“La guerra in Ucraina potrà durare anni”: crisi climatica, sanitaria e umanitaria non lo permettono

È una guerra con costi altissimi destinati a diventare enormi. La cosa giusta da fare sarebbe imporre un armistizio e una trattativa globale per affrontare le emergenze che fronteggiano la nostra specie senza ricorrere alla guerra (conviene ricordare le parole del Papa: «o l’umanità porrà fine alla guerra o la guerra porrà fine all’umanità», così come quelle di Einstein: «non so con quali armi si combatterà la terza guerra mondiale, ma so con quali si combatterà la quarta: sassi e bastoni»). Una coalizione Europa-Usa-Cina potrebbe sicuramente imporre un armistizio: chi non lo vuole? I motivi per i quali Putin è da condannare sono il suo disprezzo per la gravità delle crisi mondiali, l’avere scelto la guerra per arginare il declino del suo paese e l’avere sdoganato l’idea della possibilità di una guerra mondiale fra imperi


L’articolo di GUIDO ORTONA, economista

CREDO CHE TUTTI i commentatori e gli esperti (compresi quelli che fanno finta di essere tali), ma soprattutto i filobideniani, dovrebbero porsi questa domanda: L’umanità può permettersi la guerra fra Russia e Ucraina? È una guerra con costi adesso altissimi e destinati a diventare enormi, forse insostenibili. L’umanità sta fronteggiando tre crisi epocali, quella climatica, quella sanitaria e quella umanitaria: è chiaro che le risorse usate per la guerra potrebbero (o meglio, dovrebbero) essere usate meglio. Un marziano che leggesse le notizie riguardanti la Terra penserebbe che i terrestri sono pazzi. Purtroppo invece ciò che accade è normale. 

La crisi climatica attuale è più grave di quella del III secolo per quanto riguarda le variabili fisiche, ma si svolge in un’epoca in cui esistono risorse sufficienti perché si possa realizzare un compromesso accettabile

Infatti, di fronte a una grande crisi dovuta alla riduzione delle risorse disponibili, o anche solo alla loro insufficienza per motivi demografici o alla realistica prospettiva che ciò avvenga, l’umanità ha tipicamente, forse sempre, reagito con guerre perlopiù feroci in cui una parte si appropriava delle risorse di una o più altre. E questo vale anche per la guerra fredda in corso fra le grandi potenze, che potrebbe diventare calda, e di cui la guerra in Ucraina è un episodio; però con quattro novità. 

La prima novità è che parte delle risorse scarse sono immateriali (il primato delle nuove tecnologie, la possibilità di emettere una moneta mondiale, il dominio dei mercati finanziari), il che fa sì che questa scarsità non sia del tutto percepibile. La seconda è che la prossima guerra (per ora solo possibile, presto forse probabile, in ogni caso più probabile oggi di un anno o anche solo di un mese fa) potrebbe veramente essere l’ultima, in un senso molto più sinistro di quanto si intendesse con questa frase per giustificare la prima guerra mondiale. Ma la novità più importante è la terza: oggi esiste la possibilità tecnica di un compromesso realistico a livello mondiale. La crisi climatica del terzo secolo ha creato movimenti migratori inevitabili e catastrofici per i paesi di immigrazione, perché l’agricoltura e l’allevamento non erano sufficienti a nutrire tutti. La crisi climatica attuale è probabilmente più grave per quanto riguarda le variabili fisiche, ma si svolge in un’epoca in cui esistono risorse sufficienti perché si possa realizzare un compromesso accettabile. Della quarta differenza, piuttosto preoccupante, diremo fra poco.

Papa Francesco: «o l’umanità porrà fine alla guerra o la guerra porrà fine all’umanità»; Albert Einstein: «non so con quali armi si combatterà la terza guerra mondiale, ma so con quali si combatterà la quarta: sassi e bastoni»

Di fronte a una crisi ambientale, sanitaria e umanitaria senza precedenti lo spreco di risorse dovuto alla guerra in Ucraina è un lusso che l’umanità non può permettersi. La cosa giusta da fare sarebbe che venisse imposto un armistizio, e che si aprisse una trattativa a livello globale per affrontare le emergenze che fronteggiano la nostra specie senza ricorrere alla guerra (conviene sempre ricordare le parole del Papa, «o l’umanità porrà fine alla guerra o la guerra porrà fine all’umanità», così come quelle di Einstein: «non so con quali armi si combatterà la terza guerra mondiale, ma so con quali si combatterà la quarta: sassi e bastoni»). Una coalizione Europa-Usa-Cina potrebbe sicuramente imporre un armistizio: e quindi se non lo si fa è perché qualcuno non lo vuole. Mi pare che questa elementare verità sia troppo trascurata.

E qui entra tragicamente in gioco la quarta novità. Gli Usa, per la prima volta nella storia, hanno la possibilità di condurre una guerra senza che i loro cittadini vengano coinvolti, o lo vengano solo marginalmente. È stato il costo umano, effettivo o prospettico, che ha posto fine alla guerra in Vietnam e che ha fatto sì che l’America non intervenisse nella seconda guerra mondiale fino a Pearl Harbour e alla dichiarazione di guerra da parte di Hitler. Quand’anche gli Stati Uniti venissero implicati i droni verrebbero pilotati da casa. In queste condizioni la tentazione di cercare, ancora un volta, di accaparrarsi le risorse scarse a spese di altri diventa comprensibilmente irresistibile, nonostante che le basi tecniche per un compromesso esistano. 

Ed è ciò che sta avvenendo. Spero che nessuno sia tanto ingenuo da pensare che gli Usa aiutino l’Ucraina (peraltro con prestiti, non regali) per motivi ideali. Senza l’aiuto degli Usa e dei suoi paesi satelliti la guerra sarebbe già terminata; è inevitabile concludere che gli Usa traggono vantaggio dal colossale spreco di risorse dovuto alla guerra. Il che implica che anche questa volta una parte forte preferisce affrontare una carenza di risorse sottraendole ad altri. Non ho informazioni sufficienti per affermare o negare che la Cina segua una politica analoga. Spero di no. È difficile stabilirlo, perché in questo momento l’America sta difendendo il suo dominio sul mondo imponendo sanzioni agli Stati e alle imprese senza nessuna giustificazione che non sia “la difesa della libertà”, e quindi le pretese della Cina (per esempio per quanto riguarda la libertà dei mercati) ci appaiono in linea di principio corrette.

In questa lotta di giganti la Russia combatte per difendere uno status di grande potenza probabilmente indifendibile. I motivi per i quali Putin è da condannare non sono sciocchezze come “vuole arrivare all’Atlantico”: sono il suo disprezzo per la gravità delle crisi mondiali e l’avere scelto la guerra per arginare il declino del suo paese, mentre dal punto di vista umano era sicuramente preferibile il declino; e con ciò di avere sdoganato l’idea della possibilità di una guerra mondiale. 

Putin è da condannare non per le sciocchezze come “vuole arrivare all’Atlantico”: sono il suo disprezzo per la gravità delle crisi mondiali e l’avere scelto la guerra per arginare il declino del suo paese [credit Limes]

La guerra in Ucraina potrà infatti essere l’innesco di una guerra più vasta. Probabilmente nel 1911 e nel 1912 nessuno pensava che la guerra italo-turca e le guerre balcaniche, dovute alla tentazione di impadronirsi delle spoglie dell’impero turco in sfacelo, fossero le prime avvisaglie di una guerra mondiale. La quale, come sappiamo, è stata dovuta essenzialmente alla volontà di una potenza crescente e tecnologicamente avanzata (la Germania) di avere un maggior potere a livello mondiale, e dalla volontà dell’impero esistente (l’Inghilterra) di impedirlo a tutti i costi. Analogamente, la guerra in Ucraina è un episodio della nuova guerra fra imperi. Un episodio però che può far sì che si imbocchi una strada anziché un’altra: la “guerra potrà durare anni” dichiarano  leccandosi i baffi Biden e Stoltenberg, e dichiarazioni siffatte potrebbero bastare da sole per chiudere per sempre la strada alla prospettiva di una trattativa a livello globale. Che sarebbe possibile, se lo si volesse. Ma ormai, temo, non è più possibile nemmeno volerlo. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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About Author

Ha studiato economia a Torino, dove è stato allievo di Siro Lombardini, e ad Ancona, dove è stato allievo di Giorgio Fuà. È stato professore ordinario di politica economica presso l’Università del Piemonte Orientale; in precedenza ha insegnato all’Università di Torino e alla Luiss di Roma. È in pensione dal 2017. Si è occupato di politica economica, scelte collettive ed economia sperimentale. È autore di un’ottantina di pubblicazioni scientifiche e di un romanzo di fantaeconomia, I buoni del tesoro contro i cattivi del tesoro, Biblioteca del Vascello, 2016.