Come siamo arrivati a questo punto? Ci sono tre gustosi paradossi che confermano la totale incapacità di questi neo e postfascisti all’amatriciana di farsi perfino i fatti propri. Il primo. A svilire il referendum a lite da pollaio sono state proprio le esternazioni e i comportamenti sguaiati degli stessi promotori che, in tutte le innumerevoli occasioni di ‘voci dal sen fuggite’, la Meloni ha dovuto difendere alzando i toni da Sgarbatella al mercato. Paradosso numero due. Queste figure inquietanti provengono dai ranghi dei magistrati o comunque della giurisprudenza, come il ministro Carlo Nordio o il suo braccio destro Giuseppina Bartolozzi, ed anche il suo braccio sinistro, lo scomodo avvocato biellese Delmastro Delle Vedove, come (ex) imprenditore in bisteccherie sospette di riciclare capitali mafiosi. Il terzo paradosso è che una riforma della magistratura sarebbe davvero opportuna, per “restituirle efficienza e tempi rapidi”. Ma è molto saggio aspettare che a metter mano a questa benedetta riforma sia il prossimo esecutivo, anche a prescindere dal suo colore, intellettualmente e moralmente più decoroso di quello attuale


◆ Il commento di MAURIZIO MENICUCCI

Giorgia Meloni e Carlo Nordio, prima e secondo firmatario della riforma costituzionale sulla giustizia
(credit foto Ansa/Fabio Frustaci; foto sotto il titolo, credit Ansa/Tino Romano)

Con le urne appena aperte, possiamo dirlo senza temer smentite: quello che doveva essere un referendum popolare dai contenuti troppo tecnici per pretendere di sottoporlo al giudizio diretto dei cittadini, si è ridotto a una questione di semplicità lapalissiana. Non amo la seguente, logora, metafora ma stavolta credo sia talmente calzante da risultare obbligata. Prendereste un’automobile, pardon, una riforma che cambia sette capitoli della legge fondamentale dello Stato, da una ciurma che oltretutto – e sarebbe logico chiedersi perché – ha blindato le modifiche senza alcun contraddittorio parlamentare anche tra i suoi esponenti? È una sintesi illuminante di quel che dalle parti di La Russa e di altri appassionati collezionisti di erme del Duce si intende per democrazia e si sottintende per separazione ed equilibrio tra i poteri. Per quel che mi riguarda – e senza nemmeno fare appello, come suol dirsi, alla coscienza, ma solo alla prudenza di chi esamina con la catenella alla porta prima le spazzole e poi chi gliele decanta – rispondo: grazie, No e ancora No. 

Se poi vogliamo riflettere qualche secondo sul perché e sul come siamo arrivati a questo punto, dobbiamo notare almeno tre gustosi paradossi, che peraltro confermano la totale incapacità di questi neofascisti all’amatriciana di farsi perfino i fatti propri. Cioè, di articolare un disegno politico che sia qualcosa di più di un’occupazione prepotente delle istituzioni, metafora di una continua Marcia su Roma, fondata sulla ripetizione di pochi e poveri slogan, subito smentiti dai fatti e sempre più insufficienti a nascondere il fallimento su tutti i fronti delle politiche meloniane. 

Il primo paradosso è che a svilire il referendum a lite da pollaio sono state proprio le esternazioni e i comportamenti sguaiati degli stessi promotori che, in tutte le innumerevoli occasioni di ‘voci dal sen fuggite’, la Meloni ha dovuto difendere alzando i toni da Sgarbatella al mercato, nei quali si rifugia quando deve dissimulare affanni e contraddizioni. Cosicché, da una vittoria festeggiata con larghissimo anticipo, la maggioranza è precipitata adesso nel terrore isterico di una sconfitta che non potrà, nonostante tutti gli esorcismi, scansare le conseguenze politiche, perché è proprio sulla sua credibilità, e non sulla Giustizia, che il Paese è chiamato a esprimersi. 

Se prevarranno i No, o meglio, la premier dovrà ringraziare in modo particolare certi personaggi palesemente inadatti all’alto ruolo ricoperto nel suo esecutivo. Queste figure inquietanti, altro paradosso, provengono dai ranghi dei magistrati o comunque della giurisprudenza, come il ministro Carlo Nordio, o il suo braccio destro Giuseppina Bartolozzi: un giudice che invita i concittadini a “scappare all’estero” se sono, come lei, sotto indagine dei colleghi, bollati come un “plotone di esecuzione”. Come definirla, se non una tragica barzelletta, da esaminare più attraverso le lente della psicoanalisi che della politica? Per non parlare del braccio sinistro di Nordio, il sottosegretario FdI Andrea Delmastro Delle Vedove, già condannato a 8 mesi, e a 12 di interdizione dai pubblici uffici, per rivelazioni di segreti giudiziari nel caso Cospito (bella Nemesi, per un viceministro della Giustizia). Salito, lo scomodo avvocato biellese, all’ennesima poco commendevole ribalta delle cronache, stavolta come (ex) imprenditore in bisteccherie sospette di riciclare capitali mafiosi, dove, si scopre, invitava a merenda alcuni camerati del ministero, compresa l’ineffabile Bartolozzi. 

Ma c’è un terzo e massimo paradosso, in tutta questa inutile storia del referendum. Ed è che, non da oggi, una riforma della magistratura sarebbe davvero opportuna. Una serie di modifiche anche importanti della macchina giudiziaria, ovviamente concordate con l’opposizione, capaci, come ormai sanno anche le pietre, di “restituirle efficienza e tempi rapidi”. La Costituzione non è intangibile, altre volte è stata modificata, e i costituenti lo avevano previsto. Però, a costo di ripeterci, dipende da chi. Se deve essere un governo come questo, dal profilo culturale ridicolo, e infatti tenuto a distanza di contagio anche dai più noti pensatori di destra − buon ultimo, Pierangelo Buttafuoco vs il ministro Giuli, un’orda di incompetenti, di indagati, di condannati e di politicamente inopportuni che la Meloni si tiene stretti con una fedeltà a prova di autolesionismo addirittura sospetta − allora non ci possono essere dubbi: è molto più saggio aspettare che metter mano a questa benedetta riforma sia il prossimo esecutivo. Sperando per tutti che, anche a prescindere dal suo colore, sia intellettualmente e moralmente più decoroso di quello attuale. O No? © RIPRODUZIONE RISERVATA

Leggi senza pubblicità. Aiutaci a restare liberi

Dona ora su Pay Pal

IBAN

Inviato speciale per il telegiornale scientifico e tecnologico Leonardo e per i programmi Ambiente Italia e Mediterraneo della Rai, ha firmato reportage in Italia e all’estero, e ha lavorato per La Stampa, L’Europeo, Panorama, spaziando tra tecnologia, ambiente, scienze naturali, medicina, archeologia e paleoantropologia. Appassionato di mare, ha realizzato numerosi servizi subacquei per la Rai e per altre testate.