Crisi del Pd. Là fuori «c’è un grande prato verde dove nascono speranze e si chiamano ragazzi»

Chi lo coltiva quel prato, soltanto papa Francesco? Non bastano gli sforzi eroici di Angelo Bonelli o i ricorrenti pronunciamenti centrati del ministro Roberto Speranza per un partito rosso-verde. Bisogna crederci, lavorare con pazienza in una Conferenza programmatica dove si parli di programmi e non di poltrone. E ognuno dichiari le sue carte: non l’ambientalismanageriale freddo, tecnocratico


Il corsivo di VITTORIO EMILIANI

¶¶¶ Nicola Zingaretti ha fatto bene ma non aveva un programma politico identificabile. Io penso che destra e sinistra continuino ad esistere e che possa coordinarsi sul centro sinistra una coalizione giallo-rosso-verde. Zingaretti non poteva patrocinarla, avendo svolto in Regione una politica di destra recuperando, più o meno com’era, il Piano casa Polverini, e essendo incappato − nella questione di Villa Paolina di Mallinckrodt e per gli altri villini otto-novecenteschi di Roma − addirittura nella bocciatura di Franceschini, o per meglio dire del Mibac.

Eppure, là fuori “c’è un grande prato verde dove nascono speranze che si chiamano ragazzi”. La canzone di Gianni Morandi, Un mondo d’amore (testo e musica di Migliacci, Romitelli e Zambrini), uscì nel 1967, alla vigilia del ’68, e ben simboleggia la vastità della tematica verde e la quasi assenza della sua rappresentanza politica, dopo il tonfo clientelare di Pecoraro Scanio & C. Né bastano gli sforzi eroici di Bonelli o i ricorrenti pronunciamenti − per me centrati − del ministro Speranza per un partito rosso verde.

Bisogna crederci, lavorare con pazienza in una Conferenza programmatica dove si parli, appunto, di programmi e non di poltrone. E ognuno dichiari le sue carte: centrosinistra con i 5 Stelle (si spera, specie se Conte rientra e fa da regista) e governo di forte carattere ambientalista. Non dell’ambientalismanageriale freddo, tecnocratico, arrendevole verso i grandi gruppi.

Chi lo coltiva quel “grande prato verde”? Chi ne rispetta i quattro “comandamenti” messi in musica come un inno fraterno dei generosi anni Sessanta?: «Uno: non tradirli mai, han fede in te; / Due: non li deludere, credono in te; / Tre: non farli piangere, vivono in te; / Quattro: non li abbandonare, ti mancheranno». Oramai lo dicono tutti gli scienziati: più verde urbano e suburbano, foreste, per proteggersi da questo o da altri virus. Chi lo coltiva quel prato, soltanto papa Francesco? ♦ © RIPRODUZIONE RISERVATA

About Author

Direttore onorario - Ha cominciato a 21 anni a Comunità, poi all'Espresso da Milano, redattore e quindi inviato del Giorno con Italo Pietra dal 1961 al 1972. Dal 1974 inviato del Messaggero che ha poi diretto per sette anni (1980-87), deputato progressista nel '94, presidente della Fondazione Rossini e membro del CdA concerti di Santa Cecilia. Consigliere della RAI dal 1998 al 2002. Autore di una trentina di libri fra cui "Roma capitale Malamata", il Mulino.