Il richiamo del leader ecologista alla necessità di «una società più equa e sobria, compatibile con i limiti della biosfera e con la giustizia tra i popoli» per il vicepresidente della Camera dei Deputati archiviava già trent’anni fa «il trito pregiudizio che vedeva gli ambientalisti come ingenui sognatori privi di senso della realtà». Con la consapevolezza dell’ambiguità del termine “sviluppo” — ricorda l’ex ministro Costa in questo intervento nel dibattito sul lascito politico di Langer aperto da “Italia Libera” — «ho cercato di impostare la mia azione di governo (nel Conte I e II) in modo tale da accompagnare l’obiettivo primario di tutela dell’ambiente (contro, ad esempio, i Sussidi ambientalmente dannosi) tenendo sempre nella debita considerazione gli aspetti legati alle conseguenze sociali ed economiche delle proprie scelte. Gli accordi di Parigi sul clima, il Green Deal europeo, gli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030: tutti questi strumenti, pur fondamentali, rischiano di rimanere lettera morta se non sono accompagnati da quella “conversione ecologica” che Langer predicava già quarant’anni fa»
◆ L’intervento di SERGIO COSTA, vicepresidente Camera dei Deputati

► Quando nel 2018 assunsi la guida del ministero dell’Ambiente ebbi immediatamente la consapevolezza dell’enorme responsabilità che significava ricoprire quel ruolo. Stiamo parlando di un ministero relativamente recente e che è stato istituito anche grazie ai primi germogli di una cultura ambientalista, che vede tra i suoi protagonisti proprio Alex Langer. Ed è forse per questo che decisi di riprendere in mano proprio gli scritti di Alex Langer, quasi alla ricerca di un aiuto in vista delle prevedibili difficoltà che mi attendevano. La rilettura di quelle pagine mi fece immediatamente capire quanto il pensiero di Langer fosse incredibilmente all’avanguardia e in qualche misura profetico per i suoi tempi.
La forza delle sue parole meriterebbe indubbiamente un’analisi approfondita, ma io vorrei limitarmi a riprendere alcuni passaggi, a mio avviso illuminanti. Penso ad esempio alla sua lettera aperta al Pds del 1994 in cui parlava della necessità di «una società più equa e sobria, compatibile con i limiti della biosfera e con la giustizia tra i popoli». Parole che già all’epoca consentivano di archiviare il trito pregiudizio che vedeva gli ambientalisti come ingenui sognatori privi di senso della realtà. Già trenta anni fa dunque Langer affermava con chiarezza che la questione ambientale era fortemente legata alla giustizia sociale e all’equità e oggi le sue parole, di fronte all’accelerazione della crisi climatica e alle sue drammatiche conseguenze, suonano non solo attuali, ma urgenti.
La conversione ecologica: da utopia a necessità
Nei colloqui di Dobbiaco del 1994 Langer formulò la tesi in base alla quale l’affermazione della conversione ecologica sarebbe stata possibile soltanto se «socialmente desiderabile». Se vogliamo è una valutazione basata semplicemente sulla ragionevolezza, ma non c’è dubbio che sia la strada giusta da percorrere per affrontare l’aggravarsi dei problemi ambientali causati dall’impatto antropico sul pianeta. L’emergenza climatica, la perdita di biodiversità, l’inquinamento delle acque e dell’aria, la crisi delle risorse naturali: tutto ci riporta a quella intuizione fondamentale di Langer secondo cui non bastano “filtri e valori-limite”, ma serve una trasformazione strutturale del nostro modello di sviluppo.

E proprio il termine “sviluppo” è stato oggetto delle riflessioni di Langer, che ha saputo cogliere il nocciolo della questione, perché la parola “sviluppo” in sé ha indubbiamente un’accezione positiva e ogni sua limitazione rischia di essere vista come una rinuncia o un sacrificio. La sua preoccupazione era che la pur condivisibile introduzione dell’esigenza di un “limite” allo sviluppo – peraltro già affermata nello studio elaborato nel 1972 dal Massachusetts Institute of Technology su commissione del Club di Roma – rischiasse di aumentare le diseguaglianze tra i paesi più sviluppati e il “Sud del mondo”, che avrebbe dovuto pagare con la rinuncia ad una adeguata crescita economica la “propensione ad un nuovo ordine mondiale”. Con questa consapevolezza ho cercato di impostare la mia azione di governo in modo tale da accompagnare l’obiettivo primario di tutela dell’ambiente tenendo sempre nella debita considerazione gli aspetti legati alle conseguenze sociali ed economiche delle proprie scelte. Gli accordi di Parigi sul clima, il Green Deal europeo, gli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030: tutti questi strumenti, pur fondamentali, rischiano di rimanere lettera morta se non sono accompagnati da quella “conversione ecologica” che Langer predicava già quarant’anni fa.
L’eredità istituzionale di un visionario
Alex Langer non fu solo un pensatore, ma anche un uomo delle istituzioni. Deputato al Parlamento europeo, seppe coniugare la radicalità del pensiero ecologista con la concretezza dell’azione politica. In questo, la sua lezione è particolarmente preziosa per chi, come me, ha avuto la responsabilità di tradurre in leggi e decreti la crescente domanda di tutela dell’ambiente. La sua capacità di essere “costruttore di ponti” e “saltatore di muri” – come è stato efficacemente definito – si riflette nel modo in cui riuscì ad individuare la correlazione tra realtà che solo ad uno sguardo superficiale possono apparire distanti, se non addirittura inconciliabili. Pensiamo al rapporto tra l’ecologia e l’economia, che istintivamente tendiamo a considerare antitetici, senza considerare che hanno la medesima radice etimologica, l’oikos, la casa, che l’ecologia vuole studiare e che l’economia vuole governare con le sue regole. Il merito di Alex Langer è stato quello di unire questi due approcci in una visione olistica, affermando l’esigenza che quella casa, la nostra casa, ossia l’ambiente in cui viviamo, va semplicemente gestita con l’attenzione e l’oculatezza necessaria affinché la sua fruizione sia compatibile con la sua corretta preservazione e mi permetto di aggiungere – prendendo in prestito la locuzione aggiunta alla modifica dell’articolo 9 della Costituzione che ho convintamente promosso durante la mia esperienza di governo – “nell’interesse delle future generazioni”. Questa lezione è fondamentale per affrontare le sfide attuali, che richiedono proprio quella capacità di sintesi e di mediazione alta che caratterizzava il suo approccio.

Dalla Terra alla Luna: l’Europa dei popoli
L’altro grande lascito di Langer è la sua visione europea. La sua idea di un’Europa federale, capace di superare i nazionalismi e di costruire una convivenza pacifica tra i popoli, risuona oggi con particolare forza di fronte al riemergere di tentazioni sovraniste e all’indebolimento del progetto europeo. Come vicepresidente della Camera, ho avuto modo di constatare quanto sia ancora necessaria quella trasformazione che Langer auspicava per l’Europa. A quell’Europa Langer – e noi con lui – chiedeva di più: saper coniugare l’ambizione ecologica con la giustizia sociale, non lasciare indietro nessuno nella transizione verde, essere protagonista nella lotta al cambiamento climatico senza dimenticare le disuguaglianze sociali.
Il ruolo delle politiche pubbliche sul modello produttivo
Tra gli obiettivi che mi ero dato, uno dei più importanti riguardava la promozione di una profonda revisione del modello economico e produttivo. Ancora una volta Alex Langer aveva avuto la capacità di cogliere la centralità della questione, parlando di “un mercato che addirittura postula e premia comportamenti anti-ecologici, visto che non si fa pagare i costi”. Oserei dire che questa è una definizione ante litteram dei Sad (sussidi ambientalmente dannosi), altro tema sul quale mi sono prodigato con particolare impegno, spingendo la ripresa della pubblicazione del catalogo dei Sad e quelli ambientalmente favorevoli, peraltro prevista da una specifica disposizione di legge, ma soprattutto dando vita ad una commissione interministeriale per avviare una progressiva eliminazione dei Sad da sostituire con sussidi ambientalmente favorevoli nello stesso ambito economico, in modo da non procurare danni negativi ai comparti produttivi maggiormente legati alla presenza dei sussidi. Su questo tema c’è ancora molto da fare e spero che presto il lavoro che ho iniziato venga ripreso e portato avanti, per restituire al mercato quell’equilibrio necessario per garantire la “correzione di rotta in senso ecologico” che chiedeva Alex Langer.

A trent’anni dalla sua scomparsa, Alex Langer ci lascia soprattutto il coraggio della speranza. La speranza che è possibile cambiare rotta, che non siamo condannati alla catastrofe ambientale, che possiamo costruire una società più giusta e sostenibile. Ma ci insegna anche che questa speranza deve tradursi in impegno concreto, in scelte quotidiane, in politiche coraggiose. La sua eredità non è solo un patrimonio per gli ecologisti, ma per tutti coloro che hanno a cuore il futuro del nostro pianeta e delle prossime generazioni. © RIPRODUZIONE RISERVATA
