Erdogan e la Nato. Il tripudio neoatlantico e lo scomodo “vicino di casa”

Dai resoconti entusiastici, Draghi ha dato le carte anche a Bruxelles dopo averle distribuite al G7 in Cornovaglia. Mai l’Italia sarebbe stata così influente in ogni dove. Grazie a Supermario. Ed ecco la domanda: come conciliare la qualifica di “dittatore” propinata a Erdogan il 15 aprile dal nostro premier, con la patente di “scudiero” della Nato benedetta il 14 giugno da Biden? Intanto, i renziani del Pd puntano i fucili contro Letta dopo l’unanimità posticcia dell’esordio. Più che il quartier generale, Marcucci and Friends bombardano i timidi accenni di recupero di una qualche funzione sociale del partito


L’editoriale di IGOR STAGLIANÒ

Bruxelles 14 giugno 2021, Recep Tayyp Erdogan di fianco a Biden nella foto finale del vertice Nato

NEL TRIPUDIO neo atlantico, celebrato al quartier generale della Nato, stride alquanto la foto di Recep Tayyp Erdogan in prima fila fra i partner militari dei paesi democratici occidentali. La Santa Alleanza contro Cina e Russia è cosa buona e giusta. Ci mancherebbe altro. Tra dittature e democrature c’è solo l’imbarazzo della scelta su chi contrastare per primo. Il nostro pensiero è così volato subito al presidente del Consiglio. 

Dai resoconti entusiastici di questi giorni, Draghi ha dato le carte anche a Bruxelles dopo averle distribuite al G7 in Cornovaglia. A quanto leggiamo, mai l’Italia fu così influente in ogni dove. Grazie a Supermario. Ed ecco la domanda: come conciliare la qualifica di “dittatore” propinata (e giustamente, nel sofagate) al presidente turco il 15 aprile dal nostro premier, con la patente di “scudiero” della Nato sul fronte sud orientale benedetta lunedì 14 da Biden?

È una risposta che svolgeranno i nostri bravissimi analisti internazionali: su Italia Libera non indossiamo paraocchi e sfuggiamo ai peana debordanti altrove. Leggete, per adesso, l’articolo di Silvia Laura Battaglia sui sogni neo-ottomani del sultano turco nel quindicinale scaricabile a fondo pagina. In questo saluto per la pausa estiva del nostro magazine, l’attenzione mi pare giusto rivolgerla ora al povero Enrico Letta.

Enrico Letta tra le due capigruppo, Malpezzi al Senato e Serracchiani alla Camera

I fucili dei renziani in servizio attivo nel Pd sono puntati contro di lui dopo l’unanimità posticcia dell’esordio. Più che il quartier generale, Marcucci and Friends bombardano, in verità, timidi accenni di recupero di una qualche funzione sociale del partito. Essa è stata appena delineata dai tratti “identitari” (ius soli, dote ai diciottenni e progressività fiscale) che abbiamo salutato con piacere, ma che hanno fatto salire il sangue alla testa agli orfani inconsolabili del rignanese.

Che diano frutti elettorali o meno lo vedremo fra non molto. Qualche gradimento demoscopico pare che l’ottengano. Quindi via al fuoco di fila di Base riformista (Guerini, Lotti e C.), in sigla Br (brrrrr… che orrore!). In ballo ci sono i principali capoluoghi di regione. Figurarsi se non è meglio dare il peggio di sé. I cocci (o l’avvio di un nuovo raccolto) li vedremo a settembre.

Per quella data, stiamo preparando qualche novità editoriale in più. I primi sei mesi online e i primi nove numeri del magazine quindicinale ci incoraggiano a strutturarci meglio. Con altri partner allargheremo la diffusione dei nostri contenuti; con prestazioni più accurate verremo incontro ai nostri lettori. Una voce libera in un Paese stordito dal conformismo sarà sempre più preziosa. 

Ne abbiamo una prova nel bellissimo pezzo di Rocco Tancredi sulla vera storia dell’Ilva e sui maneggi del vescovo di Taranto. Avete letto qualcosa del genere altrove? Né leggerete altrove qualche idea originale sul futuro della siderurgia italiana, come ci spiega, nel n. 9 del quindicinale, l’ingegnera Barbara Valenzano, custode giudiziario dello stabilimento di Taranto e testimone-chiave al processo “Ambiente svenduto”.

Nel frattempo, faremo al meglio la nostra parte con l’aggiornamento quotidiano del sito. Per il magazine arrivederci a settembre. © RIPRODUZIONE RISERVATA

Nel numero 9 scaricabile qui gratis: Giorgia Meloni e i conti aperti col fascismo [di Vittorio Emiliani]; in primo piano: Taranto, la salute non è d’acciaio [di Igor Staglianò, Angelo Bonelli, Rocco Tancredi e Barbara Valenzano]; Tragedie e sicurezza sul lavoro: non c’è solo Stresa [di Raffaele Guariniello]; Hitler, Biden, Letta e la differenza tra sinistra e destra [di Guido Ortona]; Il Giano bifronte della rivoluzione verde [l’inchiesta di Lilli Mandara]; Nucleare, idrogeno blu, trivellazioni e cemento [di Emilio Molinari]; Atenei non società per azioni [di Anna Maria Sersale]; Turchia: il sogno neo ottomano di Erdogan [di Laura Silvia Battaglia]; Aristofilide, vanax o primo cittadino? [di Arturo Guastella]; Bengala e tigri: Tremal-naik non abita più qui [di Carlo Giacobbe]

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Direttore - Da inviato speciale della Rai, ha lavorato per la redazione Speciali del Tg1 (Tv7 e Speciale Tg1) dal 2014 al 2020, per la trasmissione “Ambiente Italia” e il telegiornale scientifico "Leonardo" dal 1993 al 2016. Ha realizzato più di mille inchieste e reportage per tutte le testate giornalistiche del servizio pubblico radiotelevisivo, e ha firmato nove documentari trasmessi su Rai 1, l'ultimo "La spirale del clima" sulla crisi climatica e la pandemia.