
In un quartiere di Torino la popolazione si sta battendo contro il taglio dell’alberata cittadina di Corso Belgio. Non sono ancora al livello di mobilitazione della lotta non violenta dei cittadini di Sheffield per salvare le alberate a lato delle loro strade: 17.500 alberi da abbattere nel giro di 25 anni. E non sono gli unici a dover difendere “le colonne del mondo; se gli alberi vengono tagliati, il cielo cade sopra di noi”, secondo un detto pellerossa. Per non dar segno di stupidità, gli amministratori locali dovrebbero anche saper bene che gli alberi assorbono Co2, offrono ombra e riparo, migliorano la qualità della vita. E allora perché se la prendono con gli alberi sani? Per sostituirli, se va bene, con alberelli, oppure capitozzandoli in modo dissennato, indebolendoli e rendendoli pericolosi per la pubblica incolumità…
◆ Il commento di FABIO BALOCCO
► Mentre il cinema di finzione si rifugia nell’horror, nel sequel, nel prequel, nel thriller, denunciando la fine della fantasia in una società lobotomizzata, il documentario si sta prendendo ovviamente una bella rivincita. Ne è un esempio “The Felling – An Epic tale of People Power”, un documentario britannico che segue le gesta della cittadinanza di Sheffield, nel Regno Unito, che dal 2014 al 2017 condusse una strenua lotta al fine di impedire l’abbattimento degli alberi a lato delle strade, abbattimento assertivamente consentito da un appalto principesco (2,2 miliardi di sterline) stipulato dall’amministrazione comunale con l’impresa Amey per la manutenzione delle strade cittadine. 17.500 alberi da abbattere nel giro di 25 anni. Tre anni di strenua lotta di persone di qualsiasi età, una lotta nonviolenta ma estremamente fantasiosa al fine di salvare alberi che in stragrande maggioranza erano sani e non dovevano necessariamente essere abbattuti. Una lotta una volta tanto a lieto fine: nel 2018 viene istituito un tavolo di concertazione tra Comune e cittadini e alla fine viene deciso che debbano essere abbattuti solo gli alberi morti, malati o pericolosi.

Il film percorre gli anni di lotta, ed è persino commovente vedere quelle persone fino a un giorno prima miti e senza particolari ideali trasformarsi in feroci combattenti. Ed è altresì significativo che il film sia stato trasmesso nella giornata internazionale degli alberi, il 21 novembre, in un cinema di Torino (il Fratelli Marx) ubicato in quella arteria subalpina che sta vedendo la popolazione locale battersi proprio contro il taglio dell’alberata cittadina. Ma la lotta dei cittadini di Corso Belgio non è unica, né in Torino, né nel resto d’Italia, specie le grandi città. Evidentemente ignare del detto pellerossa “Gli alberi sono le colonne del mondo; se vengono tagliati, il cielo cade sopra di noi”, ignare altresì che gli alberi assorbono Co2, che offrono ombra e riparo, migliorando la qualità della vita, le amministrazioni cittadine spesso perseguono una battaglia di rara stupidità volta a eliminare gli alberi, ovvero a sostituirli con alberelli, oppure a capitozzarli in modo dissennato, indebolendoli e rendendoli pericolosi per la pubblica incolumità.
A Torino, oltre a Corso Belgio, di alberi se ne tagliano tanti nel Parco del Meisino, dove si sta realizzando una cittadella dello sport; in futuro nel Parco della Pellerina, per costruire un nuovo ospedale; e forse nel Giardino Artiglieri di Montagna per consentire l’apertura di un ennesimo supermercato. A Milano il Bosco la Goccia. A Roma tagli e capitozzature errate in ogni dove. A Vicenza il Bosco Lanerossi, a Reggio Emilia il Bosco Ospizio e il Bosco Baragalla. Tutti interventi calati dall’alto, senza consultazione della popolazione locale e soprattutto senza spiegare perché tagliare alberi sani. Né deve stupire che le amministrazioni siano di “sinistra”, posto che la disattenzione all’ambiente è pacificamente trasversale. E proprio qui sta il punctum dolens, nell’assoluto disinteresse per la salute e la salubrità dell’ambiente da parte di chi in teoria dovrebbe avere nel proprio Dna l’attenzione ai beni comuni. E qui non si pretende che addirittura si partecipi della vita di quell’albero sano che si andrà a tagliare, che vi sia empatia con un’altra forma di vita che non sia quella umana. No, quella un politico non l’avrà mai. © RIPRODUZIONE RISERVATA
