Recovery plan di Draghi. Bonelli: «La transizione ecologica è tradita: lo dicono i numeri»

Le risorse per il trasporto pubblico sono insufficienti a fronteggiare l’emergenza smog nelle città: 53 nuovi treni contro gli 80 del piano Conte. Per la mobilità elettrica su gomma sono previsti solo 750 milioni di euro sulla ricarica: in Germania sono stati investiti 5 miliardi di euro. L’efficienza energetica passa dai 7 miliardi del piano Conte ai 2 del Pnrr Draghi; su 32.000 edifici scolastici ci sono risorse solo per 195 scuole. Eni e Snam trarranno il massimo beneficio attraverso l’idrogeno prodotto dal gas. E lo stoccaggio della CO2 a Ravenna consentirà di estrarre idrocarburi anche dopo il 2050


L’intervento di ANGELO BONELLI, coordinatore nazionale dei Verdi

¶¶¶ C’è un aspetto che precede il merito del piano nazionale di ripresa e resilienza del governo Draghi ed è l’assenza di trasparenza. Il piano non rende pubblici gli allegati dove leggere le specifiche dei progetti, almeno i titoli, che verranno finanziati, questo è un fatto molto grave per una democrazia come quella italiana se pensiamo che le forze politiche che si trovano in Parlamento sono state esautorate dalla valutazione di un piano fondamentale per il futuro dell’Italia. Che il parlamento non conosca gli allegati del Pnrr dove prendere visione analiticamente dei progetti che saranno finanziati è un fatto grave ed un esautoramento delle funzioni del Parlamento.  

Nel Pnrr si possono leggere i saldi delle varie missioni ma non sappiamo cosa verrà finanziato nel dettaglio; ad esempio non sappiamo se nella filiera industriale vi sono finanziamenti per le spese militari: perché il governo non rende pubbliche queste informazioni? Il Pnrr del governo Draghi tradisce tristemente, purtroppo, le promesse del premier di fare del Recovery plan una rivoluzione verde. Al di là delle parole quello che contano sono i numeri. E qui provo a spiegare come si è tradita la transizione ecologica, e come alcuni progetti sono un vero e proprio greenwashing. Entriamo nel merito, partendo dai trasporti.

Le risorse sul trasporto pubblico sono assolutamente insufficienti per far fronte all’emergenza smog e traffico nelle città. Per i treni regionali, utilizzati dai pendolari, si prevede l’acquisto solo di 53 nuovi treni, il piano Conte ne prevedeva 80; allo stato attuale, in circolazione abbiamo 456 convogli regionali di cui 256 diesel. Su una flotta di 42.800 autobus circolanti in Italia il Pnrr ne prevede la sostituzione di 5.500 pari al 12,8% del totale. I percorsi ciclabili urbani passano da 1000 km della precedente proposta Conte a 570 km, mentre le vie ciclabili turistiche scendono da 1626 km a 1200 km. Non c’è la rivoluzione verde sulla mobilità elettrica su gomma dove sono previsti solo 750 milioni di euro sulla ricarica: in Germania sono stati investiti 5 miliardi di euro.

Sul fronte dell’energia non c’è una strategia sulle rinnovabili: sono previsti 4,2 GigaWattora, una potenza installata sufficiente a coprire meno di un anno di crescita per rispettare i target europei. L’efficienza energetica passa dai 7 miliardi di euro del piano Conte a 2 mld del Pnrr Draghi, e su 32.000 edifici scolastici prevede risorse solo per 195 scuole. Eni e Snam invece sono le aziende che trarranno il massimo beneficio dal Piano nella finalizzazione delle risorse, attraverso l’idrogeno prodotto dal gas; nella filiera transizione è previsto il sito di stoccaggio della CO2 a Ravenna, progetto Eni dal costo di 1,35 miliardi di euro, che consentirà a Eni di continuare a estrarre idrocarburi anche dopo il 2050 come scritto nei suoi piani industriali. Eni ha un fatturato di 70 miliardi di euro e non c’è alcuna ragione che sottragga soldi pubblici per progetti da greenwashing. Non è un caso che nel piano non c’è alcun riferimento all’eliminazione dei sussidi ambientalmente dannosi che pesano per 18 miliardi di euro l’anno alle casse dello Stato.

I fondi sull’economia circolare sono concentrati solo sulla gestione dei rifiuti e non su un piano che coinvolga industrie piccole e medie. Sulle reti idriche che perdono 100.000 litri a secondo c’è un investimento di soli 900 milioni di euro. La nostra rete idrica perde il 41% di acqua e il governo Draghi vorrebbe intervenire su 25.000 km di rete di distribuzione dell’acqua con 900 milioni di euro: l’acqua persa dalle nostre reti potrebbe dissetare una popolazione di 40 milioni di persone. Sulla rete fognaria e sulla depurazione delle acque reflue è prevista la cifra-barzelletta di 600 milioni di euro. Eppure l’Italia ha una condanna della Corte di Giustizia europea perché in alcune zone del paese come Sicilia e Calabria, non depura le acque reflue. Una condanna che costa al nostro paese 80 mila euro al giorno.

Le risorse destinate alla qualità dell’aria attraverso la tutela delle aree verdi e marine sono 780 milioni, e non c’è un piano per contrastare la perdita della biodiversità. Il problema delle bonifiche dei siti inquinati è stato completamente dimenticato: attorno ad essi vivono sei milioni di persone, come ad esempio Taranto, Priolo, Gela, Milazzo, Brescia, Porto Torres, la Terra dei fuochi, Val d’Agri. E non c’è, nel piano, alcun riferimento alle Strategie Ue “Farm to Fork” (dal produttore al consumatore) e “Biodiversità 2030”, indicando la priorità dell’incremento della superficie agricola certificata in agricoltura biologica, lo sviluppo di filiere del “made in Italy” biologiche e la creazione dei biodistretti. 

Nel capitolo riforme si parla di semplificazioni nelle procedure di Valutazione di impatto ambientale ed edilizie, ma non si trova traccia di una legge fondamentale per l’ambiente come già deciso da molti europei, come il divieto di immatricolazione delle auto a diesel e benzina a decorrere dal 2030-35. A pagina 105 del piano si annunciano, invece, le liberalizzazioni dei servizi pubblici locali su trasporti, acqua, energia e rifiuti.

C’è, infine, una parte dimenticata che riguarda l’inclusione e la coesione sociale, dove si prevede la creazione di soli 228.000 nuovi posti per gli asili nido e le scuole materne. Questa misura è semplicemente ridicola e non si avvicina nemmeno al Piano Colao che fu presentato all’ex premier Conte nel 2020 e prevedeva la copertura del 60% dei posti per i bambini nelle scuole dell’infanzia pari a 750 mila. Nel 2019, secondo i dati dell’ispettorato nazionale del lavoro, oltre 25 mila genitori, quasi tutte mamme con figli minori di tre anni, si sono licenziati per impossibilità di conciliare il lavoro con la cura dei figli. ♦ © RIPRODUZIONE RISERVATA

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È nato a Roma e ha iniziato a far politica con i Verdi ad Ostia sul litorale romano. È stato presidente della XIII circoscrizione di Ostia-Roma, avviando una politica di rispristino della legalità attraverso la demolizioni di ville abusive costruite nelle zone vincolate. Nel 2005 è eletto consigliere regionale e presidente della commissione per la lotta alla criminalità; subisce diversi attentati e nel 2006 è eletto deputato ricoprendo l’incarico di presidente del gruppo parlamentare. È stato portavoce dei Verdi dal 2010 al 2015. Su proposta delle associazioni ambientaliste locali, nel 2012 si candida a sindaco della città di Taranto e raccoglie il 12% dei consensi. Con alcuni esposti alla magistratura tarantina ha consentito l’apertura dell’inchiesta "Ambiente Svenduto" nel cui processo la federazione dei Verdi si è costituita parte civile. Attualmente ricopre la carica di coordinatore nazionale dei Verdi