Nella sua seconda visita nella città marchigiana dei due colli (Urbs bina) fu gentilmente risoluto nel voler ammirare “quella meraviglia del Palazzo Ducale”. Era domenica e non c’era nessuno ad aprire il pesante portone. Ci pensò la simpatica Soprintendente Maria Luisa Polichetti agitando una maxi chiave. E fece sapere, il futuro Carlo III, di voler fare come a Bologna: restaurare le case popolari di sua proprietà in Cornovaglia e ridarle ai propri inquilini. Un re appena nominato che, per strada, davanti a Buckingham Palace sorridendo si lascia dare un bacio da una spettatrice è capace, chissà, di molte sorprese


Il corsivo di VITTORIO EMILIANI

Università di Urbino, 6 maggio 1990: l’allora Principe di Galles ricevuto a Palazzo Bonaventura per un approfondito e cordiale incontro con il Magnifico Rettore Carlo Bo, nella foto di Paolo Bianchi insieme a Gianfranco Rossi, direttore amministrativo dell’Ateneo; sotto il titolo, l’imponente residenza Ducale “palazzo in forma di città”

«MA IO DEVO assolutamente rivedere quella meraviglia del Palazzo Ducale»: Carlo d’Inghilterra venuto per la seconda volta in Urbino era gentilmente molto risoluto. Aveva da poco finito di ricordare il contributo lontano della sua casata alla Accademia e quindi alla casa di Raffaello su per il Monte, uno dei due colli sui quali sorge Urbino (Urbs bina). Era arrivato su un jeppone dalla Toscana dove era ospite dei Frescobaldi, cotto dal sole come lo sono gli inglesi — cioè rosso vivo — e si era mostrato allegro e spiritoso. Aveva scambiato due parole gentili con noi e poi espresso quel desiderio prorompente. 

Ma chi poteva soddisfarlo in un giorno di festa con le strade per giunta sconvolte da lavori pre-elettorali? Per fortuna era con noi la brava e simpatica Soprintendente Maria Luisa Polichetti che, agitando una maxi chiave, disse che poteva aprire lei il pesante portone. E allora su a passo allegro e veloce sulla salita a ciottoli che porta alla imponente residenza Ducale “palazzo in forma di città” che il futuro Carlo III di Inghilterra poté riammirare in tutto il suo splendore, mostrandosi grato e felice come un ragazzo. In quegli anni dipingeva deliziosi acquerelli alla maniera dei grandi viaggiatori stranieri fra ‘700 e ‘800 e polemizzava duramente con gli archistar del tempo che stavano distruggendo la Londra storica a lui molto cara coi docks sul Tamigi ancora sotto casa e non trasferiti a Tilbury.

Anche quando seppe che a Bologna, in un bel convegno, fu lanciato il restauro dei quartieri popolari per i loro abitanti, fece annunciare da un deputato laburista che lui, duca di Cornovaglia, avrebbe fatto restaurare molte case dei suoi sudditi secondo il modello sociale usato da Cervellati nella Città delle Due Torri (ne ho scritto qui il 15 febbraio di quest’anno). E fu un’altra bella notizia sul suo indubbio impegno culturale e comunitario. Questo è il Carlo di Inghilterra che conoscemmo un trentennio fa. E che certo il suo regno pur così tardivo non smentirà. Anche se le tante traversie patite hanno cambiato non poco l’allegro e polemico quarantenne di allora che incuriosì e pure divertì tanti di noi appartenti alla Italia Nostra dei Bassani e dei Cederna. Ma un re appena nominato che per strada davanti a Buckingham Palace si lascia sorridendo dare un bacio da una spettatrice è capace, chissà, di molte sorprese. © RIPRODUZIONE RISERVATA

Direttore onorario - Ha cominciato a 21 anni a Comunità, poi all'Espresso da Milano, redattore e quindi inviato del Giorno con Italo Pietra dal 1961 al 1972. Dal 1974 inviato del Messaggero che ha poi diretto per sette anni (1980-87), deputato progressista nel '94, presidente della Fondazione Rossini e membro del CdA concerti di Santa Cecilia. Consigliere della RAI dal 1998 al 2002. Autore di una trentina di libri fra cui "Roma capitale Malamata", il Mulino.