Qui in alto, il campione del mondo alla Maratona di Londra; sotto il titolo, Eliud Kipchoge sul podio della Maratona di Berlino il 25 settembre 2022 (credit Reuters/Fabrizio Bensch

A quasi 38 anni il maratoneta africano stabilisce il record mondiale della maratona: 2h01’09”. È vero che nelle gare di mezzofondo e fondo dell’atletica leggera si può primeggiare anche quando non si è più giovani, e un esempio (in realtà quasi unico) è stato l’etiope Miruts Yifter, che all’età di 36 anni vinse 5.000 e 10.000 metri alle Olimpiadi di Mosca del 1980. Ma il caso di Kipchoge è unico, perché non solo è sul tetto del mondo, ma perché a questi livelli corre dall’inizio del secolo, e il suo primo titolo mondiale è di 19 anni fa, quando ai campionati iridati di Parigi vinse i 5.000 metri. È il campione olimpico in carica nella maratona, anzi ha vinto le ultime due edizioni (Rio de Janeiro 2016 e Tokyo 2020, anche se poi questa si è svolta nel 2021 a causa dalla pandemia)


L’articolo di FABIO MORABITO

ALLA VIGILIA DEI 38 anni, negli sport come la corsa dove conta la condizione fisica e lo sforzo non ha pause, i campioni si sono già ritirati da tempo. E se ci sono eccezioni non riguardano i numeri uno. Nella maratona (42 chilometri e 195 metri di corsa) però stavolta un’eccezione c’è. Anzi c’è un protagonista eccezionale, il keniano Eliud Kipchoge, che compie 38 anni a novembre e il 25 settembre scorso, sulle strade di Berlino, ha stabilito il nuovo primato mondiale correndo la distanza nel tempo di 2 ore 1’09”. Migliorando sé stesso — perché il precedente record era suo — di mezzo minuto preciso, il che equivale a oltre sette decimi di secondo ogni chilometro percorso. E chi sa di atletica sa anche quanto questo rappresenti un’impresa nell’impresa.

L’etiope Miruts Yfter a 36 anni (presunti) vinse 5000 e 10000 metri alle Olimpiadi di Mosca nel 1980

È vero che nelle gare di mezzofondo e fondo dell’atletica leggera si può primeggiare anche quando non si è più giovani, e un esempio (in realtà quasi unico) è stato l’etiope Miruts Yifter, che all’età di 36 anni vinse 5.000 e 10.000 metri alle Olimpiadi di Mosca del 1980. Trentasei anni poi presunti, perché di Yifter non si è mai saputo quando è nato (il 1944 era considerato una probabilità), e a guardarlo sembrava assai più vecchio della sua età dichiarata. Salvo poi correre gli ultimi 400 metri, in entrambe le gare a Mosca, a una velocità impressionante, con la quale schiantò gli avversari. In Italia gli appassionati più esperti ricorderanno il caso di Luciano Acquarone, che indossò per la prima volta la maglia della nazionale per la maratona a 43 anni già compiuti: era il 1972.

Abebe Bikila, campione del mondo alle Olimpiadi di Tokio nel 1964

Ma il caso di Kipchoge è unico, perché non solo è sul tetto del mondo, ma perché a questi livelli corre dall’inizio del secolo, e il suo primo titolo mondiale è di 19 anni fa, quando ai campionati iridati di Parigi vinse i 5.000 metri. È il campione olimpico in carica nella maratona, anzi ha vinto le ultime due edizioni (Rio de Janeiro 2016 e Tokyo 2020, anche se poi questa come si sa si è svolta nel 2021 a causa dalla pandemia). Ci sono riusciti, prima di lui, solo due atleti: Abebe Bikila, che gli italiani in particolare ricordano (vinse a piedi nudi la maratona di Roma 1960, poi fu primo a Tokyo 1964) e il tedesco, allora con la maglia della Germania dell’Est, Waldemar Cerpinski (anche lui i due successi li ha ottenuti consecutivamente, nel 1976 e 1980). Kipchoge, alto 1,67 per 52 chili, è figlio di un’Africa che ora sa accudire i suoi talenti nell’atletica, con un allenatore dedicato, con una multinazionale che gli fornisce scarpette con una piastra in carbonio nell’intersuola, e che appaiono avveniristiche perfino nel disegno aerodinamico. Lo prepara un connazionale Patrick Sang, un ex campione, medaglia d’argento nei tremila siepi alle Olimpiadi del 1992 di Barcellona e secondo nella stessa distanza anche ai Mondiali del 1993, a Stoccarda. Pochi anni dopo, Sang — che intanto continuava a gareggiare nella maratona — sarebbe diventato allenatore di quello che allora era un promettente sedicenne, keniano della tribù dei Nandi, appunto Kipchoge.

Ora il “vecchio” Kipchoge cercherà di stabilire un altro primato: vincere nel 2024, a un passo dai quarant’anni, anche le prossime Olimpiadi, e arrivare quindi dove non è arrivato nessuno, a tre successi in questa gara, che sa già di mito per la sua storia. Infatti questa corsa nasce nel ricordo dell’impresa di Filippide, che percorse la distanza tra Maratona ed Atene — di circa quaranta chilometri — per annunciare l’imprevista vittoria militare dei greci sui persiani. Filippide morì poi a missione compiuta, per lo sforzo, rendendo epica l’idea di quella che diventò una delle gare-culto dei Giochi moderni.

Il prossimo obiettivo del fuoriclasse Kipchoge sono le Olimpiadi Parigi 2024, nella città che lo consacrò campione mondiale a 19 anni, per scendere sotto le due ore (un record già ottenuto a Vienna nel 2019 non omologato)

Con Parigi 2024, nella stessa città che lo consacrò campione mondiale a 19 anni, si chiuderà (forse) la carriera da fuoriclasse di Kipchoge. Scendendo sotto le due ore? In realtà c’è già riuscito, a Vienna nel 2019 (1h59’40), ma quella volta la sua impresa non fu omologata perché non si trattava di una vera e propria gara, ma di una performance, dove in tanti atleti si sono alternati per tagliargli l’aria e trascinarlo all’impresa cronometrica. Va detto poi che le maratone, correndosi su strada, non sono tutte uguali: e fino al 2004 non esisteva neanche il record, si poteva chiamare “migliore prestazione mondiale” il tempo di chi aveva corso più forte di tutti. Poi, la decisione: in uno sport che vive di imprese, e che anche su pista è condizionato — e non solo — da altitudine ed elementi atmosferici, anche la maratona può vantare ora la parola magica. Record. Il cui migliore interprete oggi è un campione senza tempo, e che corre più forte del Tempo che scandisce l’età. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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