Mégas Aléxandros, ovvero la “sovrumana” temerarietà e il lato B della storia

Busto in marmo di Mégas Aléxandros (copia romana da un originale ellenistico del III-II secolo a.C. Museo Capitolino. Roma)

A coltivare amore per la scienza, saldezza morale, intelligenza e comprensione della realtà gli giovò avere come precettore Aristotele. E pesò quanto basta anche l’indubbio carisma nei confronti dei suoi uomini, che l’hanno seguito per anni in avventure inenarrabili. Tutto questo non sarebbe però stato sufficiente a farlo trionfare nelle due battaglie fondamentali nel suo inarrestabile avanzare: Isso, 333 a. C., e Gaugamela, 331 a. C. Nelle due battaglie Dario III e i suoi fuggono mentre la sorte della battaglia non è ancora decisa. Perché il “re dei re” e i suoi “immortali” fuggono? Quei due attacchi in profondo, perdendo i collegamenti, parlano dello stesso errore strategico, ripetuto. Anche se vari commentatori, soprattutto quelli antichi, li hanno invece rappresentati come geniali azioni militari


Il racconto di HERR K.

ὅν οἴ θεοί φιλοῦσιν ἀποθνήσκει νέος (hon oi theoi philusin, apothnēskei neos)

“MUOR GIOVANE COLUI che al Cielo è caro”, un’antica maledizione consolatoria e, soprattutto, “livellante”, come avrebbe detto Totò. Perché riguarda anche quelli, tra i trenta e i quaranta, che si sentono rampanti padroni di un destino di sicuro successo. Se siete già sulla soglia dei 40 e siete ancora vivi, beh allora siete condannati alla lanosa mediocrità del gregge. E senza immunità.

Quando studiavamo l’epica e la storia antica, proliferavano esempi di giovani che pagavano con la vita il prezzo di essere baciati dalla gloria. Eurialo e Niso, celebrati nell’Eneide, Armodio e Aristogitone, i “tirannicidi” per antonomasia, con i loro pugnali alzati anche nel gruppo marmoreo all’angolo della Facoltà di Giurisprudenza de “La Sapienza”. Ma, per venire a personaggi più recenti, Raffaello, Caravaggio, Mozart, Leopardi, Rimbaud hanno chiuso prima dei 40, per non parlare del “Club dei 27”. Però il riferimento universale del proverbio è, da quando ero ragazzo, Alessandro Magno. Uno che è nato con un cucchiaio d’argento in bocca, come dicono gli inglesi.

La battaglia di Isso. Museo archeologico nazionale di Napoli

Filippo II il Macedone, uno stratega vincente, magari non era così brutto e rozzo come Val Kilmer, anche se aduso a scivolare nelle pozze di vino del banchetto. E forse Olimpiade non così bella come Anjolina Jolie, però il film di Oliver Stone, Alexander, coglie in molti passaggi i tratti fondamentali dell’esistenza di Alessandro. E varrebbe da sola la ricostruzione delle mura di Babilonia con le loro maioliche blu a far digerire la prolissità della narrazione.

Quel che nel film non compare, se non per accenno, è che l’idea “folle” di invadere e assoggettare l’impero persiano era stata a lungo perseguita da Filippo, ideatore della falange macedone con le lunghissime sarisse, anche in termini di alleanze politiche utili al progetto. Alessandro si trovò, insomma, il piano già bello e scodellato dal padre. Certo, il realizzarlo richiedeva un ego super ma intelligente, una temerarietà ineguagliata su episodi così numerosi. E, prima, nella fase della sua ascesa al potere, un’indubbia capacità militare nel battere Triballi, Geti e Illiri come anche mettere a tacere Tebe e Atene. Gli omicidi dinastici facevano parte del modo, all’epoca, di sbarazzarsi di possibili contendenti, ma atroce la vendetta consumata da Olimpiade col rogo della povera Cleopatra Euridice, ultima moglie di Filippo.

La battaglia di Isso (dettaglio). Museo archeologico nazionale di Napoli. Dall’alto, Alessandro Magno in sella a Bucefalo; Dario III con lo sguardo atterrito sul cocchio in fuga

A coltivare amore per la scienza, saldezza morale, intelligenza e comprensione della realtà non aveva certo fatto male avere come precettore Aristotele. E mettiamoci anche l’indubbio carisma nei confronti dei suoi uomini, che l’hanno seguito per anni in avventure inenarrabili. Tutti questi asset non sarebbero però stati sufficienti, erigendomi a storico, a farlo trionfare nelle due battaglie fondamentali nel suo vittorioso e inarrestabile avanzare: Isso, 333 a. C., e Gaugamela, 331 a. C.. Insomma, un ruolo imprescindibile lo giocò il suo lato B, il cucchiaio d’argento.

Chi non ricorda la battaglia di Isso nel celebre mosaico del museo archeologico di Napoli, con quel primo piano del posteriore di un cavallo e il viso spaventato di Dario III sul cocchio, in una resistenza disperata che prelude alla fuga? En passant, un’opera stupenda anche nella ricchezza dei dettagli, basti pensare alla testa della medusa sulla corazza di Alessandro. Sia a Isso, vicino a quella che poi, proprio per celebrare la vittoria, sarebbe diventata Alessandretta che a Gaugamela, vicina a Mossul nel Nord dell’Iraq, le battaglie si svolsero con caratteristiche assai simili. Preponderanti le forze persiane, forse due/tre volte quelle macedoni, Alessandro invoglia il riluttante Dario ad attaccare sul fianco sinistro e lui che con la cavalleria si spinge ad affondare nel cuore dello schieramento persiano, allungando incredibilmente rispetto al suo schieramento iniziale. Addirittura, a Gaugamela, Parmenione, che copriva il fianco sinistro, quello attaccato dai Persiani, manda messi per avvisare Alessandro che i nemici stanno sfondando. 

In tutte e due le battaglie, a due anni di distanza, si ripete però la stessa vicenda. Dario III e i suoi che fuggono mentre la sorte della battaglia non è ancora decisa. Ma l’ultima sconfitta, Gaugamela, decide della caduta dell’impero persiano e dell’inoltrarsi di Alessandro fino alla Battriana, dove sposerà Roxane, e ancora attraverso lo Hindukush per il Khyber Pass in quei luoghi novellati con magiche riprese di sapore kipingliano ne “L’uomo che volle farsi re” (John Huston). Il Kafiristan, la parte nord-orientale dell’Afghanistan, dove ancora si sa fare il vino e architravi e statue parlano greco.

In alto, Fonte: https://dizionaripiu.zanichelli.it/storiadigitale/p/mappastorica/343/la-spedizione-di-alessandro-magno / In basso, I Kalash del Kafiristan (Kafir = infedele), popolazioni che hanno mantenuto forme religiose miste tra animismo pagano e induismo, anche dopo il dominio musulmano instauratosi a fine Ottocento [Foto, credit: www.ilribelle.com]

Perché Dario e i suoi “immortali” fuggono? Certo, Alessandro aveva curato molto, come uno stratega moderno, la propaganda che celebrava l’invincibilità del suo esercito e quella personale come figlio di Zeus. Ma quei due attacchi in profondo, perdendo i collegamenti, parlano sì di “sovrumana” temerarietà, ma sono lo stesso errore strategico, ripetuto. Anche se vari commentatori, soprattutto quelli antichi, li hanno invece rappresentati come geniali azioni militari. E poi, la fuga in entrambi i casi del “re dei re”, impensabile per i discendenti di Ciro il Grande, testimoniano, almeno a me, di un formidabile lato B. E non è vero, poi, che Alessandro ascende a quel cielo che tanto lo amava a neanche 33 anni?

Comunione universale di popoli e di culture, così Alessandro voleva costituire il suo impero, proprio mentre il riottoso mondo delle poleis care ad Aristotele entrava in crisi. “Ma quanto è durato?” osservava malizioso Tito Livio nel raffronto con l’Impero Romano. Assai di più di quanto non ammetta, nella sua analisi, lo storico latino. Pur nella frammentazione nei diversi regni seguita alla morte di Alessandro, dall’Egitto all’Asia centrale, dai Balcani alla Turchia, alla Mesopotamia – oltre 5 milioni di kmq –, l’influenza culturale ellenistica durò in realtà per secoli. Capace di adattarsi, anche modificandoli, agli usi, alle istituzioni e alle tradizioni di molti dei popoli di quelle regioni. © RIPRODUZIONE RISERVATA

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Non ha mai amato la poesia, in particolare quella contemporanea. Archiloco, Saffo, Lucrezio, Dante, Ariosto, Shakespeare e Leopardi, stop. Per questo, forse, si diletta a cimentarsi con racconti brevi, il romanzo non è nelle sue corde e nemmeno alla sua portata. Fascinato dalla Mitteleuropa di Hofmannsthal, Schnitzler, e sì, pure Roth. Ha un sano disprezzo per quell’orda di umanisti — tutti hanno sicuramente scritto poesie anche dopo i vent'anni — che infesta l'amministrazione pubblica ed è colpevole di linguaggio e procedure, che in nome di Sicurezza e Privacy bastonano impietosamente le parti basse degli utenti; e che vanificano gli sforzi per far risalire l’Italia dall’attuale ultimo posto nella Ue per digitalizzazione. Promette di lardellare con excursus scientifici, episodicamente, qualche racconto. Per contribuire a superare il gap che ha la letteratura italiana, fatti salvi Gadda, Calvino e, in parte, Eco 😂. Ma sta anche valutando se non tralignare con un po’ di esoterismo