Era successo che la moglie del re di Creta, innamorata di un possente toro, si era fatta costruire una vacca, all’interno della quale la regina potesse consumare un “incontro carnale” con il divino taurus. Accecato dall’ira, il re insegue l’architetto ateniese fino in Sicania. Qui, racconta Erodoto, «il re Kokalos accoglie Minosse con tutti gli onori. E, per farlo riposare, gli propone un bagno caldo in una fonte termale con le sue bellissime figlie». Ma le giovinette indugiano a lungo nel riporre le vesti e incitano l’illustre ospite ad immergersi intanto nelle acque fumanti: erano così calde, però, che Minosse muore lessato in poco tempo


Il racconto di ARTURO GUASTELLA, nostro inviato in Magna Grecia

¶¶¶ Ti può capitare, e mi è capitato, in questa misteriosa Magna Grecia, dove la diacronia permea quasi tutte le sue poleis (fondazione storica e fondazione mitica qui si intrecciano e si avvincono), di incontrare, insieme agli eroi dell’epos omerico, agli storici antichi, e, non raramente, persino gli Dei, un’affascinante scrittrice franco-americana, Angela Anaïs Juana Antolina Rosa Edelmira Nin y Culmell (1903-1977). Mi accorgo che solo a pronunciare tutti i suoi nomi due storici seri, come Eforo di Cuma Eolia (IV sec.  A.C.) e Filisto di Siracusa (430-356 a.C.), che l’accompagnano incontrano non poche difficoltà linguistiche, tanto che essa, la ragazza, taglia la testa al toro e chiede di essere chiamata semplicemente Anaïs Nin. 

Solo al nominare il “ταῦρος”, il bovino, insomma, i due storiografi, però, scoppiano in una risata, e allora la mia curiosità diviene incontenibile. Vincendo la mia naturale ritrosia (giuro che è vera), non posso fare a meno di chiedere. «Devi sapere − spiega Filisto − che questa bellissima κόρη, questa ragazza, è venuta chissà da dove, è stata, poi, a Creta, è passata dalla Sardegna, ed ora è qui in Sicilia, seguendo le orme di Dedalo, e noi le facciamo da guida». Dedalo, quello del labirinto e del Minotauro? «Proprio, lui», interviene un terzo storico. Quest’ultimo, però, di grandissima fama, tanto che il vostro povero cronista è davvero in soggezione, e non gli bacia la mano solo per la presenza dell’americana che chissà cosa avrebbe potuto pensare. Tuttavia, lo chiamo maestro. 

E Maestro lo è davvero, in quanto si tratta nientemeno che di Erodoto. E, da Padre della Storia, prova a spiegare alla ragazza francese (ha anche ascendenze cubane) che il grande architetto ateniese, domiciliato a Creta, si è rifugiato in questi lidi per sfuggire alle ire del re di Creta Minosse III, al quale aveva combinato un gran pasticcio, cercando poi di rimediare con la costruzione del famoso labirinto. Il discorso dello storico di Alicarnasso deve avere un senso per gli altri suoi colleghi e per la signora (aveva già avuto due o tre mariti), la quale ci ha infatti spiegato il motivo della sua presenza qui, in quanto stava scrivendo un libro proprio sull’argomento e voleva informazioni di prima mano proprio dall’architetto fuggiasco. Libro poi pubblicato con il titolo “La Seduzione del Minotauro”. 

Era accaduto che la moglie del re cretese, Pasifae, si fosse perdutamente innamorata di un possente toro. Cosa non rara, a Creta, in quanto a Cnosso, come in tutta l’isola, vigeva un culto particolare per il quale i tori venivano considerati alla stregua di autentici Semidei. Così Dedalo, che era anche un valentissimo artigiano, compensato con un borsone pieno di talenti d’oro, aveva costruito una vacca all’interno della quale aveva fatto entrare la regina, per un possibile “incontro carnale” con il taurus. E la vacca dovette essere così somigliante da ingannare il toro e ingravidare Pasifae. Spaventato dall’aver creato un mostro che pranzava solo con giovanette, Dedalo pensò bene di costruire il Labirinto, dove rinchiudere il Minotauro, evitando, così, che facesse strage delle ragazze cretesi. 

E la Sicilia, la Magna Grecia e la Sardegna, come c’entrano? Lo spiega un altro storico, Strabone, che da queste parti è  davvero di casa. «Accortosi di essere stato personificato dal tradimento della moglie, con un figlio cornuto, Minosse cominciò a dare la caccia a Dedalo per tutta l’isola, e fargli pagare, con la vita, il gravissimo affronto». Invano, però, perché l’architetto si era appiccicato alle spalle sue e a quelle del figlio Icaro quattro paia di ali con la cera, ed erano svolazzati da Creta. Icaro, come tutti ricorderete, nell’ebbrezza del volo, si era troppo avvicinato al sole, facendo squagliare la cera e precipitando nell’Egeo, mentre Dedalo era planato sulla tolda di una nave fenicia, diretta in Magna Grecia. 

Ed era così famoso che anche i Sardi Iolei gli commissionarono subito una statua e un tempio. Poi, dalla terra dei Nuraghi, chiamato dal re dei Sicani, Kokalos, Dedalo si trasferì nella reggia del re, a Camico. E anche qui diede un saggio della sua bravura, costruendo statue e templi. «Tuttavia, tuttavia − racconta Erodoto (Storie,VII, 170,72) − Minosse si era recato nell’isola detta allora Sicania, per rintracciare Dedalo, ma vi morì di morte violenta». «Morì addirittura lessato», rincara il poeta Callimaco. Già, c’era anch’egli qui, forse richiamato dall’avvenenza dell’Anaïs. 

«Il re Kokalos − riprende il racconto Erodoto − accoglie con tutti gli onori il suo collega cretese. E per farlo riposare gli propone di fare un bagno in una fonte termale (cosa sconosciuta a Creta), insieme alle sue bellissime figlie. Solo che queste ultime, fingendo di indugiare nel riporre le vesti, incitano, invece, il malcapitato Minosse ad immergersi nelle acque fumanti. Le acque erano però così bollenti che Minosse morì in poco tempo». C’erano tutti i presupposti per una guerra siculo-cretese. E così fu, anche se i Cretesi, venuti per vendicare il re Minosse, furono sconfitti sonoramente, tanto che i superstiti rimasero nell’isola triangolare e vi fondarono una città, che chiamarono Minoa, in ricordo del loro sovrano. Due navi di Cretesi, invece, scampate a Scilla e Cariddi, naufragarono nella Penisola Salentina, portandovi i loro culti. Compreso quello del Toro Divino? Ve lo racconterò un’altra volta. ♦ © RIPRODUZIONE RISERVATA

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Foto e illustrazioni: sotto il titolo, Teseo e il Minotauro, a destra il labirinto di Dedalo; Dedalo presenta alla regina Pasifae la proposta di seduzione del divino taurus (Pompei, Casa dei Vettii); al centro, tondo col Minotauro; in basso, il mito di Pasifea e il Minotauro nella scultura di Oscar Estruga a Vilanova (Barcellona)

Giornalista dal 1971. Ha alternato la sua carriera di biochimico con quella della scrittura. Ha diretto per 14 anni “Videolevante”, una televisione pugliese. Ha tenuto corrispondenze dall’Italia e dall’estero per “Il Messaggero”, “Corriere della Sera”, “Quotidiano”, “La Gazzetta del Mezzogiorno” per la quale è editorialista. Con la casa editrice Scorpione, ha pubblicato “Fatti Così” e, con i Libri di Icaro, “Taranto - tra pistole e ciminiere, storia di una saga criminale”, scritto a due mani con il Procuratore Generale della Corte d’Assise di Taranto, Nicolangelo Ghizzardi. Per i “Quaderni” del Circolo Rosselli, ha pubblicato, con Vittorio Emiliani, Piergiovanni Guzzo e Roberto Conforti, “Dossier Archeologia” e, per il Touring club italiano, i “Musei del Sud”.