Educare al rispetto dell’altro: “Uomini in scarpe rosse” ancora in cammino contro i femminicidi

Sono il primo movimento maschile nato per difendere le donne. Organizzano flashmob da una città all’altra. Con il loro impegno vogliono cambiare la cultura dei maschi reazionari. Una iniziativa che non ha precedenti: «Vogliamo far sentire la nostra voce agli uomini, perché riflettano sui loro comportamenti e prendano coscienza che la violenza è un problema che trova origine in loro stessi». Parte ora la raccolta fondi per il progetto Spam, Supporto Psicologico Adulti Maltrattanti. Una donna ogni tre giorni muore uccisa. Tante le vittime per mano di mariti, fidanzati, padri e fratelli. Un dato agghiacciante


di ANNA MARIA SERSALE

¶¶¶ Vogliono essere soggetti attivi di un cambiamento culturale profondo. Vogliono essere testimoni di un rapporto diverso tra uomo e donna, per combattere pregiudizi, stereotipi e ogni forma di violenza o dominio che offendano la dignità delle donne. Manifestano nelle strade e nelle piazze indossando cappello, scarpe e mascherina rossa, uno dietro l’altro, tenendo tra le mani un filo anch’esso rosso, perché il rosso è il colore del sangue. È il no maschile alla violenza. Sono silenziosi, ma il messaggio che veicolano è più forte di ogni discorso: occorre una nuova cultura. Dicono basta a umiliazioni, aggressioni fisiche, limitazioni della libertà, comportamenti violenti e parole che alle donne fanno male quanto i pugni e i calci, dicono basta al dramma del femminicidio. Sono gli “Uomini in scarpe rosse”, il primo movimento maschile nato per difendere le donne. L’iniziativa è partita da un imprenditore tessile e direttore artistico della compagnia Teatrando di Biella, Paolo Zanone.

Qualcosa cambia? Sembra di sì. Con il loro impegno vogliono cambiare la cultura maschile, di quei maschi reazionari che non sono mai diventati uomini responsabili e maturi. Una donna ogni tre giorni muore uccisa. Tante sono le vittime per mano di mariti, fidanzati, padri e fratelli. Un dato agghiacciante. È da questa realtà che è partito il movimento di Zanone. Gli “Uomini dalle scarpe rosse” sono determinati a continuare, organizzano flashmob spostandosi da una città all’altra. È una iniziativa controcorrente. Non ha precedenti. Finora soltanto le donne hanno difeso le donne. Soltanto le donne da decenni scendono in piazza per rivendicare parità, diritti e abbattere il potere patriarcale, che, nonostante tutto, resiste ai cambiamenti.

Da Biella a Roma, da Albenga a Milano e Torino sono numerose le manifestazioni maschili. Mostrano cartelli con messaggi sul tema della violenza. Il filo di lana rosso che si snoda oltre a segnare il distanziamento è stato scelto per collegare idealmente tutti gli uomini, davvero tutti, contro abusi e violenze. Ora l’azione degli “Uomini in scarpe rosse” da simbolica si fa concreta. Camminano accanto all’associazione Paviol (Percorsi Anti Violenza) di Biella. Attori e tecnici della compagnia Teatrando, che sono stati protagonisti del primo flashmob tutto al maschile, sull’onda della risonanza ottenuta a livello nazionale e non solo, felici di essere stati d’ispirazione per altre mobilitazioni simili, si mettono in gioco su un progetto ben definito. 

«Due sono le linee – spiega Paolo Zanone – su cui abbiamo intenzione di muoverci: far vedere la nostra vicinanza alle donne ogni volta, ahinoi troppo spesso, che si ritorna a parlare di femminicidi. Ma soprattutto far sentire la nostra voce e presenza agli uomini, perché riflettano sui loro comportamenti e prendano coscienza del fatto che la violenza è un problema che trova origine in loro stessi». La violenza maschile trova le sue radici nel machismo, nell’idea folle che una donna appartenga e ubbidisca al suo partner di riferimento, nella sopraffazione, nei sentimenti di dominio e di odio. «Dalla fine di febbraio, dopo il nostro primo flashmob, l’elenco delle donne vittime di violenza − continua Zanone − si è ancora allungato. L’emergenza in corso ci ha impedito di camminare di nuovo per le strade e di mostrare i nostri cartelli, ma abbiamo avuto tempo di concentrarci sull’idea di mettere parallelamente in moto anche un’azione più concreta e utile». 

Il gruppo degli “Uomini in scarpe rosse”, anche attraverso contatti diretti, ha stretto collegamenti con le tante associazioni che da tempo sul territorio biellese si occupano del complesso tema della violenza di genere. Ne hanno quindi individuata una, in particolare, che hanno scelto di sostenere promuovendo il crowdfunding intitolato “Gli Uomini in scarpe rosse accanto a Paviol”, attivato sulla piattaforma GoFundMe: https://gofund.me/d3bf599d.Paviol (Percorsi Anti Violenza), che dal 2014 a Biella offre supporto psicologico, sociale ed educativo a soggetti adulti e bambini, vittime dirette o indirette di violenze e supporto a persone che compiono atti di violenza. 

La raccolta è destinata in particolare al Progetto S.P.A.M. (Supporto Psicologico Adulti Maltrattanti), che consiste in un percorso di aiuto, proposto a persone che hanno già compiuto atti di violenza. È possibile infatti agire contro gli abusi sulle donne solo se si cambia il punto di vista culturale e ambientale, creando un approccio diverso al problema ed educando al rispetto dell’altro. La cifra di 8.000 euro, che s’intende raccogliere entro Luglio 2021, andrebbe a coprire il costo di 10 percorsi di questo tipo. Il messaggio dell’associazione, che gli “Uomini in scarpe rosse” condividono in pieno è: «Accogliere non vuol dire dimenticare la violenza; aiutare non vuol dire togliere responsabilità all’accaduto; cambiare non vuol dire far diminuire le pene. Ma accogliere, aiutare e cambiare vuol dire lavorare affinché non si continuino a commettere gli stessi errori». La speranza è che tante persone sensibili al tema scelgano di affiancarsi agli “Uomini in scarpe rosse” in questa raccolta fondi, per raggiungere insieme l’obiettivo. ♦ © RIPRODUZIONE RISERVATA

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Giornalista professionista, ha lavorato al “Messaggero” dal 1986 al 2010. Prima la “gavetta” in Cronaca di Roma, fondamentale palestra per fare esperienza e imparare il mestiere, scelto per passione. Si è occupata a lungo di degrado della città, con inchieste sugli abusi che hanno deturpato il centro storico. Dal 1997 ha lavorato alle Cronache italiane, con qualifica di vice caposervizio, continuando a scrivere. Un filo rosso attraversa la sua carriera professionale: scuola, università e ricerca per lei hanno sempre meritato attenzione, con servizi e numerose inchieste.