Contro il global warming serve la stessa determinazione usata contro l’invasione russa dell’Ucraina

«Le mezze misure non sono più un’opzione», commenta Houseng Lee, il capo dell’Ipcc nella presentazione del VI rapporto sul riscaldamento globale del Pianeta il 28 febbraio, quarto giorno dell’invasione russa in Ucraina. «Affrontare tutte queste diverse sfide coinvolge tutti — governi, settore privato, società civile — nel lavorare insieme per dare priorità alla riduzione del rischio, così come all’equità e alla giustizia, nel processo decisionale e negli investimenti» (Debra Roberts, Ipcc). L’Italia e il Parlamento devono far rimbalzare sulle azioni contro il global warming e per il Green new deal un’unità di intenti e di impegno della stessa pasta preziosamente mostrata contro l’invasione russa e in difesa delle popolazioni ucraine


L’articolo di MASSIMO SCALIA, fisico matematico

NEL QUARTO GIORNO dell’invasione russa in Ucraina, il 28 febbraio scorso, è uscito un aggiornamento del VI rapporto Ipcc (Intergovernmental Panel on Climate Change) da parte del Gruppo di lavoro II (WG2), quello che valuta la vulnerabilità dei sistemi socioeconomici e naturali rispetto al cambiamento climatico, le conseguenze e le opzioni di adattamento. Gli elementi di drammaticità, ormai ben noti, vengono proposti con l’angoscia dell’urgenza, «…l’urgenza di un’azione immediata e più ambiziosa per affrontare i rischi climatici. Le mezze misure non sono più un’opzione», commenta Houseng Lee, il capo dell’Ipcc.

La campagna del Wwf Italia del 2015 con lo slogan “Save the Humans, Save The Climate!”

Sul fatto che le «mezze misure non sono più una scelta» torneremo tra poco. Vale la pena sottolineare che è la prima volta che l’Ipcc si rivolge direttamente ai Governi    dai quali è insediato e rinnovato —, come già fecero nel 2005 le Accademie delle Scienze [leggi qui nota 1], perché: «La nostra valutazione mostra chiaramente che affrontare tutte queste diverse sfide coinvolge tutti — governi, settore privato, società civile — nel lavorare insieme per dare priorità alla riduzione del rischio, così come all’equità e alla giustizia, nel processo decisionale e negli investimenti». (Debra Roberts, Co-chair del WG2). Interessante la sottolineatura che le «città sono i punti caldi degli impatti e dei rischi, ma anche parte cruciale delle soluzioni». L’impostazione problem-solving è quasi obbligatoria nei rapporti delle Istituzioni dell’Onu, ma al di là di utili indicazioni resta scandita la priorità del lavorare tutti insieme, che mai era stata declinata con così drammatica evidenza.

Insomma, siamo di fronte a una svolta che si deve compiere in tutto il mondo e con una strettissima finestra temporale: «Ogni ulteriore ritardo in un’azione globale concertata farà perdere la breve finestra, che si sta chiudendo rapidamente, per assicurare un futuro vivibile», conclude nel comunicato stampa di presentazione l’altro co-chair del WG2, Hans-Otto Pörtner.

[credit Wwf Italia]

La Germania è da tempo al lavoro, già l’avevamo assunta a riferimento nel Convegno del 5 ottobre 2020 al Senato. E il nuovo Governo tedesco, guidato per la transizione ecologica da Robert Habeck, e non da un ciondolo, ha ulteriormente aumentato gli obiettivi per le rinnovabili [leggi qui nota 2]. L’obiezione degli scettici, o dei pigri, che siccome il problema è globale che cosa può fare la Ue — figuriamoci la Germania da sola! — è stata falsificata dai «tre venti percento al 2020», nei confronti dei quali fu subito avanzata. Allora. Voluti da Angela Merkel nel Consiglio d’Europa del marzo 2007 sono invece divenuti la road map che ha ispirato tutte le CoP successive fino alla ratifica dell’Accordo di Parigi (2016). E quell’obiezione suona oggi, dopo l’ulteriore drammatizzazione dell’Ipcc, anche leggermente disgustosa.

E qui, in Italia? Il “2025, linea del Piave climatica” è stato alla base delle mobilitazioni culminate nella giornata del 29 ottobre scorso, e poi proseguite durante la sessione di Bilancio alle Camere e con la mozione “No al nucleare, no al gas”, già depositata in parecchi Consigli comunali e Assemblee regionali [leggi qui nota 3]. Oggi combattere contro l’inserimento nella tassonomia “verde” di nucleare e gas, tema che resta centrale nella Ue, assume, in più, la prospettiva di sostituire alla guerra e alle manovre sul gas la costruzione di una pace alimentata dalle rinnovabili e da comunità energetiche sul territorio.

[credit Wwf Italia]

Saremmo falsi come le sparate contro l’auto elettrica di Tavares, Ceo di Stellantis, se affermassimo che quella mobilitazione e quella parola d’ordine hanno partorito significativi effetti sul Governo. Sì, qualcosa, ma robetta. Eppure, quella parola d’ordine trova ulteriore conferma dalle drammatiche indicazioni del WG2 dell’Ipcc e quella mobilitazione sta continuando contro “le mezze misure”, perché non si decida troppo tardi. Che fare, allora? Il Paese e il Parlamento devono far rimbalzare sulle azioni contro il global warming e per un Pnrr come Green new deal un’unità di intenti e di impegno della stessa pasta di quella preziosamente mostrata contro l’invasione russa e in difesa delle popolazioni ucraine.

Draghi la deve smettere — lui così ascoltato nella Ue — di farsi dettare la politica energetica da masnadieri come Descalzi, che vogliono continuare a fare profitti sul gas. Una vera rendita di posizione, con buona pace della “Etica del capitalismo”, a spese delle tasche e della salute dei cittadini. E della pace. Insomma, o allineati a Next Generation Eu o “descalzati”. Un piano triennale per realizzare entro il 2025 il 40% degli obiettivi energia/clima 2030, che liberi dalle pastoie gli oltre 200 Gw di domande per fonti rinnovabili giacenti presso Terna e che attivi efficienza energetica e solare a partire dall’enorme patrimonio edilizio pubblico. Un piano triennale pensato e strutturato come coinvolgimento permanente del mondo del lavoro.

Un protagonismo delle Regioni, testimoniato da distretti industriali per le fonti rinnovabili, in cooperazione per l’obiettivo del piano triennale. Una conferenza nazionale di lancio del piano, rivolta a tutti gli stakeholder e attenta alle loro richieste e proposte. E poi via “a grandi giornate”, come marciavano le legioni di Cesare. Una fola? Beh, o una grande partecipazione su quell’obiettivo, con l’organizzazione che si ritenga la più adeguata, o imbelli e inutili a far fronte a quella che resta la più grande minaccia di questo secolo, come l’ultimo aggiornamento del WG2 conferma drammaticamente. © RIPRODUZIONE RISERVATA

Documentarsi, verificare, scrivere richiede studio e impegno
Se hai apprezzato questa lettura aiutaci a restare liberi

Effettua una donazione su Pay Pal

About Author

Scienziato e politico, è stato leader del movimento antinucleare e tra i fondatori di Legambiente e dei Verdi. Fu primo firmatario, insieme ad Alex Langer, dell’appello che nell’autunno 1984 portò alla costituzione nazionale di Liste Verdi per le amministrative del 1985. Eletto alla Camera per i Verdi (1987-2001) ha portato a compimento la chiusura del nucleare, le leggi su rinnovabili e risparmio energetico, la legge sul bando dell’amianto. È stato presidente delle due prime Commissioni d’inchiesta sui rifiuti (“Ecomafie”), che hanno indagato sui traffici illeciti internazionali, sulla waste connection (assassinio di Ilaria Alpi e di Miran Hrovatin) e sulla gestione delle scorie nucleari. Ha per anni proposto insieme ai Verdi i cardini e le azioni della Green Economy; e ha continuato le battaglie ambientaliste a fianco della ribellione di Scanzano (2003) e contro la centrale di Porto Tolle e il carbone dell’Enel (2011-14). Co-presidente del Decennio per l’Educazione allo Sviluppo Sostenibile dell’Unesco (2005-14). Tra i padri dell’ambientalismo scientifico ha prodotto (2020) un modello teorico di “stato stazionario globale”, reperibile, insieme a molte altre pubblicazioni scientifiche, su https://www.researchgate.net/profile/Massimo-Scalia