«Più di 1000 GW di fonti rinnovabili (otto volte superiore alla potenza prodotta in Italia nel 2021): è quanto ha deciso di realizzare entro il 2025 l’Amministrazione nazionale dell’energia cinese (Nea). Un programma tanto ambizioso in tempi così ravvicinati sembra la ricopiatura della raccomandazione di Next Generation Eu: realizzare entro il 2025 il 40% degli obiettivi europei energia/clima del 2030! Ingarbugliati nella rincorsa dei prezzi del gas, alle nostre latitudini ce ne siamo già dimenticati? 

Foto sotto il titolo: Montaggio di un tetto fotovoltaico su un grattacielo cinese


L’AMMINISTRAZIONE NAZIONALE dell’energia cinese (Nea) prevede che ENTRO IL 2025 le fonti rinnovabili SUPERERANNO IL 50% della potenza di generazione elettrica [leggi qui]: notizia del 30 agosto. Per capirci, più di 1000 GW (otto volte superiore alla potenza prodotta in Italia nel 2021). Un programma così ambizioso in tempi così ravvicinati — sembra che il governo cinese voglia ricopiare la raccomandazione di Next Generation Eu di realizzare entro il 2025 il 40% degli obiettivi energia/clima del 2030 — ha un suo perché. 

L’Eni di Descalzi è il fanalino di coda delle grandi compagnie Oil&Gas negli investimenti per le energie pulite tra il 2015 e il 2020 e il distacco è cresciuto

A seguito degli incontri di governo Italia-Cina, cui hanno partecipato significative rappresentanze industriali, sembra guadagnare sempre più credito il gossip che sia stato scelto Claudio Descalzi come general manager dell’audace programma cinese sul fronte delle rinnovabili. E si dà ormai per scontato che l’ad dell’Eni abbia risposto, come un sol uomo: “Plenitude”. Affrettandosi, nel contempo, a nascondere la vergogna di quei 15 GW di rinnovabili che ha programmato per l’Eni al 2030, mentre Total prevede di suo 100 GW e BP 50 GW. 

Ma la vera chicca è che Xi-Jinping sembra si sia rivolto direttamente al Presidente Mattarella, en amitié, perché per coordinare la partita della transizione ecologica gli venga prestato Roberto Humpty Dumpty Cingolani. Pare che anche il nostro, tra un’oscillazione e l’altra, abbia accettato. Che guaio per la Meloni, alla quale, a questo punto, resterebbe solo Carlo Bonomi. Che sfiga! O sono le solite mene dei circuiti internazionali? © RIPRODUZIONE RISERVATA

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