Il fuoco ha cancellato la Riserva Dannunziana: un pugno nello stomaco di Pescara

Due inneschi, uno nel canneto di Villaggio Alcyone e l’altro in via Terra vergine, verso Colle Renazzo: sarebbero alla base del pauroso incendio del polmone verde di Pescara. Distrutta la metà dei 53 ettari di vegetazione. Grazie alla storica rappresentazione nel 1912 della “Figlia di Iorio”, il bosco prese il nome del celebre poeta, scrittore e drammaturgo cui la città ha dato i natali. Le fiamme hanno divorato tutto, alberi giardini aiuole, arrivando a lambire le case della zona sud della città e a raggiungere la spiaggia e il Colle di San Silvestro. Da anni nella riserva non viene fatta manutenzione ai fini antincendio


L’articolo di LILLI MANDARA, da Pescara

Trovati due inneschi incendiari nel canneto di Villaggio Alcyone e verso Colle Renazzo

I CARABINIERI SE NE sono convinti quando hanno individuato i due inneschi, uno nel canneto di Villaggio Alcyone e l’altro in via Terra Vergine, verso Colle Renazzo, e ora cercano il punto di collegamento, quello che proverà senza ombra di dubbio che l’inferno di fuoco che domenica scorsa ha distrutto metà dei 53 ettari della Riserva Dannunziana di Pescara, è stato scatenato dalla mano dell’uomo. Sì, un incendio doloso. Ci sono troppi segnali troppe stranezze e troppe coincidenze: è questa l’ipotesi investigativa che sta seguendo il corpo speciale dei carabinieri forestali nelle ultime ore. 

Il giorno dopo Pescara conta i danni, e sono tanti, incalcolabili. Sono economici, ambientali, sono indentitari, perché la riserva non è solo un polmone verde, è storia, ricchezza e orgoglio cittadino, è il luogo in cui si radunavano a leggere e chiacchierare tantissime personalità del mondo della cultura tra cui Gabriele D’Annunzio, ed è grazie alla storica rappresentazione nel 1912 della “Figlia di Iorio” che quel bosco prese il nome di pineta Dannunziana. 

Oggi la pineta non c’è più, la gran parte è stata distrutta dall’incendio che è scoppiato intorno alle 15 di domenica, in un pomeriggio di caldo africano con temperature che superavano i 40 gradi e il vento che alzava polveroni di sabbia. Le fiamme hanno divorato tutto, alberi giardini aiuole, arrivando a lambire le case della zona sud della città e a raggiungere la spiaggia prima — dove hanno preso fuoco le palme di alcuni stabilimenti, mettendo in fuga i bagnanti — e il Colle di San Silvestro dopo. Le immagini delle scene di panico, la paura, il dolore, le lacrime e la disperazione hanno invaso i social fino a tarda notte perché le fiamme sono state domate solo all’alba di lunedì. E le foto del mattino sono un pugno allo stomaco: la riserva è cancellata, il verde degli alberi è diventato una macchia grigia di cenere.

Domenica 1 agosto, le fiamme divorano la Riserva Dannunziana [credit Lorenzo Dolce, Ansa]

Un centinaio sono state le persone evacuate e  cinque, tra le quali una bimba e due suore di una casa di riposo, sono state ricoverate in ospedale per intossicazione da fumo. Colpa del vento caldo, ma anche dell’incuria in cui è stata abbandonata la riserva, e forse anche di altro ma questo ce lo dirà l’inchiesta della procura di Pescara che per il momento procede contro ignoti per incendio boschivo, anche se le prime risultanze del corpo speciale dei carabinieri forestali, che sta indagando sull’incendio di Pescara, propendono per l’ipotesi dolosa. 

Nel giro di tre ore anche altri incendi sono scoppiati a pochi chilometri di distanza sulla costa dei Trabocchi, in provincia di Chieti, a Vallevò, Acquabella e poi nel Vastese e in Val di Sangro. Il fuoco è divampato quasi in contemporanea su un tratto di costa tra i più belli, ed è questo un altro elemento sul quale si interrogano ambientalisti e investigatori. A Pescara i Vigili del Fuoco hanno lavorato per tutta la notte, sul posto è arrivato anche un Canadair e molti cittadini sono accorsi e hanno dato man forte con pompe di acqua e badili. E tantissimi si sono presentati al canile di Pescara per aiutare i volontari a mettere in salvo gli animali, che sono stati tutti evacuati. Una grande gara di solidarietà è partita anche tra i balneatori per prestare lettini e ombrelloni al proprietario di uno dei lidi maggiormente colpiti, in modo da consentirgli la riapertura dell’attività per ferragosto.

Ma questo è anche il giorno del processo, della caccia ai colpevoli perché nella pineta dannunziana non viene fatta manutenzione ai fini antincendio da tempo immemorabile. Si è scelto, pericolosamente, di non sfalciare l’erba nei fossi o sotto i pini e di lasciare tutto com’è, persino gli alberi caduti a terra. Anche su questo aspetto si dovrà fare chiarezza, al più presto. Una ferita profonda, come quella dell’incendio del Morrone nel 2017 quando l’Abruzzo perse 20 mila ettari di bosco. Un altro anno orribile. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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Ha lavorato nella redazione abruzzese del “Messaggero” dal 1984 al 2014. Ha seguito per il quotidiano di Roma molte vicende dell’attualità italiana. Dal 2015 è direttore responsabile del blog “Maperò”, testata giornalistica che si occupa in Abruzzo di politica, cultura e cronaca. Collabora col “Fatto quotidiano” e con “Donne Chiesa Mondo”, il mensile dell’“Osservatore Romano”.