Già cinque dei 16 eventi critici affrontati nello studio della Exeter University di Devon, in Cornovaglia, sono vicini al punto di non ritorno. Nessuno può oggi valutare quali saranno le conseguenze che essi potranno innescare nella biofisica dell’atmosfera. Intanto, invece di presentare i loro piani sul clima, Cina e Stati Uniti, i massimi emettitori mondiali di Co2, hanno fatto anche della reciproca sfiducia nei rispettivi impegni climatici materia del confronto planetario su chi controllerà il mondo. E i nostri politici? Niente paura, c’è già un asse di ferro tra Meloni e Letta per smuovere insieme i due colossi mondiali. Non ci credete?  

Foto sotto il titolo: Lo scioglimento del permafrost Artico studiato dai ricercatori sul campo con opportuni carotaggi dello strato di ghiaccio in fusione


«IN ALCUNI PUNTI del pianeta siamo già vicini al raggiungere il punto di non ritorno — ha detto Armstrong McKay, che ha coordinato uno studio della Exeter University — e man mano che le temperature globali aumentano i punti di non ritorno aumentano» (Ansa, 8 settembre 2022). Dei 16 eventi critici affrontati nello studio, quelli più vicini al punto di non ritorno sono cinque: se la temperatura globale dovesse superare di 1,5 gradi quella del periodo preindustriale (usata come riferimento nell’accordo di Parigi) potrebbero fondersi le piattaforme di ghiaccio della Groenlandia e dell’Antartide occidentale, le enormi aree di permafrost nordamericane, modificarsi la corrente nel Mare del Labrador e gran parte delle barriere coralline tropicali.

Uno dei tanti orologi climatici (https://climateclock.world/) che ci ricordano lo scorrere veloce del tempo senza adeguati provvedimenti per non superare il punto di non ritorno nelle conseguenze del riscaldamento globale 

Niente paura, perché mancano ben sei anni e 315 giorni al fatidico +1,5 °C! Come potrete controllare ogni giorno su uno dei climate clock. Oddio, neanche sette anni! Intanto, invece di presentare i loro piani sul clima, Cina e Stati Uniti, i massimi emettitori mondiali di Co2, hanno fatto anche della reciproca sfiducia nei rispettivi impegni climatici materia del confronto planetario su chi controllerà il mondo. Ma davanti all’urgenza e alla gravità della situazione Meloni e Letta hanno deciso di ampliare alla crisi climatica globale quella sorta di intesa bipartisan sul pricecap del gas. Come Mario Draghi è stato il primo a segnalare alla Ue, mesi fa, la necessità di un pricecap, così loro si impegneranno con una forte azione diplomatica, ma di respiro globale e coinvolgendo la Ue, perché almeno sulla drammatica questione climatica i due colossi recedano dall’inattivismo. Questo sarà il tema che proporranno parossisticamente nell’ultima parte della campagna elettorale. Le tremende sfide epocali spingono a iniziative politiche fino al giorno prima impensabili. Anche se ci par di cogliere un qualche vostro scetticismo sul fatto che andrà proprio così… © RIPRODUZIONE RISERVATA

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