Ada Ugo Abara ricevuta dal Presidente della Repubblica Sergio Mattarella Prima lo Ius soli, poi lo Ius culturae, declinato infine come Ius scholae, riducendo gli spazi per il riconoscimento della cittadinanza italiana ai fini di trovare una soluzione il più possibile condivisa ad una questione di democrazia reale. In Parlamento non è passato nessuno di questi progetti di riforma della cittadinanza sempre più riduttivi. Per ottenerla, resta la legge del 1992, con qualche piccola modifica non di peso: oltre ai 10 anni almeno di permanenza “ininterrotta” in Italia, dimostrata da una residenza effettiva, i  principali requisiti richiesti restano conoscere la lingua italiana meglio di tanti italiani, rientrare in un reddito economico familiare di almeno 8263 euro l’anno che sale in base al numero dei componenti del nucleo, condizione che taglia fuori i più poveri, anzi li respinge ai margini. Una corsa ad ostacoli infittiti dalla burocrazia e dai burocrati Il reportage di ALBERTO GAINO, da Torino UN MILIONE E MEZZO di ragazzi e giovani attendono di diventare cittadini italiani. Hanno fatto domanda al ministero degli Interni compilando moduli e presentando agli sportelli ogni genere di documento da allegare. E attendono, alcuni da oltre 4 anni, di ricevere una risposta. Il margine, invece, dato loro è di 12 mesi: dal diciottesimo...

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Giornalista di lungo corso, collaboratore a “il manifesto” nei primi anni Settanta, dal 1981 cronista prima a “Stampa Sera”, poi a “La Stampa”, nella sua carriera si è occupato soprattutto di cronaca giudiziaria. Tra i suoi libri “Falsi di stampa: Eternit, Telekom Serbia, Stamina” (2014) e “Il manicomio dei bambini: Storie di istituzionalizzazione” (2017).