Benvenuti fra gli slalom del calendario asimmetrico della Serie A di calcio

Come ogni sport di vertice, il football è un prodotto mediatico: il pubblico ha la facoltà di acquistare o meno, magari ballando tra una tv e l’altra, a seconda della fluttuazione periodica dei diritti in vendita. Il blitz di Dazn, con l’acquisizione di tutte le partite di Serie A (sette delle quali in esclusiva) fino al 2024, toglie a Sky una leadership che sembrava ormai acquisita. Al consumatore il compito di orientarsi nella sempre più intricata trama delle nuove offerte, da cui è peraltro ormai assente la tv di Stato: anche Coppa Italia e Supercoppa Italiana sono stati acquistati da Mediaset per la piattaforma Infinity


L’analisi di MARCO FILACCHIONE

Il calendario asimmetrico della Serie A sarà più “spericolato” di quello lanciato in Premiere League

INTER-JUVENTUS, nona giornata di andata; Juventus-Inter, dodicesima di ritorno. La collocazione nella prossima Serie A del tradizionale “derby d’Italia” serve a ricordare l’ultima (in ordine di tempo) riforma del calcio italiano: il cosiddetto “calendario asimmetrico”, cioè diverso nella successione delle partite tra andata e ritorno. Come si può intuire, nessun tifoso o semplicemente calciofilo sentiva il bisogno di un cambiamento del genere, che invece è teso a semplificare il lavoro di chi programma una stagione sempre più fitta di impegni e incroci complicati. «La nuova formula – ha spiegato la Lega Serie A in una nota – permetterà una migliore distribuzione degli incontri, non condizionati in questo modo da vincoli presenti all’andata che possono ricadere sulla stessa giornata del ritorno e viceversa».

Il calendario asimmetrico è in vigore già nei massimi campionati di Inghilterra, Spagna e Francia. L’asimmetria italiana però sarà ancora più “spericolata”: quella lanciata in Premier League qualche anno fa prevede lo spostamento fra andata e ritorno dell’intero turno, cosicché, poniamo, la seconda giornata dell’andata può diventare in blocco la settima del ritorno. La Serie A ha invece concepito per il girone di ritorno turni completamente slegati dal girone di andata, come fossero sgretolati e ricomposti ex novo.

Il “caos” temperato prevede limitazioni per club geograficamente vicini e club della stessa città

Il “caos” però è temperato e disciplinato da una serie di regole. In primo luogo, una partita non avrà il proprio ritorno prima che siano stati disputati altri 8 incontri. Ovviamente, è escluso il caso in cui due squadre della stessa città giochino in casa nello stesso turno, ma tale limitazione è allargata anche a club geograficamente vicini, come Napoli e Salernitana, Empoli e Fiorentina, Cesena e Spezia. I derby, inoltre, non possono essere collocati nella prima e nell’ultima giornata di campionato e non possono nemmeno essere previsti nei turni infrasettimanali (cioè quelli da giocare nei giorni feriali) per motivi di ordine pubblico. Ancora: le squadre che partecipano alla Champions League non potranno incontrare quelle iscritte all’Europa League o alla nuova Conference League nel turno immediatamente successivo a quello delle coppe. Seguono altri cavilli “tecnici”, complicati e tutto sommato trascurabili. 

La grande platea del tifo calcistico ha accolto la novità con una certa indifferenza, un po’ perché è stata annunciata durante gli europei, che catalizzavano l’attenzione dei più, un po’ perché i tifosi sono ampiamente vaccinati rispetto a una serie di cambiamenti che hanno trasformato il calcio, una volta immutabile nelle sue regole e nei suoi riti, in una materia liquida e plasmabile a seconda di vari interessi ed esigenze. 

Coppa Italia e Supercoppa Italiana volano dalla Rai a Mediaset per la piattaforma Infinity

Basti pensare al dogma della contemporaneità, che evitava alla radice il vantaggio di conoscere in anticipo i risultati delle rivali. Proprio di recente, Sarri è ritornato sullo “scudetto perso in albergo” dal suo Napoli quando i giocatori assistettero alla discussa vittoria della Juventus con l’Inter, la sera prima di giocare a loro volta (e perdere malamente) contro la Fiorentina: «Quando sono salito in camera ho visto giocatori piangere per le scale».

Argomenti ormai oziosi: il calcio, così come ogni sport di vertice, è un prodotto mediatico, che il pubblico ha la facoltà di acquistare o meno, magari ballando tra una tv e l’altra, a seconda della fluttuazione periodica dei diritti. A proposito, il blitz di Dazn, con l’acquisizione di tutte le partite di Serie A (sette delle quali in esclusiva) fino al 2024, toglie a Sky una leadership che sembrava ormai acquisita. Al consumatore il compito di orientarsi nella sempre più intricata trama delle nuove offerte, da cui è peraltro ormai assente la tv di Stato: anche la Coppa Italia e la Supercoppa Italiana, ultimi baluardi Rai, sono volati altrove, presi da Mediaset, che riverserà le partite anche sulla nuova piattaforma Infinity. Di facile non c’è davvero più nulla. © RIPRODUZIONE RISERVATA

About Author

Marco Filacchione, romano, ha esplorato ogni periodicità del giornalismo scritto, lavorando per mensili, settimanali, quotidiani e agenzie di stampa. Ha cominciato negli anni Ottanta con “Il Messaggero”, poi ha seguito da inviato per anni Giro d’Italia, Tour de France e classiche del Nord per il mensile “Bicisport”. In seguito si è occupato di calcio con il mensile “Newsport” e ha fatto parte della redazione del “Corriere dello Sport”, di cui è tutt'ora collaboratore. È autore di una decina di volumi di carattere sportivo.