. Non so e non voglio saperlo. Resta il dato di fatto di un percorso storico eliminato, quando, quello sì, poteva essere di vanto del Comune, poteva essere segnalato e valorizzato.

Mi si potrà eccepire che questa è una sciocchezza se confrontata con tutte le nefandezze che in questi anni hanno costellato le Alpi. Vero, in assoluto è una sciocchezza ma è anche l’ennesima dimostrazione di come chi abita il territorio spesso non ne sia pure il difensore. Dimenticavo: al termine della pista è stata posta in opera l’ennesima mega-panchina, non sappiamo da chi autorizzata. A dimostrazione che i soldi per le iniziative inutili ed impattanti si trovano sempre. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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Nato a Savona, risiede in Val di Susa. Avvocato (attualmente in quiescenza), si è sempre battuto per difesa dell’ambiente e problematiche sociali. Ha scritto “Regole minime per sopravvivere” (ed. Pro Natura, 1991). Con altri autori “Piste o pèste” (ed. Pro Natura, 1992), “Disastro autostrada” (ed. Pro Natura, 1997), “Torino, oltre le apparenze” (Arianna Editrice, 2015), “Verde clandestino” (Edizioni Neos, 2017), “Loro e noi” (Edizioni Neos, 2018). Come unico autore “Poveri. Voci dell’indigenza. L’esempio di Torino” (Edizioni Neos, 2017), “Lontano fa Farinetti” (Edizioni Il Babi, 2019), “Per gioco. Voci e numeri del gioco d’azzardo” (Edizioni Neos, 2019), “Belle persone. Storie di passioni e di ideali” (Edizioni La Cevitou, 2020), "Un'Italia che scompare. Perché Ormea è un caso singolare" (Edizioni Il Babi, 2022). Ha coordinato “Il mare privato” (Edizioni Altreconomia, 2019). Collabora dal 2011 in qualità di blogger in campo ambientale e sociale con Il Fatto Quotidiano, Altreconomia, Natura & Società e Volere la Luna.

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