Crisi climatica, un appello dalla Spagna: «Uniamoci, prima che sia troppo tardi per tutti»

Joan Herrera, direttore Area di azione ambientale ed energetica di Barcellona

Secondo l’ex direttore generale dell’Istituto per la Diversificazione e il Risparmio Energetico del ministero per la Transizione Ecologica spagnola, Joan Herrera, il XXI secolo non è iniziato, come molti sostengono, con la caduta delle Torri gemelle, ma nel 2020 con la pandemia. Il mondo ha preso coscienza della sua interdipendenza. Come trasformare la responsabilità morale, in responsabilità politica? «Sarà necessario costruire uno scenario di alleanze molto ampio, che coinvolga soggetti con cui non si sarebbe pensato di dover camminare insieme; l’assunzione di politiche severe nel 2040, potrebbe essere inutile»


La lettera di SILVIA PIETRANGELI, da Barcellona

INCONTRO IL DOTTOR Joan Herrera attraverso la piattaforma zoom, in quella modalità virtuale alla quale questi mesi di pandemia ci hanno abituati. È collegato dal suo studio del Municipio del Prat de Llobregat − un popoloso comune dell’Area Metropolitana di Barcellona, sul cui territorio insiste l’aeroporto internazionale – e dove attualmente ricopre il ruolo di direttore dell’Area di azione ambientale ed energetica. Questo incarico è solo l’ultimo di una lunga serie che lo ha visto protagonista della scena politica ecologista catalana e spagnola sin dal 2004 quando, terminati gli studi in diritto urbanistico e ambientale, è stato eletto a Madrid al Congreso de los Diputados con la lista Iniciativa per Catalunya Verds – Esquerra Unida i Alternativa; carica ricoperta sino al 2010 e abbandonata per concorrere alla Presidenza della Generalidad catalana, prima di ritornare a Madrid con il ruolo di direttore generale dell’Istituto per la Diversificazione e il Risparmio Energetico del ministero per la Transizione Ecologica.

Il permafrost artico si sta sciogliendo con 70 anni di anticipo sulle previsioni precedenti

Alla luce della sua esperienza politica e della sua visone ecologista – domando senza giri di parole – quali sono gli strumenti a disposizione per far fronte alla crisi climatica che stiamo vivendo? Il dottor Herrera non nasconde la preoccupazione mentre snocciola i dati che riassumono il drammatico avanzamento del cambio climatico: «Siamo davanti a una sfida cruciale e i prossimi dieci anni saranno fondamentali se vorremo evitare uno scenario di non ritorno che si verificherebbe qualora l’aumento della temperatura del pianeta raggiungesse i due gradi. In questo caso, infatti, l’eventuale disgelo del permafrost che ricopre ampie zone della terra (come la tundra), determinerebbe un’emissione massiva di metano con il conseguente drammatico effetto di accelerazione del riscaldamento globale e l’inevitabile incremento di tre gradi. E quest’ipotesi − aggiunge serio – comporterebbe davvero conseguenze catastrofiche».

Herrera: «il catasfrofismo alimenta paralisi e disfattismo; dobbiamo scongiurare l’irreparabile»

Eppure, il catastrofismo non è alla base del pensiero politico del dottor Herrera, che in tale visione intercetta il pericolo di paralisi e di disfattismo nell’opinione pubblica. «Il messaggio che noi politici dobbiamo dare è che, nonostante tutto, siamo in tempo per scongiurare l’irreparabile e che non si devono assolutamente abbandonare le azioni di mitigazione. Infatti, ogni 0.1 grado di temperatura guadagnato è una vittoria». Azioni di mitigazione che comportano un sempre maggiore utilizzo di energie rinnovabili, a discapito di quella fossile, e un impegno congiunto a livello globale. Aspetto, quest’ultimo, particolarmente delicato e che ha rappresentato uno degli ostacoli maggiori per le politiche ambientaliste internazionali. «Oggi – prosegue il dottor Herrera – forse anche grazie alla crisi dovuta al coronavirus, c’è stato per la prima volta il riconoscimento dell’esistenza di un possibile collasso e in particolare, di un collasso a livello globale. Quindi ci domandiamo se l’esperienza che l’umanità ha vissuto con il Covid, possa rappresentare un cambio di paradigma culturale». Secondo il dottor Herrera, infatti, il XXI secolo non è iniziato, come molti sostengono, con la caduta delle torri gemelle, ma adesso, nel 2020 con la pandemia, quando il mondo ha preso coscienza del suo essere interdipendente.

Accompagnare i settori che si sentono danneggiati dalla transizione verde [credit Getty Image]

E come fare quindi a trasformare la responsabilità morale, in responsabilità politica? «Sarà necessario costruire uno scenario di alleanze molto ampio, che coinvolga soggetti con cui non si sarebbe pensato di dover camminare insieme; perché l’assunzione di politiche severe nel 2040, potrebbe essere inutile. Sarà determinante invece arrivare al 2030 in un contesto di reale contenimento». Tuttavia, queste politiche di azione climatica non sono sempre di facile attuazione. «Per questo – sottolinea Joan Herrera – è importante che siano accompagnate da proposte di transizione giusta. Intendo dire che è doveroso accompagnare socialmente quei settori danneggiati o che si sentono danneggiati da politiche di transizione verde. Perché altrimenti queste categorie saranno quelle che opporranno maggiori resistenze».

Infine, prima di salutarci, domando al dottor Herrera, per quali motivi, secondo lui, non emerga in Spagna (e in Italia, Portogallo, Grecia) un partito ambientalista con la stessa forza di quello verde tedesco. «Sono diversi i fattori che concorrono a questo fenomeno. Tuttavia, credo che il principale riguardi le condizioni di vita materiali degli abitanti del Sud Europa; un minor benessere fa sì che le preoccupazioni ambientali, pur se esistenti, non rappresentino una priorità». Eppure, alla luce della crisi climatica che stiamo vivendo, e dello scenario verso cui ci stiamo pericolosamente avviando, dovrebbe essere scontato porre la questione ambientale in cima a qualunque agenda politica, perché la preservazione del nostro ecosistema è ormai senza dubbio una priorità globale. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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È nata a Cagliari, cresce tra i libri, la danza e la ginnastica, nel cui mondo si affaccia sin da giovanissima. Nel 1992 entra a far parte della squadra nazionale di ginnastica ritmica e partecipa ai mondiali di Bruxelles, dove vince con la squadra una medaglia d’argento e una di bronzo. Per questi risultati riceve la medaglia d’argento al valore atletico del Coni. Successivamente fonda la Compagnia di Danza Contemporanea Varitmès, con la quale porta in scena numerosi spettacoli in Italia e in Europa, ospite di prestigiosi festival di danza e rassegne teatrali. Laureata in Giurisprudenza all’Università degli studi di Cagliari, consegue l’abilitazione all’esercizio della professione forense. Ha vissuto a Berlino, Leeds (Regno Unito) e attualmente risiede a Barcellona, dove si dedica alla scrittura.