Ex Ilva di Taranto. Idrogeno verde e acciaio intelligente mettono d’accordo lavoro e salute

Acciaieria a idrogeno a Linz in Austria

Lo stabilimento siderurgico può essere riconvertito per produrre acciai speciali intelligenti (smart structures), in grado di monitorare il loro stato nel tempo e reagire alle sollecitazioni cui sono sottoposti. Si chiuderebbe così la stagione nefasta dell’uso del coke che ha avvelenato aria, terra ed acqua assieme alla vita dei tarantini. Il progetto punta ad ottenere 2 miliardi di euro di finanziamenti europei ed è stato presentato dal Dipartimento Ambiente e Infrastrutture della Regione Puglia, diretta fino a pochi giorni fa dall’ingegnera Barbara Valenzano, per dieci anni custode giudiziario dell’Ilva di Taranto, teste chiave del Processo “Ambiente Svenduto”. Ci vorrebbe una politica industriale che guardi al futuro, e che non c’è


Il progetto di BARBARA VALENZANO, dirigente Regione Puglia

È POSSIBILE la riconversione dell’industria di processo, ed in particolare lo stabilimento siderurgico di Taranto, senza perdere l’importante posizionamento nazionale dell’industria dell’acciaio e dei materiali? Sì, a certe condizioni, e lungo tre direttrici. Vediamole una ad una, con una premessa. La Direttiva europea approvata all’unanimità il 26 giugno 2019 denominata “Un pianeta pulito per tutti. Una visione strategica per un’economia prospera, moderna, competitiva e climaticamente neutra” è stata presentata dal presidente della Puglia Michele Emiliano, quale relatore, al Comitato delle Regioni del Parlamento Europeo. Firmata dalla sottoscritta, il documento mette in luce i temi della riconversione industriale dei processi produttivi, di bonifica-rigenerazione-riqualificazione del territorio compromesso dalle contaminazioni di lungo periodo causati dai processi produttivi dell’industria pesante, nel caso specifico l’acciaio derivante dal ciclo integrale.

Colata continua acciaieria a idrogeno verde a Dalmine (Bg)

La direttiva dell’Unione pone le basi per una strategia europea di medio-lungo termine per affrontare la crisi climatica sollecitando la Commissione europea ad elaborare ulteriormente una strategia secondo una più stringente e concreta tabella di marcia. In sintesi − ecco la prima direttrice − sono state poste le basi normative per l’individuazione delle misure pertinenti a sostenere finanziariamente la transizione ecologica. Le misure, sostenute dai fondi europei denominati successivamente “Green Deal”, “Pnrr”, “Pniec”, è previsto che siano attuate entro il 2030 per garantire all’Europa di allinearsi a uno scenario che punti a non superare l’aumento della temperatura media del pianeta di 1.5° C.

I governi nazionali, attori principali nell’attuazione della strategia di decarbonizzazione, nel riconoscere il ruolo degli enti locali e regionali in questo processo, a partire dall’istituzione di un meccanismo permanente di consultazione e di scambio, hanno di fatto l’obbligo di intervenire a sostegno del raggiungimento degli obiettivi di neutralità climatica. Tali obiettivi possono essere raggiunti solo agendo con determinazione sull’intero sistema energetico, con l’introduzione dell’idrogeno in sostituzione dei combustibili fossili. Il testo di riferimento della legislazione in materia è appunto il pacchetto sull’energia pulita redatto e sostenuto dalla Puglia.

Stabilimento ex Ilva di Taranto

Sulla seconda direttrice di indirizzo − connessa alla programmazione e gestione dei flussi finanziari −, oggi circa il 2% del Pil dell’Unione Europea viene investito annualmente nel sistema energetico e nelle relative infrastrutture. Nell’ottica della applicazione delle disposizioni europee sul clima, la percentuale dovrebbe salire al 2,8% (520-575 miliardi di euro all’anno, esclusi gli investimenti connessi al parco veicoli), al fine di contribuire a un’economia a “zero emissioni” di gas a effetto serra. Si tratta di un importo significativo, anche per un’economia sviluppata come l’Ue. Ma tali investimenti aggiuntivi possono essere compensati mediante, ad esempio, bollette energetiche più basse e una contestuale maggiore competitività. Nel complesso, la transizione dovrebbe stimolare la crescita e l’occupazione, con un impatto positivo sul Pil fino al 2% entro il 2050. Nel periodo 2014-2020 l’Ue ha già speso circa il 20% (oltre 206 miliardi di euro) del suo bilancio complessivo per agire sui cambiamenti climatici. La Commissione ha proposto ora di aumentare tale quota al 25% per il periodo 2021-2027.

E veniamo alla terza direttrice, la più interessante dal punto di vista della concreta possibilità di cambiare angolazione rispetto al rapporto tra ”lavoro e salute”. Come rilevabile dai documenti firmati dalla sottoscritta in qualità di direttore della Regione Puglia, di fatto ed in più sedi, viene proposta una produzione “green” competitiva e innovativa. In tale ottica, la Regione ha proposto e inserito nel Pnrr un intervento di ambientalizzazione, decarbonizzazione e riconversione industriale dello stabilimento siderurgico ex Ilva di Taranto attraverso l’utilizzo di sistemi ibridi (gas/idrogeno) in una prima fase e a idrogeno biatomico in una seconda fase, finalizzati all’attuazione delle migliori tecniche disponibili per la minimizzazione delle emissioni climalteranti (zero emission) ed alla tutela dei ricettori (suolo, aria, acqua). La proposta operativa contempla, in termini di possibili scenari, i contenuti tecnici prevalenti connessi al passaggio dal “ciclo integrale” all’utilizzo di forni elettrici alimentati da centrali ad idrogeno con l’abbandono del carbone.

Ex Ilva di Taranto, batteria dei cinque altiforni

Proviamo a scendere nel dettaglio dei due scenari ipotizzati. Lo scenario 1, che rappresenta quello di breve-medio termine, contempla la chiusura degli altoforni 1, 2, 3 e 4, la sostituzione del 5 con forni elettrici/idrogeno alimentati da centrali elettriche a gas, alternativamente integrate ad idrogeno contemplando anche l’utilizzo e il recupero del gas per la riduzione degli ossidi di ferro; lo scenario 2, che rappresenta il vero punto di approdo della proposta operativa, prevede l’utilizzo dell’idrogeno per l’approvvigionamento energetico dei forni elettrici. Essi dovranno puntare alla produzione di qualità, ovvero acciai intelligenti e speciali (smart structures), in grado di monitorare il loro stato nel tempo e reagire opportunamente alle sollecitazioni cui sono sottoposti. Quindi piccoli quantitativi (1/3 di quanto attualmente autorizzato, un solo modulo da 2,5 milioni tonnellate/anno), in grado di adattarsi ad un ampio range di usi specifici e applicazioni di elevata qualità, con metodologie produttive all’avanguardia e l’idrogeno in sostituzione del carbone.

Il processo di produzione è simile a quello dei processi di riduzione descritti nello scenario uno, eccetto che per le emissioni di Co2: in questo processo l’idrogeno prodotto per elettrolisi dell’acqua reagisce con gli ossidi di ferro producendo acqua invece che anidride carbonica e ossigeno (O2) che, immesso in atmosfera, compenserà efficacemente le ‘immissioni’. La scommessa per il futuro è, in sostanza, la “hydrogen economy”: sfruttare, cioè, l’elettricità eccedente dei parchi eolici e solari per alimentare enormi elettrolizzatori che, a loro volta, consentono di generare l’idrogeno dall’acqua tramite l’elettrolisi, come anche realizzarne altri ad hoc funzionali all’industria. 

L’idrogeno può essere prodotto con elettrolisi dell’acqua, eliminando polveri, diossine furani e benzo(a)pirene

Questo consentirebbe di eliminare il problema delle polveri (Pm10, Pm2,5), delle diossine e dei furani (Pcdd/Pcdf), del benzo(a)pirenee-antracene e fluoroantene, derivanti questi due ultimi, rispettivamente, dal processo di sinterizzazione e dalla cottura del coke. In sintesi, ci si potrebbe ricongiungere e riconciliare con quello che fu il primo provvedimento di chiusura dell’area a caldo dello stabilimento di Taranto disposto dalla Procura della Repubblica della città ionica.

Il progetto proposto e qui riassunto, su cui sono state richieste risorse finanziarie per 2 miliardi di euro, si inserisce in un più ampio programma di sviluppo per il territorio pugliese finalizzato alla armonizzazione  delle strategie sanitarie, ambientali, industriali, energetiche e del lavoro, nel rispetto delle norme comunitarie e nazionali, traguardando nuove fonti di energia rinnovabile e modelli di sviluppo sostenibile e di tutela del territorio. A tal fine è stato contestualmente studiato e proposto alla Commissione Ue e al governo italiano un intervento finalizzato alla realizzazione di un impianto di produzione di idrogeno verde su larga scala attraverso tecnologie innovative basate su sistemi integrati di energia solare e ossidrica. L’iniziativa è inserita nella road map per la decarbonizzazione, verso una transizione completa alle fonti energetiche rinnovabili, nella quale questa iniziativa potrebbe rappresentare un interessante progetto-pilota tra le regioni europee.  

Le ricerche puntano alla trasferibilità delle tecnologie zero emission

Il progetto, per come è stato impostato sin qui, sarà sviluppato in collaborazione con enti di ricerca pubblici e partner industriali leader nel settore. La catena del valore delle parti interessate è costruita per garantire l’attuazione e la trasferibilità della tecnologia, il suo sfruttamento per scopi a basse emissioni climalteranti e inquinanti “zero emission”. Previste, anche, diverse tecnologie di stoccaggio da applicare nel settore dei trasporti, in quello delle bonifiche ambientali e nella qualità urbana, attraverso l’uso dell’ossigeno prodotto come compensazione ambientale, ad integrazione dei processi di riforestazione necessari per il riequilibrio ecosistemico del territorio. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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Dal novembre 2015 svolge le funzioni di direttore del Dipartimento regionale pugliese che si occupa di Mobilità, qualità urbana, ecologia, opere pubbliche, ecologia e paesaggio, con un Piano di investimenti in materia di infrastrutture e ambiente di 15 miliardi di euro la cui spesa è oggi arrivata al 70%. Sotto la sua direzione, la Puglia è stata la prima regione in Italia per maggiore spesa certificata nell’ultimo quinquennio e maggiore capacità di acquisire risorse finanziarie. È dirigente di ruolo della Pubblica amministrazione da 15 anni, dal 2003 in Arpa Puglia. PhD in Ingegneria Chimica e Processi Chimici, si è sempre occupata di temi quali la produzione di idrogeno, le bonifiche ambientali, i rischi di incidente rilevante, le Autorizzazioni Uniche (ex 387) Via/Vas/Vinca. Ha lavorato per la Commissione Europea, in qualità di esperto, per la redazione del “Parere sul clima” approvato all'unanimità dal Cor presso il Parlamento europeo. Svolge tutt’oggi le funzioni di custode giudiziario dello Stabilimento Ilva di Taranto