La minaccia della crisi climatica sulle vigne dell’Unesco nelle Langhe e nel Monferrato

I vignaioli piemontesi: «Per l’aumento delle temperature la vendemmia anticipa ogni anno rispetto al passato». Anche i vini risentono dell’aumento del calore e sono più zuccherini. La sfida per vinificare in modo diverso e garantire l’alta qualità sui mercati nazionali ed esteri. Le vigne a quote più alte insidiano anche i piccoli paesi. Uno sconvolgimento epocale, se non si corre ai ripari


di LAURANA LAJOLO, saggista e scrittrice

Una volta era un orgoglio, per il contadino, avere una vigna ben esposta al sole sul crinale della collina: quella vigna era il suo capolavoro, apprezzato o invidiato da tutti gli altri paesani. Ora quella posizione soleggiata è minacciata dall’aumento delle temperature e molti esperti sono convinti che presto sarà necessario impiantare le vigne più in alto. Nelle Langhe e nel Monferrato le vigne sono posizionate tra i 180 e i 300 metri circa sul livello del mare; e c’è, quindi, la triste probabilità che il paesaggio viticolo, riconosciuto patrimonio dell’Umanità dall’Unesco, cambi. Potrebbero anche scomparire i piccoli paesi, molti con meno di 1000 abitanti, da secoli custodi delle vigne. Sarebbe un cambiamento epocale di vita, sociale e culturale, non solo economico. 

Lorenzo Giordano, presidente della Cantina di Vinchio-Vaglio Serra (provincia di Asti) con 200 viticoltori associati e circa 450 ettari di vigneto specializzato in gran parte di barbera, sintetizza così la situazione climatica: «Per l’aumento delle temperature la vendemmia ormai anticipa ogni anno rispetto al passato; quest’anno i soci hanno cominciato a conferire il prodotto alla Cantina alla fine di agosto, e la vendemmia delle uve barbera si è conclusa in una quindicina di giorni. Fino a qualche anno fa si cominciava alla fine di settembre e si andava avanti nel mese di ottobre. Anche i vini risentono dell’aumento del calore e si presentano più zuccherini. Così dobbiamo anche adattare il metodo di vinificazione per garantire quella qualità che ha una buona collocazione sul mercato nazionale ed estero». 

«Il cambiamento climatico nel Monferrato − spiega Alberto Maffiotti, direttore dell’Agenzia regionale per l’ambiente di Alessandria Asti − è dovuto anche alla vicinanza del mare Mediterraneo, un mare che subisce un forte riscaldamento. Le energie di calore, a contatto con le correnti fredde, provocano piogge devastanti e le grandinate sono molto più distruttive che in passato». Ma, all’opposto, avanza anche la siccità, che agisce sulla composizione organolettica delle uve e impedisce il regolare sviluppo della vegetazione: «proliferano, così, i parassiti, trattati con sostanze chimiche, nocive per l’uomo e per l’ambiente. Se non ci sono tempestivi interventi a livello locale gli effetti climatici non saranno più contenibili, ma sarebbe possibile mitigarli con specifici interventi locali». 

Nelle Langhe, in effetti, le grandi aziende del barolo e del barbaresco stanno già installando tettoie protettive e canali di irrigazioni nei filari con il conseguente aumento di consumo di acqua, che nelle zone collinari non è facilmente reperibile da sorgenti naturali. Il presidente di Cantina Vinchio e Vaglio Serra commenta: «Si, nelle Langhe stanno prendendo questi provvedimenti perché i vigneti hanno un’alta redditività, ma una società cooperativa come la nostra, che ha un fatturato di circa 8 milioni e mezzo di euro, non può chiedere ai soci uno sforzo di questa entità. Sono necessari aiuti pubblici nazionali, regionali ed europei». 

Attualmente, per esempio, si stanno aumentando i costi per l’organizzazione dei conferimenti troppo concentrati nel tempo e per le tecniche di vinificazione e conservazione dei vini. Annota Lorenzo Giordano: «tutto questo incide sulla redditività delle proprietà medie e piccole del Monferrato come la nostra. Noi da tempo abbiamo favorito l’inerbimento tra i filari per contenere l’evaporazione dell’acqua e usiamo, quando si può, la lotta biologica ai parassiti, ma la forza degli elementi naturali spesso ci sovrasta. Con le chiusure della pandemia, nonostante la vendita diretta e on line, nelle cantine c’è vino di alta qualità invenduto». 

«Con questa alternanza di nubifragi e calori eccessivi», aggiunge Maffiotti, «è finito il tempo ciclico dell’agricoltura: i fenomeni risultano spesso imprevedibili e inusuali, non sono più da considerare transitori, come cerca di illudersi qualcuno; di conseguenza, la programmazione dei lavori è diventata difficoltosa. Probabilmente in breve tempo andranno sperimentate, al posto delle vigne, altre coltivazioni che si adattino al clima».  

Si sta rischiando di perdere, quindi, quella secolare sapienza contadina che aveva imparato dalla natura a eseguire i lavori nella vigna secondo i tempi, che si ripresentavano anno dopo anno con le cadenze prevedibili, scandite dalle fasi lunari. E potrebbe essere anche “corrotto” il tradizionale paesaggio di meravigliose vigne d’eccellenza, in cui si respira ancora l’armonia della stretta confluenza tra lavoro umano e ritmi naturali, sottolineata anche nella dichiarazione del riconoscimento dell’Unesco. Potrebbe essere modificato addirittura l’assetto abitato del territorio, caratterizzato ora da piccoli paesi tutti con una loro identità millenaria. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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Ha insegnato filosofia e scienze umane, è stata presidente nazionale dell’Istituto per la storia del movimento di liberazione. È presidente dell’Associazione culturale “Davide Lajolo”. Cura l’ideazione e la progettazione del Festival del paesaggio agrario. Dirige le riviste www.adlculture.it, e “Quaderno di storia contemporanea” dell’Istituto per la storia della Resistenza della provincia di Alessandria. Cura una rubrica settimanale su “La Stampa” e ha allestito i musei “Vinchio è il mio nido” a Vinchio, “La casa di Nuto” a Santo Stefano Belbo, Art ‘900 Palazzo Crova, a Nizza Monferrato. Narratrice e autrice di saggi storici. Tra le sue opere “Gramsci un uomo sconfitto” (1980), “Mammissima - Cronaca tra ragione e amore di una donna e di una bambina” (1983), il romanzo “Catterina” (2002) e i racconti “Socrate e gli altri - Racconti di gatti, cani e casi della vita” (2006), “Taccuino sul paesaggio rurale - Le colline del vino” (2014).